Siamo sicuri che l’ultimo tratto di una vita non valga nulla? – Intervista a Sergio Morisoli

Benedetta 111xIl voto “bulgaro” in Commissione scolastica contro l’iniziativa Delcò Petralli (possibilità del suicidio assistito negli ospedali e nelle case anziani) ha suscitato una certa sorpresa. Ne abbiamo parlato  con uno dei Relatori sul tema, l’on. Sergio Morisoli, presidente di Area Liberale.

Ticinolive sarà lieto di ospitare anche l’opinione dei fautori. Un’intervista di Benedetta Galetti, dottoranda in Giurisprudenza dell’Università di Friborgo e scrittrice, e Francesco De Maria.

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Morisoli 2Benedetta Galetti e Francesco De Maria   La commissione sanitaria ha espresso un no deciso, in merito all’accesso agli ospedali e alle case per anziani delle associazioni per il diritto alla morte. Quali sono i motivi fondamentali che vi hanno condotti a queste conclusioni?

Sergio Morisoli   La Commissione non ha espresso un no deciso verso per l’accesso agli ospedali e alle case anziani delle associazioni per il diritto alla morte. Ha deciso di non scrivere un articolo di legge per acconsentire a che negli ospedali e nelle case anziani sia praticato il suicidio assistito. E’ ben altra cosa che il non volere la società x o y. La Commissione ha voluto ribadire che gli ospedali e le case anziani sono luoghi di cura e di accoglienza e non luoghi in cui si somministra la morte. Ha voluto riaffermare che il primato degli ospedali e delle case anziani è di occuparsi della vita dei pazienti e degli ospiti, per garantire una totale chiarezza della missione di questi luoghi e la tutela di chi ci entra. Inoltre la Commissione ha capito perfettamente che il suicidio assistito, per essere praticato, non basta la volontà di chi lo decide per sé stesso ma va a mettere in moto una catena di libertà e responsabilità di terze persone coinvolte con conseguenze umane difficilmente controllabili e desiderabili a tre livelli: livello di coscienza personale, livello di ruolo/funzione curativa e livello di missione dell’ente stesso di cura. Una terza ragione è stata la consapevolezza che il bisogno esiste, ma che un bisogno non deve essere solo perché esiste necessariamente elevato a diritto e quindi regolato con una legge. Un diritto richiama poi degli obblighi, e genera cultura; la Commissione comprende a fondo il bisogno e la necessità di taluni ma non ha ritenuto di elevarlo a diritto.

Non è strano che ci sia stata l’unanimità per il no? Dov’erano i commissari “pro libera scelta della morte” ?

SM   No, non è strano. La Commissione non era chiamata a decidere se il suicidio assistito è legale o meno, questo lo sancisce il diritto federale e il codice penale svizzero. Non era in gioco “la libera scelta della morte”, i commissari non si sono espressi su questa libertà, eravamo chiamati a decidere se acconsentire o meno che qualcuno potesse decidere di togliersi la vita facendosi aiutare da qualcuno all’interno di un ospedale o una casa per anziani.

Secondo lei esiste un diritto costituzionale al suicidio, come sostengono l’on. Delcò Petralli e il dottor Cavalli?

SM   Non sono un costituzionalista. Ci sono eminenti giuristi che sostengono la tesi del sì e altrettanti eminenti giuristi che sostengono il contrario. In fondo tutti però sanno che non è una questione giuridica, ma morale. Il problema è a sapere da dove discende la morale? Da profano posso solo dire che per me una Costituzione dovrebbe contenere i valori che fanno grande una nazione e il suo popolo, quindi quelle norme per migliorare le condizioni di vita collettive e individuali, prevedere nella Carta fondamentale la morte in una forma o nell’altra non mi pare molto indicato.

Se tale diritto esistesse, quali sarebbero le conseguenze legali? Quali provvedimenti dovrebbe prendere lo Stato per garantirlo?

SM   Resto dell’idea che non è un diritto costituzionale, ma una materia del diritto penale.

Si arriverà a un referendum a Suo giudizio?

SM   Può darsi. La cultura dominante, almeno quella mediatica, va nella direzione dell’iniziativa. Il problema è che non c’è una cultura altrettanto forte per contrastarla. E’ un tema difficilissimo perché istintivamente prende. Chi non vorrebbe alleviare le sofferenze a un suo caro? Chi non si pone la domanda a cosa serve continuare a vivere così? Sono domande colossali, ma proprio perché colossali meritano una grande attenzione nel trovare le risposte. Non necessariamente il livello pietistico, legittimo e umano, è quello giusto e il primo da seguire per trovare la risposta adatta. Manca un’educazione non alla morte ma alla vita. La domanda è perché vivere, non perché non aiutarlo a morire. Divaghiamo nell’alta filosofia, ma è la dimostrazione che il tema non è banale. La prima reazione è quella di dire che è giusto farla finita, ma se poi uno ci pensa un attimo gli vengono più domande, dubbi che risposte; e le risposte e la consolazione non saranno mai il diritto o una legge votata a maggioranza a dargliele

L’articolo 115 CP è la chiave (legale) del Suicidio Assistito. Lei lo considera moralmente accettabile?

