Quanti inciuci con una cassa unica! – di Guido Robotti

La vicenda che ha visto pochi giorni fa protagonista un medico dell’Ospedale della Carità di Locarno, che emetteva fatture a carico delle casse malati per prestazioni che lui stesso mai aveva elargito non può che far riflettere ogni cittadino sulla votazione del prossimo 28 settembre in tema di cassa malati unica e statale.

Le casse malati controllano milioni di fatture ogni anno e vigilano sulla corretta applicazione della legge da parte dei fornitori di prestazioni: lo vuole la legge votata dal popolo nel 1994. Esse garantiscono che la maggior parte dei professionisti della salute applichino correttamente le regole e agiscano nel rispetto della legge. In altre parole vigilano sul corretto impiego dei premi incassati. 5 franchi su 100 – i famosi costi amministrativi – servono essenzialmente a questo scopo, a controllare cioè che i restanti 95 franchi siano spesi nel modo più corretto ed efficiente possibile.

Se il popolo Svizzero dovesse approvare la cassa malati unica come proposta dai socialisti, come si applicherebbero questi controlli, alla luce del fatto che la cassa malati statale sarebbe co-diretta dagli stessi medici? Un famoso adagio popolare afferma che „cane non morde cane”! Avremmo quindi un ente pubblico (cassa statale) che controlla fatture emesse da un altro ente pubblico (ospedale) ed avremmo dei medici che controllano le fatture emesse dai loro colleghi : appare palese il conflitto d’interessi che inevitabilmente emergerebbe. Una concentrazione di potere inaccettabile, sulle spalle degli assicurati impotenti.

Proprio in questi giorni la Berna federale sta approvando una nuova legge sulla vigilanza delle casse malati per appunto migliorare l’equilibrio dei poteri e migliore la trasparenza. Una cassa unica diretta dallo Stato federale, da quello cantonale, dai fornitori di prestazioni e dagli assicurati darebbe il via ad un completo “inciucio” e a una totale mancanza di trasparenza. Davvero lo vogliamo? Personalmente non Io voglio, quindi voterò NO!

Dott. med. Guido Robotti, già presidente dell’Ordine dei medici TI