Nicholas Blancho allo Splendide – La parola al “Ghiro”


Come annunciato sul sito (www.izrs.ch) del Consiglio centrale islamico della Svizzera (vedi annuncio in fondo a questo messaggio) , presieduto dal famigerato Nicolas Blancho (uno svizzero di Bienne convertito all’Islam e la cui moglie gira con il velo integrale) stamani a Lugano si terrà una conferenza stampa contro l’iniziativa antiburqa cui prenderanno parte lo stesso Blancho , il presidente della European Muslim League e altri membri della cricca islamista.

Gli avversari dell’iniziativa dicevano tutti che l’iniziativa è inutile in quanto il problema in Ticino e in Svizzera non esiste. E allora qualcuno mi può spiegare perché ultimamente gli stessi avversari si sono scatenati con la pubblicazione di vistosi annunci a pagamento sui giornali e perché ora scendono in campo pure i peggiori estremisti islamisti della Svizzera ? Perché tutta questa mobilitazione per un “non problema “ ?

Per chi non sapesse chi è Nicolas Blancho, cioè l’alleato dell’area progressista rosso verde e del Coordinamento delle donne di sinistra, ricordo che nel 2010 egli si era espresso in TV (Arena)  a favore della lapidazione delle donne (il suo antagonista Oskar Freysinger, come egli stesso mi ha confermato qualche giorno fa, gli aveva chiesto in diretta per 5 volte di condannare la lapidazione, ma Blancho rimase muto) e un paio di giorni dopo aveva detto sempre in TV che picchiare le donne nell’Islam fa parte della religione (il settimanale Il Caffè, nell’edizione del 25 aprile 2010, aveva dedicato una pagina alla bestialità pronunciata da Blancho).

A seguito di quella frase il PLR aveva depositato il 29 aprile 2010 un’interpellanza urgente a Berna per chiedere al consigliere federale Ueli Maurer una revisione a tappe forzate della Legge federale per il mantenimento della sicurezza interna, così da poter sorvegliare potenziali fondamentalisti e prevenire focolai di estremismo islamico (cfr. Il Giornale del Popolo del 30.4.10) .

Troverete altre notizie su Blancho nel comunicato allegato diffuso qualche anno fa dal MOSCI (Movimento svizzero contro l’islamizzazione ) .

Non stupisce che un tipo così si schieri contro il divieto del burqa, ma ciò dovrebbe far riflettere invece gli avversari nostrani del divieto che in pratica tengono il sacco a questi estremisti…: non è che per caso abbiano scelto la parte sbagliata…?

A seguito di quelle sue dichiarazioni, in data 4.5.2010 l’Ufficio federale della migrazione aveva invitato il Consiglio Centrale Islamico (CCIS) a distanziarsi esplicitamente dalla lapidazione delle donne, ribadendo che determinati valori quali ad esempio la parità donna-uomo non sono negoziabili (curioso : è proprio quanto vanno affermando da tempo anche i membri del Comitato che ha lanciato l’iniziativa antiburqa , anche se v’è chi preferisce battersi per altri “valori”, come quello della libertà di indossare il burqa!) ed evidenziando la necessità di evitare l’insorgere di società parallele. Per questi motivi l’UFM aveva deciso di escludere il CCIS dal dialogo con la popolazione musulmana residente in Svizzera.

Secondo me – e credo che mi attiverò in tal senso in un prossimo futuro magari lanciando un’iniziativa popolare a livello federale – si dovrebbe inserire nella Costituzione federale un  articolo che vieti la libertà di associazione per quelle organizzazioni che fanno capo a ideologie totalitarie e fasciste che possono costituire un pericolo per la pace religiosa , per la democrazia e per lo Stato.

Dopotutto dal 1848 e fino al 1973 nella Costituzione federale vi era un divieto di residenza in Svizzera per i gesuiti e un divieto di aprire nuovi conventi o riaprire quelli chiusi in precedenza. Questa discriminazione verso la religione cattolica era stata inserita nella Costituzione proprio perché i gesuiti si impicciavano in po’ troppo di faccende che riguardavano lo Stato e costituivano dunque un pericolo per la pace religiosa. E forse che l’estremismo islamista, al pari del nazismo e del comunismo, non è un’ideologia totalitaria e pericolosa che andrebbe fermata  anche a costo di ricorrere a divieti che possono sembrare poco democratici ma che dovranno comunque essere approvati dal popolo ?

Giorgio Ghiringhelli