SM   Alcuni anni fa la Confederazione ha cercato di definire meglio questo campo. Dopo numerose consultazioni e dibattiti ha deciso che la miglior soluzione era quella di lasciarlo così. Credo che il legislatore volutamente ha creato uno spazio grigio, proprio perché una norma in un senso o nell’altro potrebbe essere peggio che nessuna norma specifica. Considero moralmente accettabile la scelta giuridica fatta (il male minore), ma non il suicidio ovviamente assistito.

Più in generale, la legislazione federale in materia di suicidio assistito è da considerarsi soddisfacente? Come potrebbe essere migliorata?

SM   Come già detto, è un bisogno assolutamente minoritario che i media fanno però diventare enorme. Chi opera al fronte sa benissimo già oggi come comportarsi di fronte alla drammaticità della richiesta. Qui invece si vuole, in ogni caso per pochi casi, forzare l’introduzione di un diritto generale che tale non è. Il risultato potrebbe essere anche paradossale: che il diritto faccia nascere il bisogno e una cultura in questa direzione. Alcune associazioni ne sarebbero ben liete.

Come giudica l’operato delle associazioni per il diritto alla morte presenti sul territorio cantonale?

SM   Non posso giudicarle non le conosco, posso solo dire che se non ci sono denunce significa che rispettano le leggi.

A livello cantonale, una legislazione che controlli l’attività di tali associazioni sarebbe necessaria?

SM   Penso che valga quanto detto sopra: occorre tenere al minimo la luce proiettata su questo tema. Più si regolamenta e più se ne parla più diventa un fenomeno crescente.

Lei aveva già sentito parlare di Liberty Life? Che idea se ne è fatta?

SM   No, non ne avevo mai sentito parlare prima. Mi aspetto un’esaustiva risposta del Governo all’interrogazione del collega Raul Ghisletta.

Lei è notoriamente contrario alla pratica del suicidio assistito. Riesce ad avere comprensione per gli argomenti (o per certi argomenti) dei fautori, come ad esempio Cavalli o Delcò, o li considera aberranti?

SM   Io sono notoriamente favorevole alla vita dal concepimento alla sua fine naturale. Certo che ho comprensione per i fautori, ma la comprensione non basta non è l’unico criterio di giudizio. Il prof. Cavalli è giornalmente in contatto con chi è tra la vita e la morte, conosce certamente molto meglio di me lo stato d’animo, fisico e psicologico di chi si trova nella situazione di chiedere di morire. Sono sicuro che è in buona fede e che non banalizza nessuna richiesta, si muove con pietà. Ma è pietà accorciare il cammino che lo separa dalla morte o è pietà accompagnarlo fino in ultimo? La vita è la cosa più cara che abbiamo, aiutare a togliersela significa confermare che non vale più nulla, siamo così sicuri che l’ultimo tratto non valga nulla? Siamo sicuri di non entrare in un’ottica utilitaristica? Aiutare qualcuno ad abbracciare la morte anziché cercare con lui fino in ultimo di sfuggirla e farsi prendere il più tardi possibile? Uno non nasce solo e non muore solo, la sua vita è una rete di relazioni e l’estrema decisione proprio perché cosciente, genera conseguenze negli altri che lo voglia o no è così. Va a scalfire la libertà degli altri. Pur avvenendo in modi dignitosi e magari anche “dolci” resta un gesto estremo, un gesto disperato e una ferita per chi resta per chi sta attorno. In fondo al cuore tutti vorrebbero una morte naturale, certamente nessuno vorrebbe autodistruggersi, la medicina dovrebbe proprio tenere conto di questo per non trovarsi sulla scorciatoia della morte assistita. In questo senso il grande progresso per l’umanità arriva lavorando sulle cure palliative e non anticipando la morte.

Che cosa significa per lei la “buona morte”?

SM   La morte sarà “buona” se prima ci sarà stata una buona vita, compreso l’ultimo respiro.

Melano 1xQuali sentimenti ha provato quando ha visto la fotografia della grigia “casa della morte” ?

SM   Nessun sentimento. La morte è una cosa brutta sempre ed ovunque.

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