C’è una correlazione fra stati autoritari e pandemia? – di Vittorio Volpi

Presidenti e primi ministri cinesi – Immagini Wiki commons – https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/deed.en

Mentre da noi si parla di “terza ondata” e stiamo drammaticamente vivendo la seconda, fa effetto vedere in prima pagina di un quotidiano europeo una fotografia della maratona di Shanghai con ben 9mila partecipanti. Che invidia…

Allo stesso tempo l’articolo che accompagna la fotografia, un quotidiano inglese, ci dà più spunti che dovrebbero farci riflettere.

La prima notizia è che una banca, un gigante nato a suo tempo nella ex-colonia britannica di Hong Kong, la HSBC, sta valutando di chiudere la sua attività retail negli Stati Uniti. Mercato complesso, super competitivo, ma dove perdono soldi.
Meglio muoversi verso i mercati asiatici.

Hong Kong e la Cina producono almeno la metà dei ricavi per la HSBC, economie in forte crescita. Meglio focalizzarsi dove c’è il futuro. È un messaggio forte per tutti noi europei.

Il secondo messaggio che ci veicola il giornale è che la crescita economica del terzo trimestre in Cina è stata del 4,9 %, una ripresa strepitosa se si pensa. Un gigante di 1,4 miliardi di persone che ha subito prima degli altri i danni del Covid non solo ha recuperato la sua vitalità economica e sociale, ma ha ripreso a crescere ai suoi saggi positivi che per noi ormai sono da sogno, in tempi normali. Di più, il 2020 vedrà per molti di noi decrescite a due cifre e comunque ben in negativo, al contrario la crescita cinese è molto domestica per cui meno esposta ai mercati internazionali.

I dati macro ci dicono che il “tasso di risparmio” disponibile dei cittadini cinesi è salito al 37% del PIL contro il 32% degli anni precedenti. È quindi disponibile una riserva di consumi molto positiva per il 2021.

In sostanza, l’economia cinese ha reagito con incredibile energia al virus, alle contingenze del rallentamento di tutti i mercati mondiali, alla crisi della globalizzazione, alle tariffe di Trump. Anche se con Biden non saranno tempi migliori, anzi, se la prenderà con la Cina anche per i diritti umani dove Trump ha glissato abbondantemente, le cose andranno bene. Dalla stampa odierna rimangono un paio di punti controversi in sospeso.

Il primo è dove si è originato il virus. Secondo il Financial Times c’è un punto fermo: la Cina è stata l’epicentro della pandemia. Per i cinesi non è così. Dopo varie spiegazioni e teorie e senza un’apertura totale ad indagini internazionali, appare una nuova spiegazione.

Ne dà conto Guido Santevecchi sul Corriere della Sera del 30 scorso, dove si può leggere:” la stampa di Pechino, ispirata dalle dichiarazioni di scienziati locali e dalle veline del Partito-Stato, sta cercando d’imporre una versione secondo la quale il coronavirus non è partito dai pipistrelli tenuti in gabbia nel famigerato mercato alimentare di Wuhan, ma sarebbe arrivato con le derrate alimentari surgelate importate dall’estero…

Secondo l’ultima ipotesi degli esperti cinesi, sarebbero stati (prima o poi) i salumi del Nord Europa, poi la carne di maiale tedesca, le ali di pollo brasiliano, il manzo argentino, i filetti di pesce indiano e via di seguito…”

A distanza di un anno è certo che non sapremo la verità perché non ce la diranno!

Ultimo punto.
Bravi i cinesi ad uscire dalla pandemia con i loro metodi che da noi non potrebbero essere replicati (leggere Fang Fang), ma sostenere che solo il metodo cinese, il socialismo con caratteristiche cinesi, possa sconfiggere in modo mirato il virus, è un falso ideologico.

Le prove? Molte. Innanzitutto un modello democratico cinese, Taiwan che a fronte dei suoi 23 milioni di abitanti chiuse i voli per Wuhan il 31 dicembre, riportando a tutt’oggi 673 casi di contagio e 7 morti.

Il Giappone che ha il doppio della popolazione dell’Italia con i suoi 126 milioni di cittadini, riporta 2119 decessi e poi Singapore con 29, Hong Kong 108, la Tailandia 66, la Corea del Sud 526 (con 51 milioni di abitanti).

Non è quindi l’ideologia che cura meglio i virus, ma l’organizzazione e la cura di come si affrontano problemi così seri e mondiali senza con questo privare i cittadini delle loro libertà fondamentali.

Gloria alla Repubblica Popolare Cinese per il successo, ma non dimentichiamo che, come dice un proverbio, “ci sono tante strade che portano a Roma”…

Vittorio Volpi