“Non sono pericoli immaginari, ma molto reali”. Prosegue l’intervista a Ghiringhelli – Parte seconda

Questa intervista era (e rimane) un’intervista sulle elezioni federali d’autunno. Che non sono però al centro dell’interesse del “Guastafeste”. Il suo pensiero resta focalizzato sull’Islam.

Ciò non è neppure giornalisticamente un male, visto lo scoppio fragoroso (da noi non previsto) del “caso Jelassi”.

Riprendiamo la strada con una domanda sul problema principale di Ghiringhelli, il boicottaggio.

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immagine Pixabay

Francesco De   Maria  Lei pensa di essere tenuto al margine perché 1) dice cose contro corrente e irritanti 2) ha un numero esiguo di sostenitori 3) non dispone di una struttura organizzata?

Giorgio Ghiringhelli  Io penso di essere tenuto a margine per i motivi che ho elencato sopra, e che non si riferiscono solo al sottoscritto ma a tutti i critici dell’islam. Anche la grande Oriana Fallaci era stata messa in croce dalla stampa di sinistra e accusata da più parti di razzismo perché dopo l’attentato alle torri gemelle aveva scritto due libri ( “La rabbia e l’orgoglio” e “La forza della ragione”) nei quali criticava pesantemente l’islam senza peli sulla lingua . Ma le cose che aveva scritto quasi 20 anni fa e che allora andavano contro corrente si sono dimostrate fondate, e sarebbe ora che la stampa lo riconoscesse e imparasse la lezione. Certamente, per quanto mi riguarda, il fatto di non disporre di una struttura organizzata e soprattutto di un organo di informazione mi penalizza, ma non direi di avere un numero esiguo di sostenitori. Molti ticinesi condividono le mie preoccupazioni , e lo hanno dimostrato approvando nel 2013 con il 65,4% di voti favorevoli l’iniziativa “antiburqa”, ma pochi di loro si espongono pubblicamente su questi temi , un po’ perché non conoscono la materia, un po’ per paura degli islamisti e un po’ per non passare per razzisti. Posso comunque contare su alcune decine di persone che mi aiutano a finanziare le mie battaglie, come ad esempio il premio “Swiss Stop Islamization Award” che giungerà alla terza edizione nel 2020 e che mi costa oltre 6’000 franchi all’anno.

Il Ghiro con Mireille Vallette

La sinistra accusa ad altissima voce la destra di usare la paura come un’arma per condizionare i cittadini e il loro voto. Lei si sente un “fabbricante di paure”?

Quando non si sa più cosa dire si cerca di demonizzare l’avversario. Per fortuna che c’è una destra che si batte contro l’islamizzazione, contro l’immigrazione di massa incontrollata (specialmente quella “extraeuropea” di matrice islamica) e contro chi vorrebbe portarci nell’Unione Europea con la tattica delle fette di salame (con tanti saluti alla democrazia diretta) . Non si tratta di paure ingiustificate, ma reali : ognuno di questi temi è in grado di distruggere la Svizzera, e non capisco come a sinistra non se ne rendano conto. Se battersi contro questi mortali “virus” significa essere un “fabbricante di paure”, ebbene allora viva i fabbricanti di paure , me compreso !

Mi fornisca almeno due elementi concreti e recenti, relativi al nostro Ticino, che illustrino la pericolosità dell’Islam.

