C’è una porta, nel monumentale monastero cistercense di Santa Maria de Alcobaça, in Portogallo, che da secoli fa sorridere storici, visitatori e – con ogni probabilità – avrebbe fatto sudare freddo anche i monaci più devoti. È una porta stretta, strettissima, alta e affilata come una fessura medievale nella pietra, passata alla storia con un nome irresistibile: “porta pega-gordo”, letteralmente acchiappa-grassi.
La leggenda è semplice, crudele quanto geniale. I monaci mangiavano in refettorio, ma il cibo non arrivava mai al tavolo: nessun servizio, nessun vassoio, nessun confratello compassionevole incaricato di portare le vivande. Ognuno doveva alzarsi, andare in cucina… e soprattutto passare da quella porta. Chi riusciva a infilarsi, mangiava. Chi restava incastrato, digiunava. Una dieta forzata, silenziosa, senza nutrizionisti né bilance, ma con un’efficacia che oggi farebbe invidia a qualsiasi programma detox.
Trentadue centimetri di larghezza: abbastanza per un monaco in regola con la Regola, troppo poco per un confratello che avesse preso eccessivamente sul serio i piaceri della tavola. E poiché la golosità è uno dei sette peccati capitali, l’architettura si trasformava in catechesi: non servivano prediche, bastava la pietra. Il corpo parlava prima dell’anima.

Naturalmente, come ogni buona storia medievale, anche questa va presa con un pizzico di sale – possibilmente non in eccesso. Gli storici fanno notare che aperture così strette erano comuni nei monasteri, spesso per motivi pratici: controllo degli accessi, isolamento termico, separazione rigorosa degli spazi. Ma il fatto che questa porta abbia ricevuto un soprannome tanto eloquente dice molto sull’umorismo – tutt’altro che assente – del Medioevo monastico.
E in fondo l’idea non è poi così assurda. I cistercensi erano celebri per la loro austerità, per il lavoro manuale, per una vita che doveva essere sobria, essenziale, disciplinata. Un monaco troppo appesantito non solo peccava di gola, ma diventava meno adatto a zappare, costruire, copiare manoscritti, pregare con vigilanza. Il corpo, nel monastero, non era un accessorio: era uno strumento spirituale.
Così la porta pega-gordo resta lì, muta e implacabile, come un personal trainer in pietra calcarea. Non giudica, non parla, non urla. Chiede solo: sei abbastanza sobrio per passare?
E se la risposta è no, niente paura: il Medioevo aveva una soluzione infallibile. Domani, un po’ più magri, si riprova.