(Una stanza spoglia. Una lanterna tremola. Il narratore, pallido, con lo sguardo fisso nel vuoto, parla come se non si rivolgesse a nessuno in particolare — o forse, a qualcosa che lo ascolta da sotto il pavimento.)


Silenzio… ascolta.
Lo senti anche tu, vero? Quella voce che viene dal mare… quella voce che non smette mai di chiamare.

Dicono che io sia sopravvissuto.
Sopravvissuto… come se un uomo potesse sopravvivere a se stesso dopo aver guardato l’occhio dell’eternità.
Io non sono più un uomo. Sono un frammento del vortice, un eco che parla solo per ricordare ciò che non si deve ricordare.

Era una notte come questa — il cielo color di ferro, le onde immobili come statue d’acqua.
Partimmo per pescare. Tre fratelli, tre anime legate dal sangue e dal destino.
Ma il mare quella notte respirava… sì, respirava come un animale immenso, e a ogni respiro le stelle tremavano sopra di noi, come se temessero di cadere dentro il suo petto.

Poi — il silenzio si ruppe.
Un suono profondo, un ruggito che non veniva dall’alto né dal basso, ma da dentro.
E il mare si aprì.

Ah, se potessi farti vedere ciò che vidi!
Un cerchio… un cerchio perfetto, nero, lucido, infinito.
Le acque scivolavano in esso come fili di seta attratti da un buco nel tessuto dell’universo.
Non un gorgo, no — un occhio. Un occhio che guardava in su, e io capii che da sempre esso guardava me.

Gridai. Tutti gridarono.
Ma il vento divorò ogni suono. I miei fratelli furono strappati via, le loro mani cercarono le mie — e io non le trovai.
Rimasero soltanto il cielo, il mare e quell’occhio che girava, girava, girava, come la mente di un dio in delirio.

Caddi.
Caddi e vidi le cose del fondo — relitti, corpi, sogni non ancora nati, pensieri di uomini morti da secoli.
Tutto ruotava, tutto danzava in quell’abisso che non aveva centro.
E allora capii — non era la morte ciò che mi chiamava, ma la conoscenza.
Il Maelström era un libro aperto, e io ne lessi una sola parola… e quella parola era me.

Poi — nulla.
Solo la risacca che mi gettò sulla riva, solo il silenzio che seguì.
Quando mi alzai, avevo i capelli bianchi.
E il mare, placido, rideva.

Mi dissero: “Hai sognato”.
Ah! Se solo fosse un sogno! Ma i sogni non ti seguono nel giorno, non sussurrano al tuo orecchio quando il vento soffia da Nord.
Ogni notte lo sento, il canto del Maelström.
Ogni notte mi chiama per nome.

E io… io so che un giorno risponderò.
Perché chi guarda troppo a lungo l’abisso, finisce per desiderarne il ritorno.
E quando l’acqua tornerà a girare — oh sì, quando la sua voce tornerà a riempire il mondo —
anch’io girerò con essa, finalmente intero, finalmente a casa.