(Eingeschr?nkte Rechte f?r bestimmte redaktionelle Kunden in Deutschland. Limited rights for specific editorial clients in Germany.) Ciano, Galeazzo Graf *18.03.1903-11.01.1944+Politiker, I- als Unterstaatssekret?r f?r Presse undPropaganda- ver?ffentlicht Oktober 1935 (Photo by ullstein bild/ullstein bild via Getty Images)

Dal 24 luglio 1943 all’11 gennaio 1944, la vita di Galeazzo Ciano — genero di Benito Mussolini, già ministro degli Esteri del regime fascista — attraversò un drammatico e rapido declino, passando dal potere e dal privilegio alla prigionia e infine alla morte.


Il 24-25 luglio 1943: la caduta di Mussolini

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo si riunì per discutere la crisi del regime, aggravata dalla guerra ormai perduta. Ciano, pur essendo legato a Mussolini anche per vincoli familiari (era sposato con Edda Mussolini), votò a favore dell’ordine del giorno Grandi, che chiedeva il ritorno dei poteri al Re, Vittorio Emanuele III.
Fu un gesto di coraggio, ma anche di rottura: Ciano riteneva che il fascismo non potesse più salvare l’Italia, e che l’unica via d’uscita fosse separare il destino del Paese da quello di Mussolini.

Il giorno dopo, il 25 luglio, il Duce venne arrestato. Il regime fascista crollò.
Ciano, inizialmente convinto che il suo voto lo avrebbe salvato, scoprì presto che era invece segnato. Il nuovo governo Badoglio lo rimosse da ogni incarico, e l’ex ministro, ormai senza protezione, tentò di rifugiarsi in Germania, con l’aiuto di sua moglie Edda e del diplomatico tedesco von Mackensen.


Agosto–settembre 1943: la fuga e la cattura

Il 28 agosto, Ciano e la sua famiglia riuscirono a lasciare Roma e raggiunsero la Germania, dove speravano di trovare asilo. Ma l’accoglienza tedesca fu fredda: Hitler non dimenticava che Ciano aveva votato contro Mussolini e lo considerava un traditore.

Quando, l’8 settembre 1943, venne annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, i tedeschi occuparono il Nord Italia e liberarono Mussolini, creando la Repubblica Sociale Italiana (RSI). Ciano, credendo ancora possibile un compromesso, chiese di essere trasferito in Italia, ma in realtà i tedeschi lo consegnarono ai fascisti repubblichini.
Fu arrestato e imprigionato a Verona, nella prigione degli Scalzi.


Ottobre 1943 – gennaio 1944: la prigionia e il processo

Durante la prigionia, Ciano scrisse e sistemò i suoi Diari, nei quali aveva annotato con lucidità anni di vita politica e diplomatica, rivelando segreti e contraddizioni del regime fascista.
Edda, disperata, cercò di salvarlo: trattò con i tedeschi, cercò di corrompere funzionari, offrì persino i Diari come merce di scambio, ma ogni tentativo fallì.

Nel frattempo, Mussolini — di nuovo al potere come capo della RSI — fu spinto dai tedeschi e dai gerarchi più fanatici a punire i “traditori” del 25 luglio.
Il 8 gennaio 1944 si aprì a Verona il processo contro i membri del Gran Consiglio che avevano votato l’ordine del giorno Grandi. Il verdetto era già deciso: pena di morte per alto tradimento.

Ciano affrontò il processo con dignità e amarezza. Quando gli fu chiesto se avesse qualcosa da aggiungere, rispose:

«Nulla, se non che ho sempre agito per il bene dell’Italia.»


L’11 gennaio 1944: l’esecuzione

All’alba dell’11 gennaio 1944, nel poligono di Forte San Procolo, vicino a Verona, Galeazzo Ciano fu fucilato insieme ad altri quattro gerarchi fascisti (De Bono, Pareschi, Marinelli e Gottardi).
Rifiutò di essere bendato. Cadde gridando:

«Viva l’Italia!»

Poche settimane dopo, Edda Ciano riuscì a fuggire in Svizzera, portando con sé i Diari del marito, che sarebbero poi stati pubblicati e sarebbero diventati una fonte storica di primo piano per comprendere gli ultimi anni del fascismo.


Epilogo

Così si concluse, in meno di sei mesi, la parabola di Galeazzo Ciano: da principe del regime a traditore, da diplomatico elegante a condannato a morte.
La sua fine, tragica e simbolica, riflette l’agonia del fascismo stesso — un sistema che divorò i suoi stessi uomini nel momento del crollo.