Gaza: la tensione sale dopo l’attacco missilistico di Hamas e la risposta di Israele

 

La Striscia di Gaza è controllata dallo Stato di Israele, con l’appoggio dell’Egitto, da quando nel 2006 il gruppo fondamentalista islamico sunnita Hamas ha vinto le elezioni legislative palestinesi e ha preso il controllo del piccolo territorio nel 2007. Gli israeliani hanno chiuso le frontiere con muri di cemento e filo spinato, mantenendo a tutt’oggi un paralizzante blocco su Gaza.

Un nuovo ciclo di violenze è iniziato dopo che l’aviazione israeliana ha ucciso alcuni militanti palestinesi, prendendo di mira giovedì scorso diverse posizioni dei militanti di Hamas nella parte settentrionale della Striscia di Gaza, in risposta ai presunti lanci di “palloncini” che trasportavano bombe incendiarie per danneggiare obiettivi israeliani. Il gruppo che controlla la Striscia ha lanciato missili verso Israele.

Venerdì due palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane durante le proteste lungo la recinzione perimetrale e militanti palestinesi, pare vicini ad un gruppo di Jihad islamici, hanno sparato e ferito due militari israeliani.

Israele considera il gruppo Hamas e i gruppi terroristici della Jihad responsabili dal 2007 di tutti gli attacchi provenienti da Gaza. La tensione è alta da quando i palestinesi protestano vicino alla recinzione di Israele chiedendo il loro diritto al ritorno sulle loro terre e la fine dell’assedio che dura da 12 anni. Assedio che ha devastato l’economia locale con oltre il 52% di disoccupati, che ha dilagato la povertà e limitato l’accesso ai beni di prima neccessità e ai servizi di base ai due milioni di abitanti di Gaza.

I palestinesi hanno invitato Israele da molto tempo ad allentare il paralizzante blocco. Ma nell’ultimo anno Israele ha ucciso oltre 270 palestinesi, giustificando le sue azioni militari al confine con Gaza con la necessità di proteggere le proprietà e difendersi dalle infiltrazioni, affermando che Hamas usa le proteste come copertura per effettuare attacchi contro gli israeliani.

Un’indagine dell’ONU rilasciata a fine febbraio, ha rivelato che Israele potrebbe aver commesso crimini contro l’umanità nel rispondere alle proteste di confine, visto che i cecchini hanno intenzionalmente sparato a civili come bambini, disabili e giornalisti. Israele ovviamente ha rigettato questo rapporto, ma Hamas ha chiesto alla comunità internazionale che Israele venga ritenuto responsabile.

I missili di Gaza hanno portato ad una nuova escalation militare che sembra porre fine alle speranze di una risoluzione a più lungo termine. Ne sono stati lanciati a dozzine nel sud di Israele, intercettati dal sistema missilistico Iron Dome.

Il portavoce di Hamas, Abdullatif Al-Qanou, ha riferito che la resistenza rimarrà presente per rispondere ai crimini dell’occupazione e non permetterà che venga versato sangue del popolo palestinese, minacciando di lanciare missili anche nell’area di Tel Aviv se Israele continua ad attaccare obiettivi a Gaza. In risposta, Israeli Air Force, che opera con aerei per la maggior parte forniti dagli Stati Uniti, ha colpito circa 200 obiettivi considerati terroristici.

La rappresaglia continua con l’intensificazione degli attacchi l’uno contro l’altro. Stando alle ultimissime notizie, i militanti palestinesi hanno lanciato da Gaza verso il territorio israeliano oltre 600 missili ferendo e uccidendo alcune persone. Circa il 70% sono caduti in campi aperti, mentre il 90% diretti verso le aree popolate sono stati intercettati. Gli altri rimangono difficili da intercettare per mancanza di tempo se sparati da una località a meno di pochi chilometri di distanza.

Nel frattempo il primo ministro Benjamin Netanyahu, impegnato in negoziati per formare un nuovo governo dopo le elezioni dello scorso mese, ha ordinato massicci attacchi nella Striscia dopo questa nuova escalation di due giorni che ha ucciso in tutto nove palestinesi e tre israeliani. Le vittime palestinesi a Gaza includono una donna 37enne incinta e la nipote di 14 mesi.

I residenti delle comunità israeliane di confine si dicono vittime del cinismo e della debolezza del primo ministro Netanyahu, criticandolo fortemente per la sua gestione della Striscia, sostenendo che non ha nessuna strategia per gestire questa realtà, continuando con tentativi fallimentari di fare concessioni ad Hamas al fine di prevenire una soluzione a due stati.

Un’escalation militare tutt’altro che conclusa e che potenzialmente potrebbe rivelarsi lunga e pericolosa. Le comunità internazionali devono agire molto rapidamente per allentare le tensioni che sono aumentate.

Il coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente delle Nazioni Unite, Nickolay Mladenov, ha invitato le parti ad allontanarsi immediatamente e tornare alla situazione più tranquilla degli ultimi mesi con Israele che era disposto ad allentare il blocco in cambio di un arresto al lancio di razzi, includendo l’espansione di una zona di pesca al largo della costa di Gaza, l’aumento delle importazioni e la concessione allo Stato del Qatar di fornire aiuti economici al piccolo territorio a corto di denaro. Tuttavia Israele non rispetta questi accordi e anzi ha ridimensionato alla fine di questo mese l’espansione di pesca al largo della costa.

Nonostante la situazione, all’Expo di Tel Aviv vanno avanti come previsto i preparativi per il concorso internazionale “Eurovision Song Contest”, con le prove iniziate ieri per 9 delle 40 delegazioni internazionali invitate e che arriveranno a breve.