I tre pilastri del conformismo – di Giorgio Poretti

Islam e giudeo-cristianesimo
Il titolo è volutamente “in controluce” ai Cinque Pilastri dell’islam.

Per gli sviluppi di questo (modesto) saggio mi sono riferito e ho largamente attinto a :
Jacques Ellul, Islam et judéo-christianisme (publié, en français, dix ans après sa mort)
Presses Universitaire de France (puf) © 2004 « Intervention philosophique »

Les trois piliers du conformisme
1. Nous sommes tous des fils d’Abraham
2. Monothéisme
3. Des religions du livre
Ces trois notions, qui dénaturent aujourd’hui le sens profond de contenus théologiques spécifiques à des fins idéologiques, constituent les trois piliers de ce nouveau conformisme (…) ils posent le problème global de l’engouement subite pour l’islam… » (sic) a cui rendo un omaggio postumo di riconoscenza e di rispetto.”
Testo profetico scritto nel 1983, da leggere come un « testamento ».

Premessa fondamentale : conoscere la differenza fra “fede” o “religione”. La fede dei cristiani risulta dall’intervento di Dio nel cuore di ognuno (il Vangelo dice : chiunque) e la risposta ragionevole che gli si dà personalmente, in tutta libertà malgrado la sua sovranità “cosmica”.
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« Dialogo » costruttivo con l’islam ? Dialogo… per sordi ?
Personalmente lo definirei più che un’illusione, una manipolazione, un “poker menteur” fra specialisti dove ogni carta nasconde un valore diverso, procede da regole diverse, e con un giocatore esperto in fumogeni ; è un vero “bluff” ! Un mito per addormentare i creduloni in cerca di misticismo esotico. È non sapere che un occidentale, non più cristiano neanche di nome, lo è di fatto. Per un “cristiano” non si tratta solo di una conversione (cambiamento di direzione) mistico-religiosa ma anche di un “salto mortale” che conduce non solo verso altri riti, usanze, spiritualità, ma soprattutto un’altra giurisprudenza, un’altra civiltà. Un approccio serio deve obbligatoriamente passare dallo studio e dalla padronanza della lingua araba (quella di dio) per “poter entrare” nei testi del Corano (gli asiatici, la maggioranza, come i turchi, sono considerati dagli arabi dei musulmani di seconda mano).

Maggioritario, l’Islam culmina in apoteosi : estirpare “l’impuro”, introdurre e applicare la scharia. Ed è qui che si conosce veramente, in vivo, il senso della misericordia islamica nei confronti della “gente del libro” [che non fa referenza solo alla Bibbia] che può solo postulare lo statuto di dhimmi che in realtà significa : restare in vita in condizioni di discriminazione (altro che protetto) invece della morte o della schiavitù destinate ai kafir (pagani, infefeli). Che, di fronte a ciò, la vulnerabilità (il punto debole) della democrazia sia evidente… è evidente. In effetti basta il 50,1% di consensi per far “legge“. Una decisione del popolo può rivelarsi un’enormità e un potere oligarchico è sempre latente, ma è sicuramente un “menopeggio” che la legge dei mollah.

Gli occidentali, accalappiati dalla magnificenza delle arti, pensiero, forza e ricchezza (petroliera) e dalle leggere esigenze morali – è lecito sposare, e deflorare, una bimba a partire da nove (9) anni – sono pronti a ritornare indietro [Medina 622] di quasi 1500 anni? e restarci! Come far capire che gli squali si distinguono dalle mante per quello che divorano e non per il colore della pelle, e che le mantidi religiose sono quelle verdi. Le derive storiche del giudeo-cristianesimo: teocrazia (calviniana o potere temporale papale), clero usurpatore, inquisizione, la guerra in nome di dio, il «diritto divino» – come dire che colui che professiamo come Dio ne avesse bisogno per esserlo – che conducono immancabilmente alla dittatura e alla schiavitù, devono essere assunte (auxiliare, assumere).

