Martina di Giovanni

La similitudine tra il contegno intellettuale di Socrate e l’arte maieutica, vale a dire l’ostetricia, appare in un dialogo tardo di Platone, il Teeteto; è dunque possibile che la similitudine non provenga dal Socrate storico, ma sia una riflessione del suo grande allievo sul significato dell’opera del maestro. Per incoraggiare il giovane matematico Teeteto a rispondere alle sue domande, Socrate gli ricorda di essere figlio della levatrice Fenarete e di esercitare sulle anime dei giovani un’arte molto simile a quella che sua madre esercitava sui corpi delle donne. Come il mestiere di levatrice è praticato da madri non più in grado di partorire, così Socrate è sterile di proprie conoscenze; come la levatrice sa riconoscere se una donna sia incinta o no, sa svegliare o sopire le doglie, sa facilitare il parto o far abortire e, più di chiunque altro, sa combinare matrimoni, così Socrate ha la singolare capacità di riconoscere in alcuni dei giovani che ha attratto una segreta inquietudine intellettuale. In costoro egli fa emergere conoscenze che, ignorante com’è, non può aver trasmesso loro, ma essi stessi hanno trovato e generato. Nondimeno il suo aiuto è stato indispensabile; infatti chi si allontana da lui presumendo di aver generato da solo, non genera più nulla, anzi guasta ciò che aveva generato in compagnia di Socrate. Egli sa anche acuire e lenire le inquietudini intellettuali; e sa accompagnare ad altri chi gli si accompagna ma è privo di intima inquietudine filosofica.

Tra la maieutica di Fenarete e quella di suo figlio non ci sono però solo somiglianze, c’è una differenza importante – così importante che Platone la ripete due volte: le donne partoriscono sempre figli reali, quindi le ostetriche non hanno bisogno dell’abilità più difficile, quella di distinguere il vero dal falso; invece il culmine della maieutica socratica è la capacità di distinguere se l’intelletto del giovane «partorisca ombra e falsità oppure qualcosa di fecondo e vero» (150c 2-3). Non solo possiede come risorsa più preziosa la capacità di discriminare il vero dal falso in ciò che l’anima del giovane genera, la maieutica socratica provvede anche a eliminare il falso: «Qualora nell’esaminare io ritenga che qualcosa di ciò che dici sia ombra e non verità, e te lo sottragga a poco a poco e lo metta via, tu non sdegnarti come le donne al primo parto per il loro bambino» (151c 3-5).