Analisi critica dell’opera di Türker Akıncı, a cura di Nicola Pezzella
Türker Akıncı, nato il 17 luglio 1986 a Istanbul e originario del villaggio di Seymen a Silivri, rappresenta una figura significativa nel panorama del giornalismo televisivo turco contemporaneo. Laureato presso la Marmara Üniversitesi, Akıncı ha costruito la propria carriera professionale principalmente nell’ambito del giornalismo televisivo, lavorando inizialmente come reporter per il canale 24 TV prima di approdare a Beyaz TV, dove attualmente conduce programmi di approfondimento come “Ne Var Ne Yok” e “Ortak Akıl”, trasmissioni caratterizzate dalla presenza di ospiti spesso controversi e da un taglio interpretativo marcatamente orientato verso tematiche politiche e religiose.
Il profilo professionale di Akıncı risulta rilevante per comprendere l’approccio adottato nella sua produzione saggistica. Non essendo uno storico di formazione accademica né un ricercatore specializzato in storia medievale, l’autore porta nella scrittura le caratteristiche proprie del giornalismo televisivo contemporaneo, con la sua tendenza alla semplificazione narrativa, alla ricerca dell’effetto rivelatorio e alla costruzione di narrazioni facilmente comunicabili a un pubblico ampio. Questa prospettiva professionale si riflette inevitabilmente nelle scelte metodologiche e stilistiche dell’opera in esame.
L’attività editoriale di Akıncı con Destek Yayınları non si limita al volume sui Templari ma comprende una serie di pubblicazioni accomunate da tematiche simili, tra cui “Başlangıç 2020” e altri titoli dedicati a questioni storiche, religiose e politiche interpretate attraverso chiavi di lettura alternative rispetto alla storiografia accademica. Questa produzione seriale suggerisce un progetto editoriale coerente orientato verso un pubblico specifico, interessato a interpretazioni non convenzionali di fenomeni storici e contemporanei. La presenza di almeno cinque volumi nel catalogo dello stesso editore indica una strategia comunicativa consolidata e un pubblico di riferimento già fidelizzato.

La collocazione di Akıncı nell’ambito del giornalismo televisivo turco, particolarmente presso emittenti caratterizzate da linee editoriali marcatamente orientate, fornisce un ulteriore elemento di contesto per comprendere le prospettive interpretative presenti nell’opera. Il giornalismo televisivo contemporaneo, specialmente quando si occupa di tematiche storiche e politiche, tende a privilegiare narrative polarizzanti e interpretazioni che possano generare dibattito pubblico, elementi questi che si riflettono anche nella produzione saggistica dell’autore.
Premessa metodologica e contestualizzazione editoriale
L’opera di Türker Akıncı, pubblicata da Destek Yayınları nel settembre 2022 con il titolo “Kim Bu Tapınakçılar – Gizli Savaş: Komplo Değil Gerçek” (Chi sono questi Templari – Guerra segreta: Non cospirazione ma realtà), rappresenta un fenomeno editoriale significativo nel panorama della letteratura popolare turca dedicata alla storia medievale europea. Il volume, composto da centonovantadue pagine in formato tascabile di 13,5 x 21 centimetri (ISBN 9786254417474), si inserisce in un filone particolarmente prolifico che negli ultimi decenni ha visto moltiplicarsi le pubblicazioni dedicate ai Cavalieri Templari, spesso caratterizzate da approcci interpretativi che divergono significativamente dalla storiografia accademica tradizionale. L’opera viene categorizzata editorialmente come saggistica nell’ambito della storia delle religioni e della politica mondiale, un posizionamento che già di per sé rivela l’ambizione dell’autore di connettere vicende medievali a questioni contemporanee di portata geopolitica.

Il titolo stesso dell’opera costituisce una dichiarazione programmatica che merita un’analisi attenta. La formulazione “Komplo Değil Gerçek” rappresenta un paradosso epistemologico caratteristico di molta letteratura pseudostorica contemporanea. Negando esplicitamente di presentare teorie cospirative mentre simultaneamente promette di svelare “guerre segrete”, l’autore adotta una strategia retorica che tenta di posizionare la propria narrazione come rivelazione di verità nascoste piuttosto che come speculazione. Questo approccio solleva interrogativi fondamentali sulla metodologia impiegata e sulla natura delle fonti utilizzate per supportare le tesi avanzate, interrogativi tanto più rilevanti considerando che il volume si presenta al pubblico non specialistico con pretese di rigore storico.
