Una vita per Lugano, per il Ticino e per la libertà
È scomparso Franco Masoni, una delle più importanti figure della politica luganese e ticinese del dopoguerra, uomo di cultura, di dialogo e di profondo senso civico. Nato nel 1928, Masoni appartiene a quella generazione che ha contribuito in modo decisivo alla ricostruzione morale e istituzionale della Svizzera dopo gli anni difficili del conflitto mondiale, incarnando una visione liberale autentica, fondata sul servizio, sulla responsabilità e sulla cultura.

Un giurista raffinato e un politico di statura nazionale
Dopo gli studi di diritto a Heidelberg e a Berna, aprì nel 1957 il proprio studio legale a Lugano, diventando presto un punto di riferimento nel foro ticinese.
Ma il suo destino era la politica. Fin da giovane si impegnò nel movimento giovanile del Partito Liberale Radicale Ticinese (PLRT), di cui condivise i principi di libertà individuale, apertura e senso istituzionale. La sua carriera pubblica prese avvio nei banchi del Consiglio comunale di Lugano, per poi proseguire a livelli sempre più alti:
- Deputato in Gran Consiglio (1959-1975);
- Consigliere nazionale (1967-1975);
- Consigliere agli Stati (1975-1979 e 1983-1991).
Nel 1987 fu eletto Presidente del Consiglio degli Stati, la carica più alta raggiunta nella sua lunga carriera, segno del rispetto e della stima di cui godeva anche oltre i confini cantonali.
Un liberale di cultura e di dialogo
Franco Masoni rappresentava una visione della politica come arte nobile del compromesso e del bene comune, non come arena di divisione. Il suo liberalismo era intriso di umanesimo e cultura europea: la formazione tedesca e la profonda conoscenza del diritto gli conferirono un rigore intellettuale raro, unito a una naturale capacità di ascolto.
Credeva nella centralità delle istituzioni, nella forza della parola e nella necessità del confronto come via per la costruzione di una società libera e solidale.
L’impegno culturale e civile
Come ricorda il Dizionario storico della Svizzera, Masoni ebbe un ruolo di primo piano anche in campo economico e culturale. Sedette in numerosi consigli di amministrazione, tra cui quello della Banca della Svizzera Italiana (BSI), e assunse cariche dirigenziali in associazioni culturali ticinesi, nazionali e internazionali.
Convinto sostenitore della cultura come fondamento della cittadinanza, contribuì con il suo lavoro a dare voce e dignità al pensiero e al dibattito intellettuale in Ticino, sostenendo enti e iniziative di grande valore formativo.
Un’eredità che continua
Il suo spirito di servizio vive oggi nelle figure delle sue figlie:
- Marina Masoni, prima donna eletta nel Consiglio di Stato del Canton Ticino, avvocata e politica di spessore nazionale;
- Giovanna Masoni, già vicesindaca di Lugano e dal 2024 prima donna presidente regionale della CORSI.
Entrambe testimoniano come l’eredità morale e civile di Franco Masoni abbia generato continuità e rinnovamento, nel segno di un impegno etico e culturale trasmesso con l’esempio, non con le parole.
Un ricordo grato
Con la scomparsa di Franco Masoni, il Ticino perde non solo un protagonista della sua storia politica, ma anche un uomo di equilibrio, intelligenza e profonda umanità.
Resta il ricordo di una vita vissuta con sobrietà e dedizione al bene pubblico, di un servitore delle istituzioni che seppe coniugare cultura e responsabilità, libertà e solidarietà.
La sua lezione più grande — oggi più che mai attuale — è quella che Dante chiamava “virtù politica”: la capacità di orientare la vita collettiva non al potere, ma alla giustizia, alla misura e alla dignità dell’uomo.