a cura di Liliane Tami

Verbum et scientia. Genesi e applicazione del linguaggio, il muovo libro di Andrea di Napoli

Edizioni Maniero del Mirto, 2024 • ISBN 978-88-31391-16-0 • € 17,00

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In un panorama saturo di manuali tecnici, Verbum et scientia sceglie un’altra strada: non “come funziona” il linguaggio, ma che cos’è il linguaggio e a che cosa serve. Andrea di Napoli affronta il tema con un taglio metafisico ed etico, convinto che ogni esperienza — e dunque anche il parlare — debba essere “vagliata con metodo e oggettività”. Non è un libro di linguistica; è un saggio filosofico (e, dichiaratamente, cristiano) sul rapporto tra parola e verità.

L’autore Andrea Di Napoli dichiara subito da che parte sta: non finge neutralità e spiega come le parole portino con sé una responsabilità morale.

Sceglie una via classica e ben costruita — quella che da Aristotele arriva a Tommaso — per difendere l’idea che l’intelletto debba aderire al reale.
In questo suo nuovo saggio l’autore ci ammonisce contro l’uso ideologico del linguaggio: eufemismi e registri accomodanti che addolciscono o addirittura rovesciano i fatti.

A dare spessore al tutto è anche l’interdisciplinarietà del testo, che incrocia psicologia, filosofia e musica, mostrando una particolare attenzione a come le parole incidano sulla persona e sulla vita sociale

Il filo rosso è la difesa di un realismo della verità contro tre “derive” che l’autore mette in dialogo-contrasto:

Platone/Aristotele: la soluzione aristotelica è assunta come più aderente al dato delle cose rispetto a una metafisica delle idee;

Nominalismo/realismo: l’idea che gli universali siano mere etichette è criticata perché mina l’intelligibilità del reale;

Nietzsche/tomismo: il “nevroticismo” (così lo chiama) del nichilismo relativizza la verità, mentre l’impianto tomista ricorda che l’uomo comprende la verità, non la crea.

A partire da qui, il libro denuncia l’uso ideologico del linguaggio: parole pacate, “bonarie”, che però deformano le coscienze quando separano il dire dal vero. Per orientarsi, di Napoli chiama in causa il Magistero tradizionale della Chiesa, come criterio di discernimento delle “false teorie”.

Lo stile è saggistico e lineare, con un lessico talvolta “alto”, ma leggibile. Non cerca l’acrobazia; preferisce la tensione morale. È un libro pensato per studenti di filosofia e teologia, formatori, insegnanti, operatori della comunicazione che vogliono un compendio ragionato sulla parola come luogo di verità. Utile anche in seminari o percorsi culturali parrocchiali.

Perché leggerlo oggi

Perché viviamo in un’epoca in cui il linguaggio è spesso strumento (di branding, di potere, di consenso) più che incontro con il reale. Di Napoli ricorda, con fermezza antiretorica, che la precisione del dire è un atto di giustizia verso le cose e verso le persone. In questo senso, Verbum et scientia è un piccolo manifesto per un’etica della parola.