Al contrario, l’Islam soggetto alle stesse “tentazioni malsane”, vi soccombe trafficando la storia a sua convenienza. Per non oltraggiare i musulmani nella loro sensibilità, di fatto un incallimento, nei nostri dizionari, testi di storia (?!), web… si dice che l’islam si é propagato dal VIII all’ XI secolo come frutto di conquiste (si tacciono i massacri, l’oppressione dei popoli cristiani… inventati dagli europei ?!) come per incanto. Impossibile dare fiducia agli autori e propagatori di queste fandonie. Anche se in modo differente (poveracci in cerca di lavoro ma indispensabili per il nostro benessere, in realtà soprattutto di negrieri che profittano di tutto e di tutti, o petrodollari), si sta perpetrando l’invasione subdola del mondo detto civile malgrado lo sia sempre meno, facendo leva sui sentimenti di amore, pietà, altruismo, vedi di semplice civismo democratico, da loro sconosciuti.

Allah è indifferente… fa come vuole, quando vuole, è nelle sue “abitudini”. Attribuirgli dell’amore sarebbe sospetto, è solo condiscendenza, ”una scorza di limone nel gin”. Un dio sufficiente, giusto, al posto giusto, al momento giusto. La fonte del fatalismo. Per i seguaci di Maometto, “il sigillo dei profeti”, in linguaggio chiaro : colui che chiude tutte le discussioni, i cattivi (i cani) sono sempre gli altri, tutti gli altri. Che il Dio (Uno, Unico e Creatore) dei giudeo-cristiani sia l’Allah dei Musulmani è blasfemo per gli uni come Cristo Figlio di Dio lo è per gli altri.

Come arrivare a uno stato di “non guerra” ?
L’argomento che dice il jihad una guerra spirituale, contro sé stessi, non è convincente perché è il riflesso di una minoritanza di pacifisti che per definizione sono vulnerabili. Fondamentalmente differente dalle guerre tradizionali, il jihad nella sua forma istituzionale non ha come compito di stabilire la pace ma di auto-riprodursi. Pilastro dell’islamismo, lo si deve desacralizzare, ci vuole una presa di coscienza autocritica dell’imperialismo islamico, accettare la laicità del potere politico, della magistratura, buttare alle ortiche diversi dogmi coranici… chi può immaginarlo ?! Per un musulmano, ma del resto anche per un ebreo, la conversione al cristianesimo è visceralmente impossibile.

Ma il cristiano che si riconosce nella Bibbia e la riconosce come Parola di Dio crist(o)allizzata (fissata) nella Scrittura; una Storia… storica, non un assemblaggio di decreti dogmatici come il Corano, non può essere antisemita. Spiritualmente «figlio di Abramo» (filiazione “legale”) – Ismaele, figlio di Agar, non è la sola “progenitura” (ma ben altri 6 di Qetura, dei quali Madian) a poter rivendicarne la figliolanza diretta; tranne i Madianiti (Genesi) è Maometto il solo a farlo. L’ebreo come il cristiano è ancorato alla promessa fatta al loro antenato, la benedizione legata al patto di Dio, YAHWE, il tetragramma impronunciabile (non in nome di quello scelto fra i molteplici di Babilonia) con Abramo e la sua discendenza (da Sara, la moglie libera e non da Agar, la schiava), Isacco e Giacobbe, che ne è il principio e la realizzazione.

Gesù insegna che solo con il suo Spirito “all’opera” si può risolvere la “disputa” e operare la “riconciliazione” con Dio, e non altrimenti che in Lui, il « Logos », la Parola incarnata. Ci si crede o no, ma per un cristiano è così. Discepolo di Gesù, come lui aborrisce il Male, ma mai il malaugurato peccatore. I musulmani sono nemici dei non-musulmani, il cristiano, con “l’obbligo” di pregare anche per loro, deve invece amarli. Questa sì che è una sfida (guerra spirituale) ! Il denominato “comandamento” sull’Amore non può essere interpretato : “ Tu devi amare…” sotto pena dell’Inferno, e la sottomissione interamente “riassunta” nel Corano. Dio, il Libero per eccellenza, sa che quando si parla di amore la libertà è implicata perché suppone un doppio consenso e non può essere un obbligo imposto dalla forza o sotto costrizione; non c’é obbligo d’amare.

“ Tu amerai…” è sicuramente la presentazione di un “dover essere” ma soprattutto una promessa : verrà un tempo dove tu potrai amare… in verità. Che differenza, anche di Paradiso! Il fatto di “adorare” un solo dio non è una garanzia perché può trasformarsi in idolatria (sesso, potere, Stalin, Hitler, Madonna, Mammona… Khomeyni). Se si vuol mettere in simmetria con il monoteismo i musulmani, con il Corano che colloca in grande stima Maria e Gesù, e gli ebrei che non lo fanno, sono i primi ad avere la meglio per un “cristiano” che non sa che Miriam (Maria) e Issa (Gesù) non sono le stesse persone della Bibbia. Se si vuol mettere in simmetria ebrei e cristiani, sono ancora i musulmani avvantaggiati perchè il loro momoteismo è meno problematico che il Dio Uno in tre Persone.

