17 gennaio 2026, ore 16.00 a Castagnola: La mostra di Icone di Liliane Tami per celebrare il Mistero della fede

C’è un filo rosso che attraversa la vita e l’opera di Liliane Tami, ed è lo stesso che percorre le grandi conversioni della storia: inquietudine, ricerca, e infine incontro. La sua non è una fede ereditata, né un approdo rassicurante. È una fede trovata dopo aver attraversato il simbolo, l’ombra, il mito, la frattura interiore. Come sant’Agostino, Tami arriva a Cristo da filosofa pagana, da esploratrice dei linguaggi dell’anima, da “peccatrice” nel senso più alto e tragico del termine: una donna che non ha avuto paura di cercare ovunque, anche dove altri vedono solo smarrimento.

Il suo percorso parte da territori che oggi vengono spesso liquidati con superficialità: i tarocchi, l’esoterismo, la simbologia archetipica. Ma in Liliane Tami questi non sono mai stati strumenti di evasione o di magia facile. Sono stati, piuttosto, alfabeti dell’inconscio, mappe interiori, tentativi di nominare ciò che ancora non aveva un nome. In questo senso, il dialogo con Carl Gustav Jung è evidente: il simbolo come via di conoscenza, l’immagine come soglia tra visibile e invisibile, la follia come rischio inevitabile di chi osa guardare troppo a fondo.

E tuttavia, a un certo punto, il simbolo non basta più. L’archetipo chiede carne. Il mito chiede storia. È qui che avviene la svolta: la mistica cristiana, non come rinuncia alla profondità, ma come suo compimento. Non nei libri soltanto, ma nella liturgia. Non in una visione privata, ma nella Messa. Liliane Tami racconta di essersi innamorata dei misteri davanti all’altare, di aver riconosciuto lì — nel pane spezzato e nel vino consacrato — ciò che per secoli era stato cercato sotto altri nomi.

Il Graal, – il vero sangue di Cristo nel calice tra le mani del sacerdote- che la tradizione esoterica rincorre come oggetto perduto, si rivela improvvisamente per ciò che è sempre stato: non un talismano nascosto, ma una Presenza offerta. Non da conquistare, ma da ricevere. Non da decifrare, ma da adorare.

La mostra Il volto degli angeli nasce da questo attraversamento. Le icone, gli schizzi, gli acrostici non sono semplici opere d’arte: sono tracce di un combattimento spirituale. Il volto angelico non è mai edulcorato; porta con sé una dolcezza ferita, una luce che conosce l’ombra. Qui il riferimento a William Blake è inevitabile: anche in Tami, come nel poeta inglese, visione e rivelazione convivono con il rischio della follia. Ma è una follia abitata, redenta, orientata.

Liliane Tami è una figura poliedrica e profonda, difficile da incasellare. Mistica e intellettuale, artista e studiosa di teologia, donna fragile e insieme radicale. In lei la conversione non è una normalizzazione, ma un’intensificazione. Non spegne il fuoco, lo purifica. Non cancella il simbolo, lo compie. Non elimina la domanda, le dà finalmente un Tu.

In un tempo che diffida delle conversioni vere e preferisce le identità fluide senza approdo, la sua storia è controcorrente. Ricorda che prima della pace c’è il combattimento, prima della fede c’è la sete, prima della luce c’è una notte attraversata fino in fondo.

Il volto degli angeli non è solo una mostra. È la confessione visiva di una donna che ha osato cercare tutto — e ha trovato, sull’altare, ciò che non si lascia possedere ma soltanto amare.

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Icone, schizzi e acrostici di Liliane Tami – InfoBreak

17 gennaio 2026, ore 16.00 a Castagnola (Lugano): La mostra di Icone di Liliane Tami – MiL – Messainlatino.it