Tutti i leader, a cominciare da Craxi, hanno fallito – di Carlo Vivaldi-Forti

Nessun cambiamento è possibile senza un nuovo modello di sviluppo

Mentre ovunque  si dibattono  le pretese riforme  di Renzi, quelle che dovrebbero  finalmente  trasformare  l’Italia  in  un paese moderno  ed efficiente,  non posso  non provare  una sincera  pena  per questo  giovanotto  che ,  da un paesino del contado toscano, è stato catapultato  a Palazzo Chigi,  ultimo  agnello sacrificale  di una  società  allo sbando.

Ma perché  affermo questo  con tanta sicurezza? La risposta  è negli  ultimi  tre decenni  della nostra storia ,  durante i quali  tutti i leader avvicendatisi al potere  sono incappati  in un  fallimento  prevedibile e scontato . Cominciò Craxi,  non certo  uno sprovveduto,  costretto all’esilio  in Tunisia  per supposti  reati  finanziari,  ma in realtà  per l’immenso buco  di bilancio che aveva  causato; da  lì ebbe inizio  l’agonia  della  Prima Repubblica,  con i processi  di Tangentopoli , Andreotti  alla sbarra ,  Forlani  ai servizi sociali,  e chi più ne ha più ne metta. I tentativi  di cambiare  le istituzioni,  ad opera di Mariotto Segni  o tramite  referendum,  vennero quindi  tutti bloccati  o  disattesi  da una casta  che tentava unicamente  di salvare  se stessa.

Nel 1994  si passò  alla Seconda Repubblica,  con la vittoria  del centrodestra, a cui fece seguito  il primo  colpo di Stato della sinistra,  appena  sei mesi dopo,  con l’intermezzo del povero  Dini,  il Quisling  che spalancò le porte del governo  ai comunisti. Neppure  questi ultimi,  però,  ebbero  vita facile: liquidato Prodi , in fretta e furia,  seguirono  gli esecutivi  D’Alema  e Amato,  più per motivi  connessi alla guerra  nei Balcani  che per ragioni  interne. La legislatura  si concluse nel 2001  con una  disfatta  elettorale  della sinistra e un nuovo  trionfo  di Forza Italia. Da allora  è stato tutto un alternarsi di  maggioranze di segno opposto,  con Berlusconi che ogni volta  prometteva  la rivoluzione liberale senza mai neppure  iniziarla, e una sinistra  che come unico rimedio allo sfascio  vedeva l’aumento  indiscriminato della  pressione fiscale. Intendeva,  con ciò,  curare  la malattia  somministrando quantitativi  sempre maggiori degli stessi  batteri  che  l’avevano  provocata: quel tassa e spendi  che è la vera causa del tracollo  nazionale.

Adesso ci sta provando Renzi , il quale ,  con lo spiritaccio toscano che lo distingue ,  si è definito l’ultima speranza degli italiani  prima  dell’avvento del Mago Otelma. A questo punto , mi sentirei  di consigliare il Mago Otelma  a tener pronto il bagaglio  per il suo  trasferimento a Palazzo Chigi. Infatti,  nubi tempestose  si addensano anche  sull’attuale  esecutivo,  con la disoccupazione  cresciuta di due punti  in tre mesi,  la deflazione  su tutti i mercati, una pressione fiscale  intollerabile  e una burocrazia  corrotta  e invadente,  fattori  che impediscono qualunque utile iniziativa. A ciò si aggiunga  il  milione di nuovi clandestini  atteso entro la fine dell’anno,  e i conti  sono presto fatti. La luna di miele,  per il  monello  fiorentino , terminerà  al più tardi entro luglio,   quando i contribuenti  dovranno pagare,  di patrimoniale  sulla prima casa , una tassa  che sarà  circa il doppio  della soppressa IMU. Tutto  lascia prevedere che in autunno il suo esecutivo  salterà,  e che  l’ex-sindaco  sarà egli stesso  cacciato a furor di popolo.

