Papageno: in nome dei padri. Per esserci un padre deve esserci un figlio

19 marzo. Pensieri sparsi d’attualità pensando alla festa del papà

E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; ma egli non la conobbe,fin­ché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.”
(Matteo 1, 24-25)


Già a quei tempi la famiglia non era un nido di dolcezze. Già Seneca, il filosofo coe­taneo di Gesù, metteva in guardia i giovani maschi dal matrimonio.
Oggi, statistiche alla mano, sappiamo che in Svizzera il 20% dei figli nati da una coppia sposata non sono del marito.
Il 19 marzo commemoriamo San Giuseppe, padre. Ci piace pen­sare alla figura del padre falegname e protettore della madre e dei figli. Ma nel nostro mondo gli hanno fatto… la festa.
Infatti il declino del padre è iniziato nel XVII secolo con l’avvento dell’era industriale e non abbiamo ancora toccato il fondo.
Mitcherlich, il noto sociologo tede­sco degli anni ’60, scrisse un libro profetico: verso una società senza padri.
Ci siamo quasi, ma non del tutto. Dio padre è morto, il padre pa­drone è morto, il patriarcato è un lontano ricordo, il padrino è in carcere, il papa agonizzante vive in un altro pianeta. E il papà? Purtroppo il padre come figura di riferimento per la so­cietà e la famiglia si è dissolto. O per dire con Risé è il grande assente. Per motivi di lavoro, per hobby, per di­vorzio.
Il 59.7% delle coppie tici­nesi divorziano. Durata media di un matrimonio: 14 anni. Nella vita una persona fa in tempo a sposarsi almeno 3 volte… Di padri ce ne stanno facilmente due. Il divorzio come viene praticato dalle no­stre parti mette definitiva­mente fine alla figura paterna.

La famiglia è in crisi: lo Stato per salvare capra e cavoli ha istituito la famiglia monoparentale in cui la madre si prende a carico la gestione dei figli.
Quale misura di prote­zione per i figli, lo Stato toglie automaticamente l’autorità parentale al padre, diventando facil­mente per i figli un estra­neo tollerato, basta che cacci i soldi.
E’ la mamma che fa il papà. Anche se è lesbica. In questi giorni il Parlamento e il Consiglio federale cercano di siste­mare legalmente i figli degli omosessuali, visto che quelli di un “normale” matrimo­nio sono già sistemati mettendo fuo­rigioco il padre.
Ma non potrebbe esser un’idea quella di affidare i figli per default al genitore “non gay o non lesbica”? In Svizzera sono al­meno 2’000 le “famiglie omoses­suali” con bambini e siccome sono le donne che per tradizione li crescono, ecco che in nome della democrazia, è meglio crescere in un ambiente lesbico.
Questa si chiama democrazia: siamo tutti uguali; soprattutto non sappiamo più distinguere un uomo da una donna. I danni psichici per la gioventù sono devastanti. Ma si sa: una società per funzionare deve essere ammalata, ma non troppo. I po­litici si preoccupano dei diritti omosessuali mentre non muovono una paglia per garantire la paternità a tutta una generazione di minorenni!

Per noi padri di “vecchio stampo” il 19 marzo è una ricorrenza vuota di significato. Non si fa il padre per un giorno! Probabilmente in un futuro prossimo si istallerà una nuova tradi­zione: noi uomini riceveremo una mimosa, quella mimosa che le fem­ministe hanno rifiutato l’8 marzo.