Variazioni su un commento di Fabio Pontiggia – di Francesco De Maria

con il testo integrale delle 10 domande a Boris Bignasca


L’infelice (eufemismo) presa di posizione del Partito socialista e del suo presidente Lurati a sostegno del compagno Marco Cagnotti, condannato con decreto d’accusa per aver pubblicato su “Confronti” – quale direttore responsabile – le famigerate Dieci domande a Boris Bignasca, è stata commentata da Fabio Pontiggia in un breve quanto incisivo intervento sul Corriere di sabato 27 ottobre.

Secondo me la mossa di Lurati può avere tre motivazioni, che non si escludono a vicenda:
— l’impossibilità di “scaricare” il compagno Cagnotti;
— la speranza o il miraggio di trasformare il dibattimento in un processo alla Lega, all’insegna del “noi ne abbiamo fatta una (per disgrazia, per distrazione, per caso) ma loro ne hanno fatte duemila”;
— pura e semplice cocciutaggine, coniugata all’incapacità di valutare obiettivamente un testo miserando.

Il commento del condirettore del Corriere, che non fa sconti ai socialisti né a Bel Ticino né alla star moralizzatrice Paolo Bernasconi (ma chi era Brigitte Bardot?), contiene tre passaggi particolarmente calzanti, che mi permetto di commentare.

“Il vero bel Ticino è quello delle persone che vi abitano e lavorano sodo nel silenzio e nel rispetto delle regole, si confrontano sul piano delle idee, si impegnano, con il loro spirito d’iniziativa, la loro creatività e competenza, per far progredire la comunità, per risolvere i molti problemi con cui questo fazzoletto di terra è confrontato, senza autoincensamenti, senza calare lezioni a tutto il Paese dall’alto di una proclamata ma inesistente superiorità morale.”

Ebbene, c’è una frase, che forse nero su bianco non è mai stata scritta, ma che “trasuda” dai (sovrabbondanti) discorsi dei moralmente superiori, ed è la seguente: “Metodi di lotta violenti e illegittimi ci hanno defraudati dei nostri voti e del nostro potere. Una volta messi al bando questi metodi immorali, ritorneranno i nostri voti e ritornerà il nostro potere”. Ma il popolo (per una sua parte rilevante) ha approvato, o addirittura amato, questi metodi, poiché li vedeva come unica arma possibile contro una partitocrazia asfissiante. Secondo l’ideologia di sinistra non risiede forse nel popolo la saggezza? (non già nei tiranni o negli oligarchi, pur illuminati). Vien da supporre che l’aurea massima debba essere applicata… con riserva.

“Il volto brutto di questo bel Ticino (…) è anche quello di chi applica sistematicamente la logica dei due pesi e delle due misure, crede dogmaticamente che il bene sia sempre dalla sua parte e il male da quella degli altri, vede la pagliuzza ma non la trave, predica bene e razzola male.”

Ho partecipato, per curiosità, come giornalista per hobby, alla ben frequentata riunione di Bel Ticino al Canvetto luganese, la sera del 23 ottobre. Con le mie stesse orecchie ho sentito uno del pubblico dire, con ingenua sincerità: “Qui dentro siamo tutti di sinistra”. A parte il fatto che lì dentro c’ero anch’io, difficilmente si sarebbe potuto pronunciare una frase più infelice (e quanto rivelatrice). Ma è come spararsi in un piede. Dunque bisogna essere “di sinistra” – socialisti, radicali, comunisti… – per opporsi a un certo linguaggio estremo della lotta politica! Faremo dunque coincidere l’esercito dei “crociati moralizzatori” con la sinistra cantonale in affanno? Difficilmente si potrebbe escogitare un’equazione più… perdente.

“L’articolo con le dieci domande al figlio del presidente della Lega è una sequela di insulti di rara violenza e cattiveria, per ora sanzionati dalla magistratura. Il Partito socialista, sempre in prima fila a denunciare i metodi e il linguaggio leghisti, sembra irrigidirsi a difesa dell’indifendibile, cioè degli stessi metodi.”

Naturalmente Pontiggia (un poco) se ne approfitta ma il testo cagnottiamo è realmente indifendibile. Lurati, sicuramente mal consigliato, si sta cacciando in un vicolo cieco. Bel Ticino, che pure non manca di teste pensanti, potrebbe essere tentato di fare lo stesso. Affaire à suivre. Probabilmente secondo il Lurati-pensiero sullo scritto famigerato bisognerebbe disquisire e argomentare. Io, più semplicemente, propongo ai lettori di leggerlo.


Le domande di Confronti a Boris Bignasca

1. Corrisponde al vero che tuo padre, Giuliano Bignasca, dopo aver messo incinta tua madre (una mite signora calabrese) vi ha abbandonati entrambi?

2. Corrisponde al vero che tua mamma, poverina, ha dovuto addirittura rivolgersi a un avvocato, disperata perché tuo padre vi negava persino gli alimenti?

3. Non credi che la manifesta sindrome abbandonica che hai sviluppato, sommata a un manifesto deficit di accudimento paterno, sia all’origine dei disturbi caratteriali che ti portano a essere ciò che sei?

4. Non credi che sia preferibile curare questi disturbi rivolgendosi a un buono psichiatra piuttosto che rompere i coglioni a un intero Cantone che con il tuo abbandono non c’entra una benemerita minchia?

5. Corrisponde al vero che, più avanti in età, ti sei buttato tra le braccia dell’Opus Dei?

6. Il mentore che l’organizzazione (che ha la missione di «mettersi al servizio nei confronti degli altri per il miglioramento della società») ti ha messo al fianco che cacchio combina? Perché, se è servito a qualcosa, allora vuol dire che senza di lui saresti un Dio-solo-sa-cosa in circolazione (e allora meglio saperlo in caso di abbandono anche da parte sua). Se invece così sei diventato da piccolo e così sei rimasto, allora non credi che l’Opus Dei possa andare a ritirarsi nella Spagna da cui è venuta?

7. È vero che tuo padre viene ripetutamente condannato per tutta una serie di reati e che tuttavia non espia un solo giorno di carcere grazie a un certificato medico che ne attesterebbe la non carcerabilità per ragioni sanitarie?

8. È vero che il medico che fornisce a tuo padre i certificati di non carcerabilità è il ciellino Giorgio Salvadé?

9. Se è vero, come pensi si concilino certe patetiche furbate con il profondo concetto cristiano del pagamento in prima persona delle colpe, proprie e persino altrui?

10. E come la mettiamo con il resto della popolazione ticinese che, senza alcun inciucio cattoleghista, deve invece pagare con la galera i crimini che commette?



Francesco De Maria