Gli ebrei hanno una storia (di sviluppo millenario) che non ha niente a che vedere con le “divagazioni mistiche” (lett.) del Profeta ed i cristiani non possono mantenere seriamente questa simmetria. Roma lo condanna espressamente anche quando parla di dialogo. Non può e non deve complicare la relazione più che “naturale” nei confronti degli ebrei per “facilitare” quella con l’Islam. Per l’Islam, ogni essere umano (le donne solo di riflesso) come Adamo è “creato di nuovo” ed è forzatamente musulmano. Il Corano non procede da una rivelazione come la Bibbia, è increato, esistente da sempre, è immutabile (anche se i testi di Medina e della Mecca sono talvolta contrastanti e Umar, il califfo, bruciando les altre versioni, ha fatto del suo il testo unico). Ai testi anteriori non è riconosciuto alcun valore perché considerati falsificati (Sinaïticus, Qumram, Vaticanus etc. = zero ?!)

L’Islam non può essere che la sola Thorà (la Legge, la vera) e il Vangelo autentico, non possono essere cercati fuori dal Corano che comprende tutta la verità (?!). I personaggi implicati non sono le persone che vi sono state “presentate”. Un profeta non può essere giustiziato, è un sostituto che è stato messo in croce. Sono i musulmani i veri discepoli di Gesù (Issa). Ma come credere che Abramo sia l’Ibraïm che ha costruito la Kaba e istituito il pellegrinaggio della Mekka e che Maria sia moglie di Aaron e madre di Gesù quando è sua sorella e quella di Mosè, a più di duemila anni di distanza. È pura elucubrazione come il viaggio del Profeta a Gerusalemme (da quì “Città Santa”) su un cavallo alato o il più grande “miracolo” attribuito a Issa (Gesù), “la tavola imbandita” scesa dal cielo. La forza che distrugge una credenza e la desacralizza è a sua volta sacralizzata.

Come per il Figlio, Gesù, essere cristiano risulta dalla libertà di scelta di sottomissione (obbedienza) a Dio, Padre e dall’aver fede in Lui; lo Spirito è presenza di Dio nel cuore (e nella vita pratica) del credente. Non ci sono più né sacro (hieròs), né profano, chiunque, in Cristo è santo (hosios), “ in Lui è morto ”, è una creazione nuova, tutto può diventare santo (hagios). In Gesù, tutti siamo peccatori (lett.: abbiamo mancato la meta)… graziati, e santi. Superbia, menzogna, indifferenza, odio, inimicizia e guerra, un’aberrazione per il Dio Creatore, sono il Male.

Dunque… veniamo al sodo : libertà di coscienza ! Alle ortiche le conquiste belliche e bellicose, i riti, i dogmi e tutti i “religiosi” !
Non è l’abito che fa il monaco.

Giorgio Poretti
(Ginevra, aprile 2013)
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Note :
1) Mi sento in dovere di stigmatizzare le parole di (Padre) Michel Lelong alla celebrazione cattolico–musulmana dei “Sette dormienti della caverna di Efeso” (pellegrinaggio di Bretagna, luglio 1991) : « Alors que l’intégration de la communauté musulmane en France est une question aujourd’hui, ne mettons pas trois siècles à accepter les musulmans comme nous l’avons fait pour les protestants. » Et voilà ! I musulmani sono comparati al “cristianesimo” in equivalenza con i protestanti !

2) Il “miracolo dei dormienti di Efeso” proviene dal “culto” dei santi – non è assolutamente biblico, né ebreo, né cristiano, non ha nessun valore teologico; la Scrittura affermando che esiste un solo Mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo, il Figlio unigenito, non c’è nessun bisogno di canonizzarne altri – in questo caso si tratta di una tradizione popolare “cristiana” (da scritti apocrifi) e coranica (?!).

3) Galati 3. 28 : “Non c’è qui né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né uomo libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù.” (Paolo, Apostolo) Non è il burka che fa la monaca.