Le ecotasse flagellano i redditi del ceto medio – di Iris Canonica

La maggioranza del Parlamento federale sembra aver perso il contatto con la realtà

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Troviamo questo articolo assolutamente ragionevole e ne raccomandiamo la lettura.

Approfittiamo dell’occasione per formulare una breve ma importante considerazione, che va ben al di là delle ecotasse, dell’isteria climatica, della pandemia e del genderismo. Dai primi anni Novanta la destra si è notevolmente rafforzata a livello elettorale e parlamentare (Consiglio nazionale)… ma in verità le cose vanno di male in peggio, poiché una ferrea coalizione si è creata contro di essa. I partiti “borghesi” (come continua a chiamarli l’Avvocato) si sono convertiti al Politicamente Corretto.

Facciamo l’esempio più vicino e più facile, la tassa sui biglietti aerei. Che il Partito socialista la voti è terribilmente normale. Ma che lo faccia il Partito liberale è agghiacciante.

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Dopo il voto delle Camere federali in materia di ecotasse ed eco balzelli e salvo – speriamo – una decisione diversa derivante da un auspicato referendum popolare, quanto si sta prospettando per molti cittadini del nostro paese ed altrettante aziende è una pesante mazzata fiscale dalle conseguenze disastrose. Stiamo parlando delle sciagurate ecotasse, legate alla revisione della legge sul CO2, votate nelle scorse settimane da un parlamento federale in balìa dei millenaristi del cambiamento climatico che, nella loro esaltazione ambientalista, sono riusciti a condizionare anche un partito come il PLR (promotore persino dell’introduzione di un balzello sui voli aerei, probabilmente un unicum per i partiti dell’area in tutta Eurpa), che dovrebbe in teoria rifuggire dai punitivi interventi fiscali e statali tanto cari all’area rosso-verde.

Se poi pensiamo che mentre si decidono misure disincentivanti per questo tipo di trasporto, il settore aereo sta letteralmente affondando, a causa degli effetti della crisi provocata dal maledetto virus cinese, e che proprio per tale ragione la Confederazione ha stanziato alcuni miliardi di franchi per sostenerlo, c’è da chiedersi se il Parlamento abbia davvero coscienza e conoscenza di cosa stia succedendo fuori dalle mura del palazzo federale.

Nessuna giustificazione

Ci vuole proprio tutta a votare l’aumento del prezzo della benzina e dell’olio da riscaldamento (nafta), con tutte le conseguenze del caso (perché, fra le altre cose, è ovvio che se aumentano i costi del trasporto merci, aumenteranno parallelamente anche quelli dei prodotti e dei servizi, degli affitti e via dicendo) in un momento come questo, ben sapendo che gli effetti della crisi pandemica saranno devastanti per l’attività economica e per l’occupazione e che i miliardari sostegni finanziari decisi dal governo graveranno anche sulle future generazioni.

Al di là di questo, le decisioni prese dal parlamento federale non trovano davvero giustificazione alcuna se solo pensiamo che la Svizzera è uno dei paesi più virtuosi al mondo in materia ambientale e che le sue emissioni di CO2 rappresentano solo l’1 per mille delle emissioni totali. Quanto deciso dalla maggioranza dei parlamentari federali rasenta davvero il masochismo, tenendo altresì conto che i cambiamenti climatici esistono da sempre (ciò non significa che non ci si debba muovere per contrastarne gli effetti o per combattere l’inquinamento), ed è davvero impressionante come questa maggioranza abbia abbracciato senza alcuna remora – parlare di spirito critico è pretendere troppo da certi politicanti – il “pensiero unico” dominante sul tema, seguendo molto opportunisticamente l’onda del momento.

Altro che “difendere i redditi”…

Sulle gravi conseguenze dell’aumento delle ecotasse, i deputati non solo hanno fatto spallucce, ma hanno addirittura tentato di minimizzarne gli effetti, inventandosi non meglio definite compensazioni e altre diavolerie. Nessuna considerazione è stata fatta su decisioni che penalizzano pesantemente i redditi di quei tanti cittadini che non chiedono sussidi e aiuti allo Stato, ma che con le loro imposte contribuiscono tangibilmente a finanziare i costi di un ente pubblico sempre più costoso e forse anche sovradimensionato. Altro che difendere i redditi, come qualsiasi serio politico dovrebbe impegnarsi a fare; qui si sta salassando un ceto medio e medio basso già severamente penalizzato dalle ripercussioni del maledetto virus cinese, ripercussioni che assumeranno una dimensione ancor più preoccupante nei prossimi mesi!

Hanno fatto allora molto bene le nostre autorità cantonali, direttore del Dipartimento del territorio e Consiglio di Stato, a dilazionare l’introduzione di quella tassa di collegamento, votata dal popolo, che tanto ha fatto discutere negli anni scorsi.

Inebriati dall’isterismo climatico

A Berna, evidentemente, fra parlamentari sempre più inebriati dall’isterismo climatico, l’approccio è stato molto diverso e, nonostante quanto abbiamo vissuto nei mesi scorsi, con un confinamento (il famigerato “lockdown”) che ha cambiato anche la nostra vita quotidiana, il parlamento ha a maggioranza votato senza alcun ritegno aggravi che deterioreranno sensibilmente i redditi delle economie domestiche, soprattutto di quelle che vivono nelle aree periferiche e che devono giocoforza far capo al trasporto privato (senza considerare, poi, che in diversi comuni ticinesi di queste aree si sta introducendo il pagamento dei posteggi nelle aree pubbliche anche per i residenti).

Il computo relativo a questi incrementi è a dir poco spaventoso: per un’economia domestica (che comprende anche le persone sole, i “single”) si calcola una maggiorazione media annua di 1’200 franchi, con l’incremento annuo della sola benzina valutato a 200 franchi (ma la rappresentante verde ticinese al Consiglio nazionale ha avuto il coraggio di affermare in una trasmissione radiofonica che la cifra è assolutamente contenuta).

Frattanto, anche sui giornali cominciano a comparire lettere e opinioni sui drammatici effetti di questi aggravi. Negli scorsi giorni, sul Corriere del Ticino, è stata pubblicata l’opinione di un pensionato luganese che, citando il proprio esempio personale, indicava come negli ultimi 10 anni il suo reddito pensionistico si sia ridotto di ben 7’000 franchi, di riflesso ai maggiori oneri legati ai premi di cassa malati. Ebbene, se pensiamo agli effetti che avranno le ecotasse e gli ecobalzelli votati dall’Assemblea federale, l’aumento dei premi di cassa malati intervenuto negli ultimi anni appare quasi una quisquilia. Ricordiamocelo, quando chi ha votato e sostenuto queste maledette tasse avrà ancora il coraggio di parlare di misure per frenare l’aumento dei premi di cassa malati. Non facciamoci prendere in giro.

IRIS CANONICA

(dal Mattino della domenica)