quella telefonata del Papa trasformata in preghiera
Domenica sera Papa Leone XIV ha parlato in videochiamata con Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sul suolo lunare esattamente 56 anni fa.
Buzz Aldrin, nato Edwin Eugene Aldrin Jr. il 20 gennaio 1930, è un astronauta statunitense, ingegnere aerospaziale ed ex ufficiale dell’aeronautica militare. È noto per essere stato il secondo uomo a camminare sulla Luna, subito dopo Neil Armstrong, durante la missione Apollo 11 della NASA nel luglio 1969. Figura centrale nella storia dell’esplorazione spaziale, Aldrin ha contribuito in modo fondamentale all’allunaggio, conducendo anche importanti esperimenti scientifici sul suolo lunare. Dopo la sua carriera alla NASA, si è dedicato alla divulgazione scientifica e alla promozione dell’esplorazione umana di Marte, diventando un simbolo vivente dell’audacia e dell’ingegno umano.

la conquista della Luna
La conquista della Luna, avvenuta il 20 luglio 1969, rappresenta uno degli eventi più straordinari della storia dell’umanità. Quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin misero piede sul suolo lunare, l’intera Terra trattenne il fiato: era la prima volta che l’uomo lasciava il proprio pianeta per posarsi su un altro corpo celeste. L’impresa dell’Apollo 11 non fu solo una vittoria tecnologica durante la corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma anche una testimonianza della capacità dell’uomo di spingersi oltre i propri limiti, sospinto dalla sete di conoscenza e da un senso di meraviglia cosmica. La famosa frase di Armstrong – «un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità» – ha immortalato l’allunaggio come simbolo universale di speranza, unità e progresso.
L’astronauta, memoria vivente dell’impresa dell’Apollo 11, ha raccontato di quando, per la prima volta, vide la Terra sorgere sull’orizzonte lunare: un piccolo globo blu sospeso nel vuoto. Il Papa, a sua volta, ha condiviso l’esperienza di aver contemplato il cielo con il telescopio, lasciandosi trafiggere dalla bellezza silenziosa del firmamento. Da lì, le parole sono diventate preghiera. Insieme hanno recitato il Salmo 8, che canta la grandezza del Creatore e l’insignificanza apparente dell’uomo, al quale però Dio ha affidato ogni cosa:
«Che cosa è mai l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato.»

In quel momento, la comunicazione si è trasformata in liturgia. L’incontro tra due uomini anziani — uno testimone dell’impresa spaziale, l’altro successore di Pietro — è diventato icona del mistero della vita umana. Così piccola, così fragile, così preziosa.
Quella sera, le parole del Pontefice non si sono fermate alla Luna. Durante l’Angelus, ha levato la voce contro la barbarie della guerra, dopo l’attacco alla parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City. Ha pronunciato uno per uno i nomi delle vittime, non perché cristiani, ma perché umani. Perché ogni vita è sacra. Perché dietro i numeri ci sono volti, storie, dolori. Perché ogni luogo di culto, ogni casa, ogni bambino ha diritto alla pace.
Queste immagini, queste parole — così semplici, così forti — ci pongono una domanda radicale: per cosa siamo stati creati? Perché ci è stato affidato il Creato, se poi lo devastiamo con le bombe? Perché Dio ha posto nelle mani dell’uomo una tale responsabilità, se queste mani costruiscono solo muri e missili?
Nel film Gravity, gli astronauti guardano la Terra e uno chiede: «Dove hai messo la tua tenda?» È una frase che echeggia il Vangelo di Giovanni: «Il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi». Dio ha scelto di abitare questa terra così piccola, così ferita, così colma di speranza.
E allora sì, forse basta davvero poco. Una telefonata, una preghiera, un salmo. Per ricordarci che l’uomo non è fatto per distruggere, ma per custodire. E che violare la dignità di un solo essere umano è fare oltraggio a Dio stesso.
La Luna è lontana. Ma il cuore dell’uomo può essere più lontano ancora, se non si lascia toccare dal mistero della pace. E dalla promessa di un cielo nuovo e di una terra nuova. Non conquistati con la forza, ma abitati dalla tenerezza.