Il destino dei Curdi è appeso a un filo sotto l’attacco dell’esercito turco – Un post di Claudia Rossi

CLAUDIA ROSSI, pensiero del giorno  Mettiamo che dei curdi non ve ne importi nulla: che vivano o muoiano per voi è lo stesso. Non lo condivido, sia chiaro. Ma del resto non si può obbligare la gente a lavarsi le ascelle, figuriamoci a provare empatia verso il prossimo. Facciamo finta dunque che per voi quello sia solo l’ennesimo massacro in un paese lontano, la Siria, che non siete neppure certi di poter indicare a colpo d’occhio su di un mappamondo. Che se la facciamo fuori tra di loro, in fin dei conti. Ok, il ragionamento potrebbe anche filare se non fosse per un piccolo particolare: nel Nord della Siria sono detenuti qualcosa come 60 mila jihadisti. E indovinate chi faceva loro da carceriere? Bravi, i curdi. (Che, detto tra noi, sono anche quelli che contro l’Isis hanno combattuto in prima linea. Sono morti in 11 mila, mentre voi probabilmente inveivate contro il califfato dal vostro divano). E ora, sotto le bombe, i jihadisti scappano. Parliamo di gente pronta a buttarsi con un camion contro famiglie a spasso sul lungomare, eh, mica di ladri di polli. E se proprio non vi importa niente di uomini, donne e bambini che muoiono come mosche o scappano dalle loro case, se anche non ve ne frega una cippa dei curdi, della Siria e della pace in medio oriente, pensate almeno questo: che Erdogan faccia marcia indietro è auspicabile per tutti. Sì, anche per voi.

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Uno stile coinvolgente, intessuto di empatia e di sarcasmo.