Doris e i pregiudizi sul privato – di Tito Tettamanti

La signora Doris Leuthard, consigliera federale sino al 31 dicembre 2018, ha accettato a far data dall’aprile 2020 la carica di membro del Consiglio di amministrazione della Stadler Rail di Bussnang, importante industria svizzera che fabbrica veicoli ferroviari. Immediate le critiche dei benpensanti: conflitto d’interesse, mancanza di sensibilità e così via per essersi messa a disposizione di attività economiche private.

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Leuthard, intelligente, ottima nella comunicazione, abile nel posizionarsi, autoritaria e determinata: in politica una vincente. Personalmente non ho condiviso molte delle sue decisioni. In virtù di una sua legge in Svizzera siamo obbligati a pagare una tassa anche se non abbiamo un televisore e ciò per finanziare l’emittente pubblica che altrimenti si dovrebbe sottoporre al giudizio del rinnovo del canone, vale a dire all’espressione di soddisfazione o meno dell’utente. Nel dibattito sull’iniziativa «No Billag» si è volutamente astenuta da un’opera di mediazione che avrebbe potuto riequilibrare parzialmente lo sbilanciamento verso sinistra della nostra televisione ed evitarci i costi di una votazione.

Con reazione emotiva (o ricerca di popolarità), nel 2011 imitando la Merkel, ha deciso l’abbandono del nucleare. Tra qualche anno constateremo la validità delle critiche alla sua politica energetica quanto a scarsità di approvvigionamento e costi. Recentemente sono state espresse riserve a proposito della sua capacità gestionale relative alla grave truffa delle autopostali. Per me ha saputo farsi sopravalutare quale consigliera federale, buon per lei.

Però gli apprezzamenti e la simpatia, la tolleranza per possibili errori, scompaiono appena la brava signora Leuthard mette a disposizione dell’economia svizzera l’esperienza e la conoscenza acquisite durante il periodo della sua carica. Avvocato della provincia argoviese, impegnata con successo in politica, in dodici anni quale consigliere federale ha visto continenti e nazioni che prima non conosceva, si è relazionata con il mondo del potere che le era sino ad allora ignoto, ha tessuto, grazie alla sua intelligenza e abilità, una rete di conoscenze tra chi conta. Non è che questo le sia stato regalato: consigliera federale non è un incarico da quaranta ore settimanali, cinque settimane di vacanza più feste comandate e ponti. In più per uno stipendio da funzionario (451.417 franchi) interessante forse per la Leuthard di allora ma una perdita secca per un industriale come Schneider-Ammann o qualunque manager o professionista affermato.

Ora, mettendosi a disposizione dell’economia privata, un ex consigliere federale fa risparmiare allo Stato 225.708,50 franchi di pensione ma, più importante, mette le cognizioni e relazioni acquisite in carica a favore dell’economia svizzera.

Peter Spuhler, anima e azionista di controllo della Stadler Rail della quale la signora Leuthard diventa consigliera d’amministrazione, nel 1989 ha ereditato una fabbrichetta con 18 dipendenti dal suocero. Oggi ha 10.500 dipendenti, è presente a livello mondiale e compete con i più grossi colossi del settore valorizzando conoscenze tecniche, iniziativa imprenditoriale e la tradizionale abilità manifatturiera svizzera. Parte dei soldi meritatamente guadagnati Peter Spuhler li ha reinvestiti con un suo socio, l’industriale svizzero Pieper, per salvare e ristrutturare la Rieter, prestigioso nome nella storia dell’industria svizzera.

Grazie alla rete internazionale di conoscenze che si è fatta la signora Leuthard, riuscirà sicuramente a dare una mano alla Stadler Rail ed all’economia svizzera: di tutto cuore auguri di buon successo e di buoni affari (anche per Lei signora). Ma resta il pregiudizio di chi considera che nel privato non si possa essere persone per bene. Moritz Leuenberger, un’icona del socialismo e della correttezza quando era consigliere federale, passato nel Consiglio di amministrazione di una grossa impresa di costruzioni svizzera, è diventato subito sospettabile di atteggiamenti conflittuali. Rimbrotto a Micheline Calmy-Rey: alla fine della sua carriera, con i risparmi suoi e del marito, si è permessa, figuratevi, di comperare un appartamento a Ginevra per più di due milioni, sicuramente in grandissima parte finanziati con ipoteche. Un grazie a Kaspar Villiger, già ministro delle finanze: è stato presidente del Consiglio d’amministrazione dell’UBS, in momenti difficili per la banca che necessitava di un garante di equilibrio e correttezza.

Ben venga quindi la messa a disposizione dell’esperienza di ex consiglieri federali a favore dell’economia svizzera. Per tanti anni abbiamo fatto loro fiducia quali governanti e possiamo pensare non abbiano perso capacità di giudizio e misura. Oltre all’avversione di molti verso le attività private, al pregiudizio ormai diffuso per il quale il pubblico è bene perché non ricerca il profitto, non è che queste forme di ottuso puritanesimo nascondano un sentimento molto diffuso nei confronti del successo: l’invidia?

Tito Tettamanti

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