Il Caffè, giornalismo un tanto al chilo – di Sergio Savoia

Ho trovato sul blog www.sergiosavoia.ch questo articolo divertente e sarcastico, che prende di mira i lobbisti “gauche caviar” del Caffè (si noti che io non ho nulla contro il caviale, prezzo oltraggioso a parte; quando me ne offrono ne gusto con piacere; è solo Pontiggia che lo detesta, non gli va proprio). Prende di mira uno dei giornalisti più difficili da sopportare, uno che scrive da anni sempre lo stesso articolo, facendo sempre la morale a tutti. Un calvario.

L’unica speranza (una speranza c’è sempre): che la gente si stanchi di leggerlo. Non è impossibile, anche i miracoli talvolta accadono!

Savoia terLa lettura domenicale del Caffè è diventata per me fonte di inesauribile godimento. Dovrebbero metterlo nel catalogo LaMal: uno lo legge e gli scende la pressione, fa tanta pipì, guadagna qualche minuto in speranza di vita.

Oggi gli amici del Caffè si sono superati. Uno straordinario editoriale di Alaimo (del tutto identico a quelli precedenti ma cambiate tutte le parole – ma come fa? qual è il suo segreto?); un altrettanto splendido corsivo di Giò Rezzonico, una volta tanto non intento a raccontarci le sue vacanze. Infine, top of the pops, l’avvincente “Promessopoli”, una fulgida pensata affidata a un trio composto delle meglio menti della redazione (Mazzetta, D’Agostino, Pianca). Ci arrivo.

Cominciamo dall’édito, come lo chiamano i francesi. Alaimo dice sempre le medesime cose. La politica non ha idee, i politici non hanno capito che il Ticino si trova nel suo periodo economico più scintillante dalla fine dell’età del Bronzo ai giorni nostri, che ci sono tantissime brillanti idee che i politici potrebbero avere ma non hanno. E si suppone che il Caffè sappia esattamente quali ma che non ce ne dica nemmeno una per aumentare la suspence [suspense, ndR].

La disoccupazione “è più bassa dei paesi vicini” (sì e il tasso di malaria è inferiore a quello delle paludi del Congo – e stranamente questo fatto non rientra nei nostri dibattiti sulla pianificazione ospedaliera). E, continua il direttore di cotanto giornale, qualcuno “gioca con le statistiche”, per dimostrare che la disoccupazione è più alta di quel che è. Ad Alaimo rispondo indirettamente rivolgendomi a voi: amici, siete vittima di un’allucinazione collettiva, perché Alaimo ci dice che siamo in un grande momento economico. E quelli di voi che sono senza lavoro è perché “non sono facilmente ricollocabili”.

Venendo a Rezzonico. L’uomo, momentaneamente sceso dallo yacht, non ci racconta più tutte le cose belle che ha visto in giro per il mondo, come ha fatto sfracassandoci le gonadi per mesi e mesi ogni maledetta domenica. No, egli spiega che “l’odio dello straniero” non è una soluzione e che occorre, ma devo dirlo? “aprirsi”. In un cantone con il 35% di frontalieri sul totale della forza lavoro, con quasi un terzo della popolazione residente fatta da stranieri, con uno su due dei ticinesi aventi un passato migratorio (o perché sono andati o perché sono arrivati). Aprirsi? In un cantone che conta il massimo insediamento di aziende in numeri assoluti dopo Zurigo. Ma dove vive Rezzonico quando non importuna gli gnu nelle pianure del Serengeti?

Infine, dulcis in fundo, la paginona del “monopoli” politico. Tralascio di discutere l’ideona redazionale di mettere in piedi una specie di tavolo di monopoli, rinominato simpaticamente “Promessopoli” (il sottotesto è che i politici dicono solo cazzate e fanno promesse vuote). Ma nel testo ci sono tanti di quegli errori che verrebbe voglia di rinominare il tutto “il Palio degli Asini”. Ne cito due: l’iniziativa “Salviamo il lavoro” dei Verdi non è stata bocciata dal parlamento un mese fa (quella era una mozione), ma è in aula la settimana prossima. Ed essendo una iniziativa popolare, andrà davanti al popolo entro l’anno. Secondo, Maggi non ha 44 anni ma 54.

Se sono altrettanto precisi quando parlano di disoccupazione, si spiegano gli editoriali di Alaimo, i fondi di Rezzonico e buona parte della linea editoriale del Caffè.

PS: Il Caffè ha pure cannato il domicilio di Maggi. Sta a Locarno, non a Castel S. Pietro…

Sergio Savoia