In un servizio di due pagine pubblicato lo scorso 31 ottobre, e dedicato al fenomeno della radicalizzazione che negli scorsi giorni ha portato in tre Cantoni all’arresto di 11 persone ( fra cui 5 minorenni) sospettate di avere legami con lo Stato islamico, il Corriere del Ticino ha riepilogato taluni casi venuti a galla in Ticino negli ultimi quattro anni : giovani partiti a combattere per l’ISIS, altri che cercavano di reclutare jihadisti e di radicalizzare perfino dei richiedenti l’asilo. Questi casi sono certamente preoccupanti, come lo sono gli atti terroristici di matrice islamica che in Europa hanno già causato centinaia di morti. Ma il pericolo maggiore è costituito dall’islamizzazione, non solo demografica ma anche politica e culturale, che vien portata avanti a piccoli passi , anche in Ticino, dove operano due associazioni (la Comunità islamica del Ticino e la Lega dei musulmani in Ticino) che da anni lavorano dietro le quinte per radicalizzare i musulmani, al preciso scopo di impedire la loro integrazione nella nostra società. Perché non si può pretendere di lottare contro la radicalizzazione insegnando il Corano, che è il manuale del perfetto musulmano radicalizzato , e la cui parte medinese è stata definita ”mille volte peggio del Mein Kampf” dal grande esperto di islam prof. Sami Aldeeb.

Non va dimenticato che nel 2001, in occasione di una perquisizione della casa di Youssef Nada (già direttore della banca luganese Al Taqwa) era stato trovato un documento di 13 pagine intitolato “Il Progetto” che descriveva le linee strategiche dei Fratelli Musulmani per conquistare il potere in Europa. Quel documento aveva fornito lo spunto al caporedattore del quotidiano romando Le Temps , Sylvain Besson, per pubblicare nel 2005 un libro intitolato “La Conquista dell’Occidente : il progetto segreto degli islamisti”, nel quale largo spazio è dedicato a personaggi che operavano (e in parte operano tuttora) in Ticino, che negli ultimi due decenni de secolo scorso era un’importante piattaforma per il finanziamento e lo sviluppo dell’ideologia islamista dei Fratelli Musulmani in Europa. Per maggiori dettagli rinvio alla lettura del minisaggio di una quarantina di pagine che avevo pubblicato sul mio sito il 14 novembre 2015 (proprio il giorno dopo la strage del Bataclan) con il titolo “Comunità islamica del Ticino cavallo di Troia dei Fratelli Musulmani” : http://ilguastafeste.ch/il_cavallo_di_troia_degli_islamici.pdf .

con Magdi Cristiano Allam

Molto istruttiva è pure la visione del documentario intitolato “Ramadan nel Paese del Rabadan” andato in onda il 24 aprile 2017 sulla RSI nell’ambito del programma “Storie”. In quel documentario si mostravano alcune storie che si intrecciavano attorno alla moschea della Lega dei Musulmani a Viganello, dove ad esempio si vedevano donne che pregavano dietro una coperta che le separava dagli uomini (vi immaginate le reazioni delle femministe se ciò accadesse in una chiesa cattolica ?), e bambine che in tenera età erano già velate. Scene che avevano suscitato stupore e sdegno da parte dell’ospite che era in studio : Saïda Keller Messahli, una signora musulmana di origini tunisine che crede in un islam liberale e che a Zurigo ha fondato qualche anno fa il Forum per un islam progressista. Proprio in quel periodo la coraggiosa signora Keller Messahli, che fra l’altro è favorevole al divieto del burqa, aveva pubblicato un libro (tradotto in francese nel 2018 con il titolo “La Suisse, plaque tournante de l’islamisme”) nel quale lanciava l’allarme per la crescente diffusione dell’islamismo nelle moschee svizzere e nel quale – al capitolo intitolato “Politica della tolleranza zero” – aveva accusato i politici di aver non solo sottovalutato la crescente diffusione dell’islamismo, ma di averlo “deliberatamente” ignorato. Un’accusa molto grave e che da sola avrebbe giustificato da parte della stampa nazionale, almeno nella campagna per le elezioni federali, una maggiore attenzione verso questa delicato tema. Il fatto che questa signora si sia scandalizzata per il tipo di islam radicale che viene praticato nella moschea ticinese dovrebbe pur suscitare qualche interrogativo , o no ? Fra l’altro , come emerso nel corso di recenti inchieste sul terrorismo, la moschea di Viganello era stata frequentata anche da jihadisti e, come ha ricordato il Corriere del Ticino del 31 ottobre scorso, fra le persone che si sono lasciate influenzare da un reclutatore che lavorava per Argo 1 (e che è stato condannato a due anni e mezzo di prigione) ci sarebbe anche “una persona che, stando al Registro di commercio, era tra i vertici della Lega dei Musulmani in Ticino”.

