Se la fiction della RSI spara sui cacciatori – di Tullio Righinetti

Pubblicato come Opinione nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore e della testata

In questi giorni sulla RSI è andata in onda una fiction in cinque puntate, dal titolo I guardiacaccia. Ho seguito tutti gli episodi con la malcelata speranza di vedere qualcosa di interessante, anche se già dopo il primo ero deluso, indignato, amareggiato e anche arrabbiato. Non a caso l’amico Fabio Regazzi, consigliere nazionale e presidente della Federazione cacciatori ticinesi (FCTI), ha manifestato tutto il suo disappunto per come l’importante argomento sia stato affrontato. Come cacciatore da una vita, ma pure ex dirigente, membro della Commissione consultiva e presidente di una commissione d’esami, mi sono sentito offeso. Dirò brevemente la mia opinione su questa ennesima uscita della nostra televisione pubblica che definire sbagliata è un eufemismo.

L’idea di fare un film sul guardiacaccia e sulla attività venatoria nel nostro cantone è buona. Anzi era un’occasione per fare conoscere al grande pubblico un’attività importante nella gestione della selvaggina, con la possibilità di rendere popolare l’intero mondo venatorio che in Ticino ha avuto e ha ancora forti radici e tradizioni che risalgono nei secoli. Era data la possibilità di spiegare ai giovani, che purtroppo non lo imparano più in famiglia, e tantomeno nella scuola, cosa siano veramente la caccia e il suo esercizio. La conoscenza del mondo animale selvatico legata a quella del territorio in cui vive, che cosa è la caccia oggigiorno, di che cosa si occupa e preoccupa, e soprattutto che cosa fa il cacciatore tutto l’anno e non solo nelle poche settimane nelle quali opera una selezione importante sul terreno a beneficio di tutti. E lo fa per di più pagando una licenza non propriamente a buon mercato, permettendo allo Stato di risparmiare fior di quattrini per lavori che rientrerebbero nei suoi compiti.

Gli autori del film, sicuramente non competenti e spesso mal consigliati, hanno fatto passare nell’opinione pubblica una visione distorta di quel complesso ed emotivo fenomeno che è la caccia. Il seguace di Diana viene identificato nel bracconiere feroce e senza scrupoli. Incosciente e superficiale nel tirare il grilletto, al punto di colpire mortalmente una ragazzina che corre gioiosa nel bosco e un guardiacaccia che sta facendo il suo lavoro. Il tutto in situazioni meteorologiche ottimali forse proprio per colpevolizzare ancor più l’individuo. E in più vien fatta passare l’idea che il cacciatore sia un bevitore incallito.

E pensare che sarebbe stato interessante per il pubblico ticinese conoscere cos’è la FCTI. Di che cosa si occupano i suoi dirigenti e i suoi membri in collaborazione con lo Stato. Dalla formazione delle nuove leve, agli esami per la licenza, all’importante attività di monitoraggio, i censimenti, indispensabili per evitare di intaccare il capitale intervenendo solo su una parte della produzione, al ricupero di animali feriti o morti con i lori cani da sangue. Ma anche sarebbe stata l’occasione per far conoscere al pubblico come si è modificata l’attività venatoria negli anni. Le volontarie rinunce ad abbattimenti che, con i cambiamenti subentrati nel territorio, potrebbero mettere in difficoltà determinate specie.

L’equazione che volutamente si è voluto rendere ufficiale è quella di cacciatore = bracconiere, cacciatore = incosciente, cacciatore = bevitore, cacciatore = cattivo in contrapposizione a guardiacaccia = buono. Più sinteticamente cacciatori = criminali. È una grande offesa a tutto il mondo venatorio cantonale. Bene ha fatto il presidente Regazzi a chiedere le scuse ufficiali alla RSI. La CORSI, che peraltro ha poco potere a Comano, dovrebbe occuparsene.

È stato un ulteriore pessimo esempio, questa volta nella complessa ed emozionale attività della caccia, altre volte è avvenuto nell’economia, e più in generale nella politica, del decantato servizio pubblico. È stata anche una nuova dimostrazione di come viene malamente speso il denaro del contribuente. Si vede che a Comano si sentono in una botte di ferro per quanto sarà chiamato a decidere il popolo nel mese di marzo nel prossimo anno. Ma forse si sbagliano.

Tullio Righinetti