Vassalli discreti e fedeli (degli USA) – di Gianfranco Soldati

Unione Europea e Russia: stati “diversamente abili” ?

SOLDATI 1Avvenimenti di Ucraina, un’ulteriore manifestazione della nuova strategia di aggressione della potenza egemone, gli USA. Prima si definiva come volontà di portare pace e democrazia nelle nazioni aggredite, con risultati disastrosi in Vietnam, Serbia, Irak e Afghanistan. Adesso si chiama furbescamente “leading from behind”, perfettamente traducibile con il nostro “tiraa ul sass e nascund ul brasc”: suscitare movimenti di protesta, infiltrarli e fomentarli, passare alla ribellione aperta sostenuta da elementi importati e se necessario scatenare anche la guerra civile. Applicazioni di questa strategia le abbiamo vissute come “primavera” dell’Africa mediterranea, ancora più manifestamente le abbiamo viste e ancora viviamo in Egitto e in Siria e le avvertiamo adesso in Ucraina. Qualcuno e forse molti potranno accusarci di sostenere una tesi che è pura e sospettosa dietrologia. Noi rispondiamo che i gattini ad aprire gli occhi impiegano 3 settimane. Per farlo, gli essere umani, molto più intelligenti dei gattini, molte volte abbisognano di anni.

Gli USA sono e vogliono restare potenza mondiale egemone. Zbigniew Brzezinski, segretario di Stato di Jimmy Carter e poi segretario di stato dietro le quinte (alla “cardinale Richelieu”, per farmi capire) di tutti i successori, Obama compreso, ha avuto l’impudenza, che è il colmo della prepotenza, di metterlo nero su bianco. Obama, ridicolizzato da un premio Nobel della Pace che i vegliardi obnubilati di Oslo gli hanno probabilmente attribuito tra una pausa e l’altra dei festeggiamenti del Carnevale, Obama, dicevo, dopo aver tracciato in Siria la linea rossa per il presunto (ma mai dimostrato) impiego di gas nervini da parte di Assad, non ha avuto il coraggio di compiere il passo successivo, più volte proclamato a parole, ma mai portato ad esecuzione con i fatti. Si è attirato così aspre critiche pubbliche  da parte dell’ex  segretario di Stato Brzezinski, grande ideologo di un’aggressiva politica di egemonia il cui fine giustificherebbe tutti i mezzi.

Chi può o potrebbe far ombra agli USA nei loro piani egemonici? Due stati, e solo due. Uno è la Russia, gigante gigantesco, ma purtroppo, o per fortuna, secondo i punti di vista, con piedi di argilla. Difficile da radere al suolo, ma sempre smantellabile, per le molte etnie e nazionalità che ingloba sul suo sconfinato territorio. L’altro è la Cina, guidata con pugno di ferro in guanti di acciaio, pure sconfinata per estensione territoriale, dotata finalmente, grazie all’ingenua esportazione, da parte di troppi industriali occidentali incapaci di perseguire qualcosa che non sia il profitto, di know how tecnologico indispensabile alla formazione di un esercito all’altezza dei compiti assegnati.  Non essendo in grado, al momento, di attaccarli direttamente, gli USA stanno mettendo in atto una strategia volta ad isolarli completamente. Accade già in Giappone, con diatribe pretestuose sul possesso di isolette disabitate e creazione di strutture economiche interstatali. Accade in Africa, dove la Cina ha installato varie teste di ponte per garantirsi le materie prime di cui non dispone e accade adesso in Ucraina, dove si strumentalizza una spietata lotta fratricida tra filoeuropeisti e filorussi per sottrarre dalla sfera di influenza di Mosca uno stato filorusso per necessità materiali e geografiche.

Il giorno dopo la fuga da Kiew di Victor Janukovic, un presidente autocratico che si credeva (noi e lui) inamovibile, in grado di domare in un batter d’occhio qualsiasi ribellione popolare lasciata a sé stessa, il giorno dopo, dicevo, la ministra-commissaria degli Esteri dell’UE signora Cathérine Ashton si è precipitata a Kiew, dove il parlamento ucraino stava eleggendo ad interim il sostituto del presidente in fuga. Chi accompagnava l’autorevole signora nella trasferta e nella sala dei colloqui?

Juan Manuel Barroso? No. Herman van Rompuy? No. Forse Martin Schulz? No, ancora no. Ad accompagnarla c’era un semplice vice-segretario di Stato. Un semplice vice-segretario, ma non di qualsiasi Stato, quello degli USA. Putin, poveretto, non sa più cosa fare per sottrarsi alla morsa. Aveva puntato tutto su Sochi: olimpiadi invernali, parolimpiadi, riunione dei G8: tutto da rifare. Tenta, credo più per salvare la faccia che altro, di far la voce grossa in Crimea, dove può contare su un 70% di russi nella popolazione, ma dove è temuto, come il diavolo teme l’acqua santa, da un 12% di tatari i cui  genitori e nonni, ad opera di Stalin, sono tutti finiti in Siberia, con biglietto di sola andata.

L’UE fa la voce grossa senza averne i mezzi militari, invia una dozzina di miliardi di euro prontamente stampati da Draghi, ma alle casse di Kiew ne mancano 25. Adempie perfettamente, bisogna riconoscerlo, il ruolo che le è assegnato: quello di fedele vassallo degli USA. Un paese che ci ha aiutati (e salvati) quando si trattava di far fuori Hitler, un paese che ci ha protetti quando su di noi pesavano grevi pericoli da parte dell’impero sovietico. Dalla caduta del muro di Berlino i ruoli si sono invertiti. Adesso è venuto il nostro turno, nostro di noi tutti cittadini europei, di dimostrare la nostra gratitudine, accettando il ruolo che ci è devoluto: appunto quello di vassalli discreti e fedeli.

Prima o poi, una ribellione efficace alla prepotenza egemone si farà, è la storia del genere umano che lo insegna. Dubito però fortemente che ciò possa o potrà avvenire a partire dall’Europa.

Per concludere, una domanda, all’ipotetico qualcuno o ai numerosi  e irriducibili amici degli USA che ci accusano o accuseranno di dietrologia. E`normale che a discutere e dirigere le discussioni tra Europa e Russia ci siano gli Stati Uniti? Europa e Russia sono stati da considerare, diciamo così per ossequio al linguaggio in voga, “diversamente abili”, incapaci di risolvere i loro problemi senza l’aiuto americano?

Gianfranco Soldati

SebastIl porto di Sebastopoli