Dopo una legislatura insoddisfacente vale la pena andare a votare ?

di Paolo Camillo Minotti

Abbiamo scelto questa immagine perchè propone un ragionamento tanto semplice quanto efficace. Proviene dall’Italia, ovviamente, perché da noi la Mafia non esiste.

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L’interrogativo posto nel titolo se lo sono fatto nelle scorse settimane parecchi dall’Italia o cittadini che scrivono lettere ai giornali. Alcuni, come Donatello Poggi, dalla delusione per quanto (non) fatto dalla politica nel quadriennio che sta per concludersi, hanno tirato la conclusione di votare scheda bianca (oppure di non andare a votare). Per altri, militanti o dirigenti di un determinato partito, la risposta a questa situazione insoddisfacente starebbe nel far vincere il loro partito. Così per esempio l’MPS o il PC invitano gli elettori di sinistra a votare per loro, anziché per i socialisti (per non parlare dei partiti «borghesi») che non farebbero più una politica di sinistra a protezione dei lavoratori residenti nel Ticino. Il presidente UDC Marchesi invece sostiene, con una certa logica, che la maggioranza dei ticinesi – che aveva votato No ai Bilaterali e Sì a un freno all’immigrazione di massa – farebbe bene a votare anche alle elezioni per gli unici partiti che sostengono inequivocabilmente questa posizione, cioè l’UDC e la Lega.

L’avvocato Fulvio Pelli, invece, nel suo articolo «Una legislatura insufficiente» apparso sul CdT del 29 marzo 2019, sembra situare la principale causa dei problemi che si sono riscontrati nel passato quadriennio, nel fatto che da due legislature è venuta a mancare la maggioranza liberale-radicale in Consiglio di Stato, rispettivamente nella maggioranza leghista che l’ha sostituita. Dopo aver criticato l’operato di tutti i Dipartimenti (salvo naturalmente di quello diretto dal liberale Vitta), la moda del «primanostrismo» e le beghe che hanno imperversato in Gran Consiglio, con l’enfatizzazione di problemi di secondaria importanza, Fulvio Pelli attribuisce alla Lega pure la responsabilità per i problemi del traffico, siccome essa dirige da più di 20 anni il Dipartimento del Territorio, e dell’aeroporto di Lugano-Agno, dato che esso è nelle mani del sindaco Borradori…..Mi sembra che si tratti di una tesi un po’ tanto semplicistica, ove appena si pensi che Lugano è stata diretta per 60 anni dai liberali e per 30 anni dal sindaco Giudici, che non si sono mai degnati di impostare una strategia di gestione sostenibile del traffico luganese (il tram andava fatto almeno 30 anni fa’!) né di schizzare un tipo di sviluppo della città che non fosse legato solo alla «monocultura» bancaria.

Detto questo, personalmente condivido che il quadriennio appena trascorso è stato caratterizzato da una gestione politica insoddisfacente. I singoli consiglieri di Stato nei loro dipartimenti hanno fatto anche parecchio di buono, ma sono mancate la visione  d’assieme e una conduzione politica energica finalizzata ad affrontare alcuni problemi strategici con l’orizzonte della prossima generazione. Si è preferito talvolta prendere delle decisioni di corta veduta, facendo dei compromessi a mio parere insoddisfacenti.

Prendiamo per esempio il modo in cui è stata gestita la faccenda delle Officine FFS di Bellinzona: ci si è lasciati condizionare eccessivamente dalle FFS (che indubbiamente hanno un potere che sulle autorità cantonali e comunali può avere un’influenza potente, ricattatoria); per ottenere la conservazione di 200 posti di lavoro – che probabilmente non avrebbero comunque potuto in ogni caso andare fuori Ticino – le autorità cantonali e comunali hanno steso letteralmente tappeti rossi alle FFS, offrendo loro per l’acquisto di una parte del sedime che verrà dismesso in città una cifra favolosa, pagando un prezzo da terreno edificabile R5, quando in effetti il sedime attualmente si trova in zona industriale a uso ferroviario; senza contare che alla fine dell’Ottocento quel terreno fu donato gratis alle Ferrovie dal Patriziato di Daro! Un secondo errore capitale è stata la rinuncia all’ubicazione delle Officine a GIornico-Bodio, dove vi è un’area industriale già attrezzata e attualmente inutilizzata, ciò che avrebbe riportato un po’ di vita in una zona povera di occasioni di lavoro salvando nel contempo un terreno agricolo pregiato a Castione. Il Cantone avrebbe dovuto sostenere con determinazione tale duplice obiettivo, chiedendo anche il sostegno della politica federale. Invece si è adagiato un po’ servilmente al «diktat» delle FFS.