E dopo?  Probabilmente si tornerà a votare , ma le prospettive  che qualcosa  di sostanziale  cambi,  chiunque vinca , risultano pari a zero. Infatti,  che vada  al potere  la destra o la sinistra, essa si troverà  a gestire  una società in  palese,  avanzato stato di  dissoluzione,  e nessuna  pecetta sul sedere,  nessuna aspirina si rivelerà  capace di far regredire  una malattia  in fase terminale. I politicanti  chiamati a governare,  negli ultimi tempi,  questo immane disastro,  si sono arrabattati invano a trovare le coperture per sia pur  modestissimi  tagli fiscali  o aumenti di stipendio. Quelle , però, non si trovano,  e non perché,  come sostengono  demagoghi  e imbonitori,  gli italiani  non paghino le tasse, cosa che invece fanno  a livelli da esproprio,  ma perché  l’insieme delle  allocazioni  delle pur  enormi  risorse  disponibili  è totalmente assurdo  e sbagliato.

Il modello  sociale, di sviluppo e di crescita del nostro Paese è infatti la pesantissima  eredità  che ci ha lasciato la più devastante e sciagurata  operazione politica  di tutti i tempi, ossia  quel compromesso storico fra sinistra democristiana  e partito comunista , avviato  fin dagli anni sessanta,  che ha visto l’alleanza  fra il  marxismo-leninismo ortodosso e la peggiore  demagogia  di sedicenti, falsi cattolici  infarciti di farisaico  egualitarismo , odio  verso ogni distinzione  o merito,  invidia  per i più capaci e volenterosi. Gli effetti di quel patto scellerato , voluto  dai poteri forti  e dalla  mafia  finanziaria  dell’epoca,  sono  l’affossamento  della libera iniziativa,  la pratica soppressione dei diritti  di proprietà,  oltretutto  in totale dispregio di una Costituzione  che viene proclamata la più bella del mondo soltanto  quando fa comodo,  la nascita di un  apparato burocratico  elefantiaco,  irresponsabile,  idiota e per sua natura nemico di ogni cambiamento. Risultato di tutto ciò, il dilagare  di una corruzione  mai vista  a memoria d’uomo , che non lascia  più immuni  né il settore pubblico , né il settore privato  che da quello dipende per la propria  sopravvivenza.

Per modificare  questo stato di cose,  le giaculatorie  dei politici  e le mirabolanti  promesse dei partiti ad altro  non servono se non ad ingannare i cittadini,  i quali peraltro  non cadono più  nel tranello  e si astengono  in massa dal voto. Questa  è la fine  della democrazia  e la soppressione  di fatto  della sovranità popolare. Il solo modo di uscire  dalla palude  è cambiare alla radice  l’attuale  modello sociale , iniziando  dalla stessa filosofia politica che lo sottende e riconsiderando l’intera  allocazione  delle risorse , a cominciare dall’apparato statale  e dal Welfare. Per realizzare una rivoluzione  di questa portata,  ( parlare  di riforma  è pura  ipocrisia),  è indispensabile  limitare il potere  dei partiti,  tutti d’accordo  affinché nulla cambi,  e restituire al popolo la sovranità diretta, creando istituzioni  atte allo scopo. Le riforme di Renzi,  iniziando dal fantomatico Senato  delle autonomie  su base  interamente  partitica regionale,  e dall’abolizione  del Cnel, il solo organismo  che sia pure  in modo  del tutto insufficiente  si richiama alla società civile,  vanno in direzione  diametralmente contraria. Ecco perché è inevitabile che anche  il suo tentativo  fallisca.

La mia proposta concreta,  al termine  di questa impietosa  ma realistica analisi, è la formazione immediata di un team  di esperti, composto  da  studiosi  di scienze sociali e rappresentanti  delle categorie  dell’economia, del lavoro e della cultura, avente lo scopo di tracciare  le linee guida  di quel nuovo modello sociale,  di sviluppo e di crescita, senza il quale è perfettamente inutile  cambiare  governi o maggioranze. Soltanto allora,  quando  una nuova  classe dirigente  se ne farà paladina e interprete, si potrà iniziare  quel processo di mutamento,  inevitabilmente lungo , ma  in assenza del quale non esiste futuro  per il nostro Paese e per le giovani generazioni.

Carlo Vivaldi-Forti