HIC ET NUNC – Psicologia e diritti civili: comprendere la crisi iraniana tra repressione, memoria e speranza
Di Nicola Schulz Bizzozzero-Crivelli, curatore della rubrica Hic et Nunc che si occupa di psicologia, sanità e psicopatologia.
Parlare oggi della situazione in Iran significa confrontarsi con una crisi che non è soltanto politica o geopolitica, ma profondamente umana e psicologica. Le immagini delle proteste, della repressione e del silenzio imposto non raccontano solo un conflitto tra Stato e cittadini, ma rivelano una frattura più profonda: quella tra potere e società, tra autorità e identità, tra paura e desiderio di dignità.
Dal punto di vista della psicologia, ciò che sta accadendo in Iran non può essere letto come una sequenza di eventi isolati, bensì come l’espressione di un disagio collettivo stratificato nel tempo, alimentato da pressioni economiche, restrizioni sociali, trauma storico e mancanza di riconoscimento. Comprendere questa crisi significa quindi interrogarsi non solo sulle sue cause immediate, ma sulle dinamiche emotive, simboliche e relazionali che modellano il comportamento individuale e collettivo.
In questa riflessione, Nicola Schulz propone uno sguardo che integra analisi politica, responsabilità internazionale e attenzione alla dimensione psicologica della sofferenza sociale, per restituire complessità a una realtà spesso ridotta a cronaca o propaganda.
Come evidenzia, le proteste che hanno attraversato l’Iran non possono essere considerate un evento improvviso né isolato. Esse rappresentano l’esito di un processo lungo e complesso, nel quale fattori economici, politici e sociali si sono progressivamente intrecciati. La psicologia sociale aiuta a comprendere come il malcontento non nasca solo da carenze materiali, ma da una frattura profonda nel patto emotivo e simbolico tra Stato e cittadino.
Disagio economico e trauma sociale
Le difficoltà economiche sono indubbiamente una componente centrale della situazione iraniana. L’inflazione, la disoccupazione giovanile, la precarietà diffusa e la crisi energetica hanno logorato le basi della convivenza civile. Tuttavia, come sottolinea Schulz, questi elementi economici agiscono soprattutto come fattori scatenanti di un disagio più profondo. Il malessere della popolazione affonda le radici in un senso di esclusione, in una richiesta di dignità negata e nel desiderio di essere ascoltati.
Dal punto di vista psicologico, emerge un quadro di stress collettivo, dove la paura, la frustrazione e la fatica si traducono in forme di mobilitazione, ma anche in vulnerabilità emotiva. L’assenza di canali partecipativi e la chiusura autoritaria degli spazi pubblici alimentano quella che la psicologia politica definisce “alienazione sociale”: la percezione di non avere più voce né valore all’interno della comunità.
Repressione e blackout informativo: psicologia della paura
La risposta repressiva delle autorità iraniane ha confermato una traiettoria già nota nei precedenti storici, ma non per questo meno allarmante. Arresti arbitrari, censura, blackout informativi e uso della forza delineano un contesto in cui la paura diventa strumento sistematico di governo. Schulz osserva come «questo tipo di risposta, anziché ridurre le tensioni, rischia di accentuarle ulteriormente, alimentando un circolo vizioso di sfiducia e conflitto».
La psicologia della paura mostra come il silenziamento delle emozioni collettive non ne impedisca l’esistenza: le trasforma, le deforma, le cronicizza. Il trauma psicosociale che ne deriva può protrarsi a lungo, minando il tessuto della fiducia pubblica, dei legami comunitari e della salute mentale individuale.

Il trauma collettivo e la dimensione invisibile della sofferenza
Uno degli aspetti più drammatici della situazione in Iran è la pressione psicologica quotidiana che grava sulla popolazione. Schulz descrive una fase di forte pressione psicologica ed emotiva. L’incertezza, la paura e il trauma legati alla violenza e alla repressione si accompagnano a un profondo senso di stanchezza sociale.
In psicologia clinica si parla di trauma collettivo quando una comunità intera subisce un evento destabilizzante che altera la sua percezione del futuro, del presente e del passato. Questo trauma non si manifesta solo con sintomi individuali – ansia, depressione, insonnia – ma con esiti culturali: sfiducia generalizzata, perdita di senso, fuga dal Paese, ritiro dalla vita pubblica. La crisi iraniana è anche questo: una ferita invisibile che lacera l’identità di un popolo.
Il ruolo della comunità internazionale: tra responsabilità e possibilità
In una crisi tanto radicata quanto delicata, la comunità internazionale ha la responsabilità di agire con coerenza e rispetto. Per Schulz, è fondamentale sostenere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, distinguendo nettamente tra la popolazione iraniana e le scelte delle autorità. Le sanzioni economiche, se mal calibrate, rischiano di colpire proprio le fasce più deboli. È invece cruciale promuovere percorsi di dialogo, pressione diplomatica e supporto alle voci libere che chiedono riforme.
Prospettive future: tra rischio e speranza
Nel breve termine, la repressione può temporaneamente sedare le manifestazioni, ma senza un cambiamento strutturale sarà difficile costruire una stabilità duratura. Come evidenziato nelle analisi di Schulz, solo un processo di riforma credibile, inclusivo e orientato al dialogo potrà contribuire a ricostruire il rapporto di fiducia tra Stato e società. In caso contrario, si rischia la cronicizzazione di un ciclo di protesta e repressione.
Eppure, in mezzo al dolore e alla paura, l’Iran continua a esprimere una straordinaria resilienza collettiva. La forza di chi scende in piazza, il coraggio delle donne, la dignità dei giovani sono segni vitali di una società che cerca cambiamento. È questa speranza, fragile ma potente, il vero motore di ogni possibile rinascita.
Nicola Schulz BizzozzeroCrivelli fa parte del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Sezione di Psichiatria, dell’Università di Pisa, ed è laureando magistrale in Psicologia Clinica e Dinamica. È in possesso di una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, una laurea in Scienze del Turismo, una laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nonché di un master in Criminologia.
È inoltre membro delle seguenti organizzazioni scientifiche e professionali: Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP), International College of Neuropsychopharmacology (CINP), International OCD Foundation di Boston (IOCD), European College of Neuropsychofarmacology (ECNP), American College of Neuropsychology (ACNP), International College of Obssessive Compulsive Spectrum Disorders (ICOCS), Society of Clinical Psychology – Division 12 dell’American Psychology Association (APA), Asian Association of Social Psychology (AASP), International Association of Applied Psychology (IAAP).
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