Il caso delle Officine è paradigmatico: l’impressione è che il Governo e il Parlamento cantonali abbiano prediletto come regola le scelte un po’ facili, scansando quelle opzioni coraggiose che presuppongono capacità di battersi e dispiego di molte energie.

Votare scheda bianca sarebbe frustrante

Ma questa insufficienza non può ragionevolmente portare, a mio avviso, alla scelta di disertare le urne o di votare scheda bianca come suggerito da Poggi, perché sarebbe una scelta rinunciataria e deprimente. Disertare le urne equivarrebbe a lasciar decidere la minoranza presenzialista che a votare ci andrebbe comunque (tra cui i galoppini di partito ed i profittatori delle erogazioni dello Stato), che non necessariamente farebbe scelte migliori. Inoltre va detto che non tutti i partiti si equivalgono e che i politici (anche all’interno di ciascun partito) non sono tutti uguali e intercambiabili. Anche fra quei consiglieri di Stato o granconsiglieri che hanno avallato scelte sbagliate (vedi l’esempio delle Officine) occorre distinguere: qualcuno fra loro in altri campi ha magari fatto buone scelte. D’altronde se ciascun cittadino votasse solo i politici che siano sempre in sintonia con lui su tutti i temi, pochissimi voterebbero ancora…..Un massiccio astensionismo arrischierebbe perciò di favorire l’elezione di una classe politica ancora più mediocre e poco rappresentativa.

I lanciatori di «falsi allarmi»

Per restare sull’esempio citato delle Officine, va detto inoltre che – oltre ai decisori politici cantonali e comunali – ad assolvere male il loro compito sono stati pure gli ambienti direttamente toccati dalla decisione che avrebbero potuto lanciare il referendum e non l’hanno fatto, perché hanno avuto paura di andare contro le autorità cantonali. Alludiamo naturalmente all’Unione Contadini Ticinesi e ai Municipi di Bodio, Giornico e Pollegio. Non vi è peggior jattura in una democrazia diretta come la nostra di chi dapprima solleva una bandiera e sostiene una posizione e poi però, all’idea di dover sostenere una battaglia impegnativa (e magari a seguito di pressioni e promesse varie di compagni di partito), gli cominciano a tremare le gambe e si tirano indietro. Noi non siamo in Sicilia, ma il tipo umano chiamato laggiù «quaquaraquà» esiste pure alle nostre latitudini; eccome se esiste! In Ticino li chiamavamo «barlafüüs». Queste persone e questi ambienti hanno un’influenza nefasta, perché traggono in inganno i loro concittadini, i quali magari contavano di sostenere il referendum con convinzione ma aspettavano naturalmente che fossero le cerchie direttamente toccate a lanciarlo; e invece, siccome quest’ultime all’ultimo momento si tirano indietro, la decisione adottata non può più venire combattuta….

Tutta colpa della Lega e dei «populisti» ?

Ma pure la tesi di chi mette sul conto della Lega e dei populisti tutte le cose che non funzionano, lascia parecchio a desiderare. È riduttivo affermare che la superficialità che talvolta si è riscontrata in Gran Consiglio (e che ha portato a prendere qualche cantonata), sia dovuta solo all’effetto demagogico indotto dalla Lega e dal primanostrismo; in realtà il male è trasversale ai partiti ed ha parecchie cause: l’impreparazione di molti eletti – indotta in qualche partito da un avvicendamento generazionale brusco –, la rinuncia di molte persone preparate a mettersi in politica, il fatto che parecchi deputati sono solo dei portavoce di altri (lobby varie) e non hanno autonomia di pensiero e di azione, eccetera.