Qual è la posizione di Marco Chiesa sull’Islam? È in grado di definirmela con esattezza?

Beh, quale sia la posizione sull’islam di Marco Chiesa e degli altri candidati al Consiglio degli Stati è per l’appunto una di quelle domande che i giornalisti dovrebbero porre ai diretti interessati. Io mi limito a constatare che il candidato dell’UDC, in linea del resto con il suo partito e a differenza degli altri candidati, ha sempre votato a favore di tutte le proposte che miravano a mettere un freno allo sviluppo dell’islamismo. Ad esempio nella scorsa primavera egli aveva votato a favore di una petizione del Guastafeste, sottoscritta da 1’500 persone, con la quale si chiedeva all’Assemblea federale di vietare i fanatici movimenti islamisti (Fratelli musulmani e wahabiti) e di chiudere le loro moschee : in Consiglio nazionale la petizione era stata approvata dall’intero gruppo dell’UDC, dai due esponenti della Lega dei ticinesi e da due esponenti del PPD : Fabio Regazzi e Marco Romano. Lo scorso anno Chiesa aveva pure sostenuto la mozione di Fabio Regazzi con la quale si chiedeva l’espulsione di terroristi verso i loro paesi di origine, anche se considerati poco sicuri : mozione approvata dal Consiglio nazionale ma non da Marina Carobbio (contraria) e da Giovanni Merlini (astenuto) . Chiesa è favorevole all’iniziativa popolare cosiddetta “antiburqa” sulla quale il Popolo sarà chiamato a votare nel 2020 (al Consiglio degli Stati Filippo Lombardi si era astenuto ma il PPD è contrario) , mentre che a suo tempo Giovanni Merlini si era apertamente schierato contro l’analoga iniziativa lanciata in Ticino dal sottoscritto.

Dal canto suo la signora Carobbio , nella sua veste di presidente del Consiglio nazionale, è stata determinante con il suo voto a far bocciare di recente una mozione che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e ai centri culturali islamici. Per completare il quadro aggiungo che Chiesa ha già fatto sapere di essere contrario alla proposta del presidente socialista Levrat di rendere l’islam una religione ufficiale in Svizzera. Insomma, in ottica anti-islam (l’unica presa in esame per le mie indicazioni di voto), Marco Chiesa è il solo fra i candidati in lizza per il ballottaggio del 17 dicembre che dimostra di aver capito cosa sta succedendo.

Il presidente Caprara ha attaccato personalmente Chiesa accusandolo di essere legato a Blocher, “che si fa un baffo del Ticino”. È una frecciata che colpisce nel segno?

Blocher vien spesso e volentieri demonizzato dai suoi invidiosi avversari politici ma non è lui il diavolo e non si fa un baffo del Ticino. Praticamente tutte le votazioni a livello nazionale su iniziative popolari o su referendum lanciati dall’UDC di Blocher sono state approvate dai ticinesi, a dimostrazione del fatto che si trattava di battaglie di portata nazionale ma considerate dai ticinesi pure nell’interesse del Ticino . Faccio invece fatica a ricordare una qualche iniziativa popolare o un qualche referendum del PLR che siano stati accolti dai ticinesi. Non dimentichiamo che se non fosse stato per Blocher oggi la Svizzera farebbe già parte della disastrata Unione Europea, e già solo per questo fatto egli merita l’eterna riconoscenza da parte dei patrioti svizzeri . Marco Chiesa ha un ruolo importante nell’UDC nazionale, di cui è vicepresidente . Essere legato a Blocher non è dunque ai miei occhi un titolo di demerito ma semmai un motivo di vanto.

Fine della seconda parte. Esclusiva di Ticinolive