Andrea Giudici, una voce fuori dal coro del partito

(titolo originale) Clausola ghigliottina?
Pubblicato nel Corriere del Ticino di martedì 4 febbraio

(fdm) Dopo Celio e Schnellmann, ecco il deputato PLR Andrea Giudici che con questo lucido articolo “si chiama fuori”. Mi piacere, perché voterà (secondo me) bene e voterà come me. Al pronosticato (un po’ da tutti) massiccio successo del SÌ nel nostro Cantone daranno, a mio avviso, ampio sostegno gli elettori liberali radicali. Non sto parlando del vertice e dell’ufficialità, che sembrano blindati. Ma proprio delle persone, ognuna delle quali ha, per fortuna!, un voto.


Alla vigilia della votazione del 21 maggio 2002 sui bilaterali 1 ebbi occasione di esprimere il mio contrasto all’approvazione, nel comitato cantonale del PLR, quale relatore nel dibattito. Rimasi in minoranza sebbene alcune preoccupazioni fossero già allora condivise. Il clima politico ed economico era favorevole a una maggiore integrazione europea. L’euro sembrava ai politicamente corretti la moneta del futuro, gli stati confinanti euforici, compresa la Germania che aveva avviato profonde riforme del mercato del lavoro e del sistema pensionistico (cancelliere Schröder) che ne hanno determinato la crescita. Il tasso di cambio euro/franco si fissava attorno a 1.50 ed era in ascesa. La piazza finanziaria svizzera era in grande espansione, Ticino compreso. La situazione attuale è completamente diversa. Una crisi finanziaria ed economica epocale attanaglia l’Europa.

La recessione, il PIL negativo, la disoccupazione, specie giovanile, l’enorme debito pubblico degli stati europei (in crescita malgrado la conclamata austerità) contrastano nettamente con le condizioni del nostro Paese: debito pubblico contenuto, finanze della Confederazione sane, crescita specie in previsione (2014) stimata nel 2%, scambi commerciali a livello mondiale. L’Europa politica è in evidente difficoltà, la Gran Bretagna vuole rivedere i trattati per riacquistare maggiore indipendenza da Bruxelles, compreso il controllo migratorio, gli esagerati flussi interni di persone provocano la crescita dei movimenti di estrema destra, le carceri sono affollate di non residenti (in Svizzera il 75% secondo i dati 2013 dell’ufficio federale di statistica.

L’aumento esponenziale dell’immigrazione in Svizzera (+90’000 nel 2013) non è più sostenibile nel medio periodo, pone enormi problemi abitativi, di mobilità, di uso del territorio. I problemi sono di società e non solo industriali. La Svizzera non è certo un Paese inospitale, ha circa il 25% di residenti stranieri, cioè la massima percentuale europea. Le attuali misure accompagnatorie alla libera circolazione non hanno avuto effetti significativi, una loro continua estensione, come richiesta dalla sinistra a livello di controlli e di contratti ci condurrebbe a uno Stato invasivo in un’economia liberale. La condizione del Ticino è nota al lettore. Non si è avverata la promessa che i bilaterali ci avrebbero permesso di essere meglio considerati per quanto attiene alla piazza finanziaria, l’accesso ai mercati finanziari europei, la tutela del segreto dei clienti.

La fiducia dei cittadini svizzeri nella costruzione UE si è dissolta. Quasi nessuno osa proporre l’adesione. Il Consiglio federale, debole di per sé, è continuamente sottoposto a minaccia di ritorsioni da Bruxelles. Da lì si vogliono condizionare anche i cittadini, come avvenuto con dichiarazioni recenti di una commissaria europea. La grande economia, i media pubblici contrastano massicciamente l’iniziativa in votazione. Qualche crepa si manifesta tuttavia anche tra imprenditori e perfino nel PS: ne è un esempio il Consigliere agli Stati Minder, osannato dai media pochi mesi fa per l’iniziativa sui salari eccessivi e oggi ignorato. Così per l’accordo sugli appalti pubblici, applicato in modo unidirezionale: quali e quante imprese ticinesi sono state aggiudicatarie di appalti pubblici in Italia? L’accordo sul traffico aereo ha un interesse per la Germania perche Lufthansa è la maggiore azionista di Swiss, meno per la Svizzera perché Swissair è morta.

Ne deriva che il principale argomento negoziale e giuridico degli oppositori è privo di sostanza, a una verifica puntuale dei sette accordi bilaterali. Se l’iniziativa sarà approvata, l’UE non applicherà alcuna ghigliottina e sarà costretta a rimettersi al tavolo negoziale, indebolita rispetto al 2002 e con una Svizzera più forte per il sostegno popolare. Coerentemente con il 2002 voterò quindi il prossimo 9 febbraio.

Andrea Giudici, Granconsigliere PLR