Perciò è importante cercare di fare buon uso delle facoltà di voto e scegliere bene le persone che si candidano. Bisogna cercare di sostenere i più capaci e quelli che si sono prodigati con maggior coerenza e impegno per affrontare determinati temi e risolvere determinati problemi; naturalmente ognuno giudicherà nell’ambito della propria visione delle cose: per esempio un liberale e un comunista (o un leghista e un socialista internazionalista) non condivideranno facilmente chi sia il deputato o il consigliere di Stato che abbia meglio operato, perché il giudizio di merito si sovrappone alle visioni politiche o ideologiche che possono divergere assai. Però, lasciando da parte i casi di divergenza fondamentale di opinioni, occorre cercare – anche trasversalmente ai partiti – di appoggiare i migliori e chi ha lavorato bene (o chi argomenta bene facendo sperare di lavorare meglio di chi è in carica). Questo non evita completamente le disillusioni, perché per definizione la scelta delle persone – contrariamente alle votazioni tematiche – ha una componente soggettiva e aleatoria, nei due sensi: in chi elegge perché si lascia prendere dalla simpatia personale di primo acchito, e in chi viene eletto perché ovviamente non si ha mai la certezza di come egli reagirà di fronte a problematiche future e che magari non sono state affrontate nella campagna elettorale. Ma questi sono i limiti insopprimibili della democrazia rappresentativa….e con essi si deve vivere.

Le mie raccomandazioni sulla lista UDC

A mo’ di esempio, sulla lista UDC di cui sono simpatizzante, personalmente voterò per quei bravi e capaci granconsiglieri uscenti, che corrono il rischio di non farsi rieleggere perché insidiati da «new entry» di grande notorietà ma che – a mio umil parere – non meritano appoggio; d’altra parte in quei circondari dove non vi è un deputato uscente voterò per coloro che ritengo più affidabili, patrioti e con vedute che collimano con le mie (questi 3 requisiti esattamente in questo ordine di priorità).

Concretamente: meritano riconferma i granconsiglieri uscenti Sergio Morisoli, Paolo Pamini, Tiziano Galeazzi e l’ex segretario agricolo Cleto Ferrari, che sono stati fra i deputati più propositivi del Gran Consiglio, ciascuno nel suo ambito di attività (Morisoli e Pamini con un profilo politico-ideologico più marcato, Galeazzi e Ferrari più pragmaticamente rivolti ad affrontare temi attinenti al nostro territorio).

Inoltre voterò per i seguenti altri candidati: il docente Edo Pellegrini, Eros Mellini, l’ex poliziotto Alfredo Bazzocco, l’avvocatessa Roberta Soldati, Gianplacido Giamboni, Marco Ottini e Manuele Strazzini. Non cito il presidente Marchesi, la cui elezione dovrebbe essere quasi scontata nel circondario luganese, essendo egli candidato pure al CdS. Raccomando invece esplicitamente di NON VOTARE il dr. Franco Denti, lo psichiatra Orlando Del Don e l’avvocato Tuto Rossi. I dottori e gli psichiatri farebbero meglio a profondere le loro energie nella loro impegnativa professione, ciò che potrebbe forse arrecare maggiori benefici ai loro pazienti e alla cittadinanza tutta. In quanto a Tuto Rossi, la cui intelligenza è incontestata, la controindicazione sta tutta in un particolare del suo curriculum che nel suo lussuoso volantino elettorale in carta patinata egli ha volutamente tralasciato, ma che molti concittadini ciò non di meno ricordano benissimo, perché riguardò le cronache giudiziarie del Cantone e i vertici di BancaStato; e ritengono perciò che la sua elezione sarebbe malvenuta e inopportuna.

Paolo Camillo Minotti

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NOTA BENE. (francesco de maria) Le “raccomandazioni” elettorali di Paolo Camillo Minotti non coincidono con le mie, e questo in almeno tre casi.

In particolare sosterrò le candidature di Lara Filippini (deputata uscente, Lugano) e del dottor Orlando Del Don (Bellinzona)