Nell’elenco ufficiale dei Paesi membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità compare da mesi un asterisco accanto al nome degli Stati Uniti. Una nota spiega che Washington non è più parte dell’agenzia internazionale dal 22 gennaio 2026. Al di là delle dispute diplomatiche e delle conseguenze pratiche, il gesto assume un valore simbolico potente: è l’ennesimo segnale di una nazione che rivendica la propria autonomia non solo politica, ma anche culturale, scientifica e perfino alimentare. L’America sembra voler dire: non solo decidiamo da soli sulla salute pubblica, ma anche su che cosa significhi “nutrirsi bene”.
Non è un caso che, proprio negli stessi anni, negli Stati Uniti stia crollando uno dei dogmi più longevi del Novecento: la piramide alimentare classica, quella che metteva i cereali alla base, limitava i grassi e guardava con sospetto la carne. Oggi si assiste a un vero rovesciamento di paradigma. Sempre più movimenti nutrizionali rivalutano il consumo di carne, di proteine e di grassi “buoni”, mentre zuccheri e carboidrati raffinati vengono sconsigliati. La bistecca, un tempo accusata di essere nemica del cuore, torna a essere simbolo di forza, energia, ritorno all’essenziale. È una rivoluzione che non nasce solo nei laboratori, ma nelle palestre, nei podcast, nei social network, nelle comunità che si sentono tradite dalle vecchie promesse della nutrizione industriale.

Questo mutamento non è soltanto scientifico: è antropologico. La piramide alimentare era figlia di un’epoca di razionalizzazione, di fiducia cieca nei modelli universali, di standard validi per tutti. Il nuovo approccio, invece, esalta l’individualità, l’esperienza personale, la sensazione soggettiva di benessere. Mangiare carne diventa quasi un atto identitario, un ritorno a una visione primitiva dell’uomo come cacciatore e non come consumatore di prodotti ultraprocessati. I grassi, riabilitati, smettono di essere il nemico invisibile e diventano alleati dell’energia e della sazietà. Il piatto si trasforma in manifesto culturale.
L’uscita dall’OMS e il rovesciamento della piramide alimentare sembrano così due facce della stessa medaglia: il rifiuto di un ordine globale percepito come lontano, burocratico, ideologico. In entrambi i casi, l’America riafferma una sovranità: sulla salute, sulla scienza, sul corpo. Che questa strada sia giusta o sbagliata lo dirà il tempo. Ma una cosa è certa: la nutrizione non è più solo una questione di calorie e vitamine, bensì di visione del mondo. E oggi, nel grande laboratorio statunitense, si sta sperimentando un nuovo modo di pensare il rapporto tra politica, scienza e vita quotidiana. Anche a tavola.
