Fake News

Gen 12, 2026

Tito Tettamanti

l tema delle Fake News (notizie false) è oggetto di dibattiti quotidiani, di interventi continui suimedia e nei modernissimi mezzi di comunicazione che la tecnologia ci offre.

La preoccupazione che nella società si diffondano notizie false è legittima e comprensibile ma nonbisognerebbe perdere il senso delle proporzioni, evitando che la lamente la venga ampliata e usata peraltri scopi.

Le Fake News ci sono sempre state. Durante la guerra di Troia (1200 a.C.) gli Achei hanno usato quale Fake News, un enorme cavallo di legno, che suscitò la curiosità dei difensori di Troia i quali, tratti in inganno, l’hanno introdotto nelle loro mura, ignorando che nella pancia del cavallo di legno vi erano guerrieri nemici che essendo potuti entrare nella città originarono la sconfitta degli avversari.

La Storia dei tempi antichi, come trasmessaci dagli storici da Tucidide in poi, era il racconto laudativo
dei potenti di un tempo dei quali si magnificavano senza ritegno i (dubbi?) eroismi ignorando le
indegnità. La scuola degli Annali di Bloch, di storici moderni, ha ridimensionato le Fake News sul
passato occupandosi delle vicende e sofferenze dei popoli.

Imperatori, Re, Papi, Grandi Sacerdoti, Dittatori, i potenti che si sono succeduti nei secoli, sono stati
tutti autori di più o meno grandi Fake News tendenti alla conservazione e ampliamento del proprio
potere. Esempi lampanti più recenti: i piani quinquennali delle dittature comuniste, la propaganda
nazista, i bollettini della vittoria dei fascisti in guerra.

Preoccupa oggi la presenza di notizie false in virtù della facilità con la quale, grazie ai mezzi
tecnologici di comunicazione, esse si diffondono. Mezzi che permettono a chiunque di calare giudizi
sugli avversari e il resto del mondo avendo quale base la propria incompetenza ed ignoranza.

Fondata e maggiore è la preoccupazione quando intelligenza e competenza coscientemente
costruiscono la notizia falsa e la diffondono facendo leva sulla propria autorevolezza e notorietà.
Esemplare ed estremamente preoccupante il caso della BBC, la televisione inglese, che è sempre stata
l’espressione dell’informazione basata su un’indipendente, scrupolosa e corretta analisi dei fatti, presa
quale metro di giudizio dalla concorrenza.

Lo scorso anno ha usato due diversi discorsi di Trump, li ha
parzialmente uniti (capacità tecnica!) e ritrasmesso con testo sostanzialmente falsificato e di senso
diverso. Conseguentemente allo scandalo il direttore ha rassegnato le dimissioni e alcuni tendenziosi e
scorretti giornalisti hanno giustamente perso il posto. Quante altre fonti «autorevoli» statali o meno
ricorrono a simili mezzi per la loro propaganda? Quante volte non ce ne accorgiamo?

Le sciocchezze e le prese di posizioni aggressive di innumeri signor «Nessuno» che si sfogano e si
sentono gratificati dal poter diffondere false informazioni per criticare e offendere sono una triste
espressione del nostro livello culturale. Le volute falsificazioni di chi conosce il mestiere ed ha
competenza e credibilità sono molto più preoccupanti, sono espressioni di classi dirigenti pronte a
ricorrere al falso ben congeniato per far trionfare le proprie tesi.

Non tutte le innumeri Fake News hanno la stessa pericolosità e impatto e noi siamo spesso inclini a
considerare tali quelle degli altri. Vi sono quelle diffuse in buona fede, non per questo meno
pericolose. Tempo fa ci siamo basati su un errore di calcolo di quattro miliardi di franchi dell’ufficio
federale delle assicurazioni sociali all’occasione del voto sull’età del pensionamento delle donne.

Un’altra volta il Consiglio federale che aveva fornito dati errati ha dovuto ordinare di rifare la
votazione. Noto il caso del voto espresso a proposito dell’acquisto degli aerei F-35A. La Consigliera
federale Amherd ci ha assicurato che il prezzo di sei miliardi di franchi era fisso. Affermazione
risultata falsa per superficialità ed incompetenza. Conseguenza: un sorpasso di costo miliardario.
Viviamo di notizie, molte tendenziose, altre errate per superficialità o errori di giudizio, di maggior o
minor importanza e da fonti più o meno autorevoli, alcune chiaramente false e spesso influenzate da
pregiudizi.

Come ci possiamo difendere? La peggiore delle difese è quella alla quale tende il Potere, istituendo il «Ministero della Verità » (Orwell). Lo Stato, vale a dire i suoi burocrati, diventa censore dell’espressione del pensiero, la critica diventa difficile o addirittura impossibile e chi dissente corre pericoli.

Interventi di censura sono caratteristici di dittature e autocrazie e ci sta già pensando l’UE che intende
creare un cosiddetto scudo protettivo. Un pericoloso modo legale per mettere a tacere le critiche.
Per concludere, come ci possiamo difendere dalle Fake News?

Con la cultura, che inizia con l’educazione scolastica, che deve permetterci di capire e giudicare.
L’istruzione già dai banchi di scuola deve stimolare il nostro desiderio di conoscenze. Il fatto che
anche in Svizzera molti giovani al termine della scuola dell’obbligo non siano in grado di capire testi
semplici ed ancor meno di far di conto, è allarmante. Sono le vittime predestinate delle Fake News, la
conseguenza del pesante errore di chi per combattere le disuguaglianze nella scuola ha dichiarato
guerra al merito.