Dopo diciassette anni di presidenza, Filippo Lombardi saluta l’Ambrì-Piotta. Lo fa con il tono di chi chiude un capitolo importante della propria vita, ma anche con la serenità di sapere che ciò che ha costruito continuerà a vivere nel cuore della Valle Leventina.

L’annuncio è arrivato come un tuono sopra la Valascia, anche se in fondo tutti lo sentivano arrivare. Il club ha comunicato che Lombardi lascerà la presidenza e il Consiglio d’amministrazione, aprendo la strada a una nuova fase di rinnovamento. Un gesto di lucidità, come lui stesso lo ha definito: «Ogni storia deve sapersi reinventare per durare».

Durante il suo lungo mandato, Lombardi ha guidato il club in anni di grandi sfide economiche e sportive. È stato l’uomo che ha tenuto viva la fiamma biancoblù nei momenti più difficili, quando l’Ambrì lottava non solo sul ghiaccio, ma anche nei bilanci. Ha traghettato la società nel nuovo millennio, sostenendo la costruzione della Nuova Gottardo Arena e promuovendo una visione più moderna, pur restando fedele allo spirito popolare e montano della squadra.

Sotto la sua presidenza, l’Ambrì-Piotta ha conosciuto momenti di gloria sportiva che resteranno scolpiti nella memoria dei tifosi. Una per tutte, l’indimenticabile Coppa Spengler del 2022, vinta a Davos con una cavalcata epica, portando per la prima volta quel prestigioso trofeo in Leventina. Per molti tifosi, quello fu il coronamento del “progetto Lombardi”: una squadra costruita su cuore, identità e spirito di sacrificio.

Negli ultimi anni, però, le acque si erano fatte agitate. Le tensioni interne, l’uscita dell’allenatore Luca Cereda e del direttore sportivo Paolo Duca, e un clima sempre più teso avevano reso inevitabile una riflessione profonda. Lombardi, con la sua consueta franchezza, ha scelto di farsi da parte, aprendo la strada a una nuova generazione di dirigenti che dovrà affrontare le sfide del futuro.

Non sparirà però dalla scena: sarà proposto come presidente onorario con funzioni speciali, ruolo che gli permetterà di restare vicino alla squadra e di contribuire alla ricerca di nuovi partner e risorse.

Per molti, Lombardi resterà il volto dell’Ambrì dei miracoli, quello capace di trasformare un piccolo club di montagna in un simbolo di resistenza e passione. E anche se la sua presidenza si chiude, il suo nome continuerà a riecheggiare tra i monti della Leventina, insieme ai cori dei tifosi e ai ricordi di notti indimenticabili, quando la Valascia sembrava davvero il centro del mondo.