La presenza dell’opera nel catalogo di Destek Yayınları, casa editrice turca specializzata in saggistica divulgativa, e la sua categorizzazione come opera di “politica mondiale” piuttosto che di storia medievale, suggeriscono un posizionamento editoriale che privilegia la dimensione attualizzante e interpretativa rispetto all’analisi storiografica tradizionale. Questo elemento contestuale risulta fondamentale per comprendere l’approccio dell’autore e il pubblico cui l’opera si rivolge.
Dalla sinossi editoriale emerge con chiarezza la tesi portante del volume. Akıncı sostiene che i Cavalieri Templari avrebbero deliberatamente tradito gli obiettivi dichiarati delle Crociate, strumentalizzando le enormi risorse finanziarie e militari messe a disposizione dalla nobiltà europea per perseguire finalità proprie e segrete. Secondo la descrizione editoriale, “i nobili europei che avevano sacrificato grandi fortune per scopi presumibilmente nobili come la protezione del Tempio di Salomone, creando eserciti crociati che furono prima sconfitti dai Selgiuchidi e poi da Saladino, si resero conto molto presto che tutti questi sforzi erano stati vanificati e utilizzati per i loro scopi dai Cavalieri Templari”.
L’autore suggerisce che, nonostante questa consapevolezza precoce del presunto tradimento, una complessa rete di fattori avrebbe impedito ai nobili europei di intervenire efficacemente per neutralizzare l’azione templare. Questi fattori comprenderebbero relazioni di interesse economico che legavano le aristocrazie locali all’Ordine, l’influenza politica esercitata dalla Chiesa che proteggeva i Templari, e il sostegno popolare di cui l’Ordine godeva presso le popolazioni europee che vedevano nei monaci-guerrieri i difensori della cristianità. Questa situazione di stallo avrebbe permesso ai Templari di continuare le loro presunte manovre occulte, contribuendo infine alla progressiva perdita delle conquiste territoriali in Terra Santa e alla riconquista musulmana di Gerusalemme sotto la guida di Saladino.
Particolarmente significativa risulta la tesi della permanenza contemporanea dell’influenza templare. Come afferma esplicitamente la quarta di copertina, “troverete in questo libro con assoluta chiarezza l’analisi di questa struttura arcaica i cui effetti continuano tuttora a esistere nel DNA della civiltà occidentale e la decodificazione dei suoi codici cifrati”. Questa affermazione rivela l’ambizione interpretativa del volume, che non si limita all’analisi storica del periodo medievale ma propone una lettura della contemporaneità come risultato diretto di strategie e strutture messe in atto dai Templari secoli fa. L’uso della metafora biologica del “DNA” suggerisce una concezione deterministica secondo la quale elementi fondamentali della cultura e delle istituzioni occidentali moderne sarebbero codificati e trasmessi attraverso i secoli da questa “struttura arcaica”.
Il libro esplora inoltre i collegamenti tra i Templari e la massoneria, inserendosi così in quella tradizione interpretativa che vede nella dissoluzione formale dell’Ordine del Tempio nel 1312 non la sua fine effettiva ma una trasformazione che avrebbe permesso la sopravvivenza clandestina delle sue strutture e dei suoi obiettivi attraverso organizzazioni successive. Questa narrativa, estremamente popolare nella letteratura esoterica e complottistica dal XVIII secolo in poi, presuppone una continuità organizzativa e ideologica tra istituzioni medievali e moderne che la storiografia accademica non ha mai potuto documentare attraverso prove archivistiche verificabili.
La citazione che apre il volume, tratta dalla “Universal Jewish Encyclopedia” e riguardante il destino delle altre nazioni all’avvento del Messia, suggerisce un approccio interpretativo che intreccia temi religiosi ebraici, cristiani e storici in una narrazione complessiva. Questo elemento introduce una dimensione ulteriore nell’interpretazione dell’autore, che sembra voler collegare la storia templare a questioni escatologiche e a dinamiche di potere di portata millenaria. La scelta di aprire un volume sui Templari con una citazione di carattere messianico-apocalittico orienta il lettore verso una chiave di lettura che trascende la dimensione puramente storica per inserirsi in scenari di conflitto religioso e civilizzazionale di lungo periodo.