Migrazione: pragmatismo, fallimenti e riforme! – di Marco Romano

Sans papiers xQuesto articolo è stato scritto con un notevole slancio ma suscita (se non altro in me) un effetto bizzarro. Al di là di certi toni accusatori combinati con un ottimismo abbondante, l’esibizione di alcune cifre colpisce. 30/50.000 migranti sono una “inezia”? L’onorevole ha ben diritto alla sua opinione. Ma ciò che più lascia perplessi… è che egli sembra considerare questi numeri come una quantità fissa (una costante K, direbbe un matematico), data una volta per tutte. Sembra non rendersi conto che dopo i cinquantamila (un’inezia…) potrebbero arrivarne dieci volte tanto. Crede l’on. Romano che sarebbe difficile trovare 500.000 migranti desiderosi di sbarcare in Europa? O un milione? O tre? Dovrebbe forse cercare a lungo, come Diogene con la lanterna?

È una situazione difficile, più che preoccupante, pericolosa. Certe sparate, direi, non aiutano.

C’è chi si spinge sino ad accusare la gente che ha paura. Ma io non lo faccio, e non lo farò. 

Romano MarcoDurante l’intera settimana i media hanno messo in evidenza il protrarsi – a livello numerico l’acuirsi – dell’emergenza migrazione che tocca al momento soprattutto i Paesi del sud dell’Europa. Il numero di persone in fuga e in movimento da sud a nord, sia via mediterraneo sia via Balcani, è impressionante. Diversi milioni, per ritrovare una cifra simile occorre tornare al secondo conflitto mondiale.

L’atteggiamento di tutti i Paesi coinvolti, tra i quali senza dubbio bisogna citare Italia, Francia, Austria e Germania, è a mio giudizio veramente indegno. Si tratta di uno spettacolo che evidenzia irresponsabilità, egoismo e mancanza di volontà di collaborare. Mentre, per fuggire alla guerra o alla ricerca di una vita migliore, sono in movimento milioni di persone, i vertici dei citati Paesi disquisiscono sulla chiave di riparto per prendersi a carico 30/50’000 migranti. Un’inezia. Un approccio vergognoso. Nessuna vera azione a sostegno dell’Italia, nessun progetto su come evitare le partenze, nessun maggiore impegno per aiutare in loco. Di fondo si pensa che chiudendo le frontiere il problema si risolva; quanta ipocrisia.

In questo contesto di immobilismo e di fallimento di un sistema di gestione coordinato a livello europeo, sottolineiamolo (!), la Svizzera agisce in maniera esattamente opposta. Nel solo 2015 è pronta ad accogliere un contingente di 3’000 rifugiati da integrare. In loco vengono investite diverse decine di milioni (50 solo per la Siria). Considerata poi la posizione geografica, il nostro sistema di controllo delle frontiere e delle domande di asilo è costantemente sotto pressione, ma risponde in maniera adeguata.

Proprio in questi mesi le Camere federali approveranno la riforma II della legge sull’asilo. Un riassetto del sistema, fortemente coordinato con i Cantoni, che permetterà di accelerare sensibilmente i tempi di procedura. Si aiuterà ancora meglio chi veramente ha bisogno e si potranno rimpatriare coloro i quali non adempiono i requisiti per ottenere rifugio. Occorre pragmatismo, non possiamo regalare a tutti una vita migliore a carico del nostro sistema sociale. Finalmente si potranno sanzionare quei Cantoni, soprattutto romandi, che oggi sono totalmente incapaci e inefficaci nei rimpatri. La riforma è molto importante, si spera che UDC e PS non facciano ostruzionismo sistematico per interessi elettorali (non sarebbe una novità).

Accanto a ció assume un ruolo centrale il lavoro alla frontiera da parte delle Guardie di confine. Occorrono rinforzi permanenti per gestire le persone in arrivo. Chiasso sarà una realtà chiave nei prossimi mesi. In quest’ottica è fondamentale essere concreti. Bisogna svolgere tutte le formalità del caso, respingere sistematicamente chi non ha diritto a rifugio e comunque garantire condizioni dignitose. Parliamo di persone umane. Gli allarmismi lanciati questa settimana ad arte da esponenti di destra (penso ad allarmi sanitari) sono altrettanto irresponsabili.

Tornando infine alla gestione europea della crisi, ci troviamo di fronte ad una nuova dimostrazione dell’attuale crisi istituzionale e sistemica del costrutto “Unione Europea”. Visioni, valori e impegno dei fondatori sono andati dimenticati. L’odierno pachiderma burocratico sforna settimanalmente regolamenti e direttive, mentre di fronte ai veri problemi non riesce a proporre soluzioni coordinate ed efficaci. Non solo in ambito migratorio, penso anche alle questioni socioeconomiche (disoccupazione, socialità). Così non può andare avanti.

Marco Romano