Arminio giovane (non che sia vecchio)

Francesco De Maria  Come ricorda Flavio Cotti, questo grande uomo politico?

Arminio Sciolli  Flavio Cotti era amico di mio padre Dino dal Papio. Avevano giocato assieme al fotbal. Poi attorno al 1980 quando mio padre era Console generale a Milano il Consigliere di Stato Cotti capeggiò una delegazione ticinese che pranzò nella residenza prima o dopo una partita di calcio a San Siro. Qualche anno dopo ricordo in Casa Crivelli il Consigliere federale Cotti, capo del Dipartimento degli Affari Esteri e quindi di mio padre ambasciatore, per chiedergli di accettare la sede diplomatica di Beirut in piena guerra civile. Un leader determinato, ma che cercava di persuadere, trovando l`accordo.

Ebbe contatti ravvicinati con il Consigliere federale, e in quali occasioni?

La mia interazione col Presidente Flavio Cotti avviene all’inizio del 1998 quando tramite mio padre, in pensione, gli chiedo il sostegno per due progetti da realizzare a San Pietroburgo: lo Swiss Business Center progettato dall’architetto Mario Botta e la Casa di Domenico Trezzini (il primo edificatore di San Pietroburgo, malcantonese di Astano) allora in rovina, per insediarvi la sede consolare e un Centro culturale svizzero.

Il Presidente Cotti ci ricevette con tutti gli onori nel suo spettacolare ufficio a Palazzo federale a Berna, un colossale arazzo di Le Corbusier a una parete, la tela gigante della Processione alla Madonna del Sasso di Filippo Franzoni sull’altra, mentre ci veniva servito del tè, mentre in grande apparato entravano e uscivano ambasciatori, consiglieri e solerti segretarie. Cotti ci parlò della visita presidenziale ufficiale in Russia a fine anno 1998 e menzionò il suo amico l’allora Ministro degli Esteri Russo Evgeny Primakov (poi Primo ministro). Durata massima dell’incontro: 5 minuti.

Davanti a una carta che rappresenta il famoso assedio di Leningrado. Tre secoli dopo Domenico Trezzini ecco il nuovo Maestro. Da sin. A. Guglielmetti, Mario Botta, Ugo Früh, Arminio Sciolli.

Ma che risultati! Mio padre Dino riceve una lettera d’appoggio il giorno seguente con indicazione degli ordini emanati verso l`Ufficio delle Costruzioni federali e l’Ambasciata Svizzera a Mosca. Due settimane dopo a San Pietroburgo mi convocano il Capo Architetto della Città Oleg Kharchenko e il Capo dell’Ufficio per le Privatizzazioni (KUGI) German Gref (diventerà poi per 12 anni ministro dell’Economia Russa) con una lettera intestata dal MID (Ministero Affari Esteri) firmata di pugno dal ministro Primakov, invitando la Città a offrirmi il massimo aiuto. Gref mi chiede di indicargli una persona giuridica alla quale nell’arco di 15 giorni potesse essere intestata la Casa Trezzini, con l’unico obbligo di restaurarla. Ringraziai imbarazzato spiegando che tale privilegio e onore non spettava a me, bensì alla mia Patria.

Viaggiarono poi diverse volte alla volta di San Pietroburgo funzionari dell’Ufficio delle Costruzioni federali. Il meccanismo era stato innescato con poche ma precise e autorevoli direttive del Presidente Flavio Cotti, che stava preparando il terreno per il suo viaggio ufficiale in Russia, il primo e credo ancora l’unico di un Presidente svizzero in 200 anni di relazioni diplomatiche.

L’Architetto capo Oleg Kharchenko con la statuetta di Trezzini

Che cosa ricorda di questa visita memorabile? Lei la visse in prima persona?

Certamente, io ero lì. Il 15 Dicembre il Presidente della Confederazione arrivò a San Pietroburgo con una folta e brillante delegazione di impresari, banchieri, diplomatici, giornalisti. Gli artisti ticinesi Casè, Lucchini, Bellini e Spicher entreranno in scena il giorno dopo al Manège di Mosca, dopo l`incontro di Cotti con il presidente Eltzin al Cremlino.

Paolo ed io eravamo già da un’ora in Piazza Domenico Trezzini (ai piedi dell’omonima casa) ai bordi della Neva a 15 gradi sotto zero mentre imperversava una bufera. Con noi il Capo Architetto Kharchenko, con il quale il giorno prima avevamo battezzato la piazza con fior di cerimonia, targa immortalante la visita ed erezione di una statua. Per salvare il cosadiranno non indossavamo né colbacco, né guanti. Il Consolato aveva cancellato la visita alla Casa Trezzini per mancanza di tempo: dovevamo salutare il Presidente della Confederazione mentre passava full speed con il corteo di auto ministeriali sovietiche (enormi Zyl)… e invece NO !

A lunghi passi sulle rive della Neva – Flavio Cotti al centro, Arminio alla sua sinistra – Fotografia di Paolo Sciolli

Il presidente Cotti che chiedeva sempre di nominare i luoghi appena sentì il nome Trezzini ordinò lo STOP : sorpresi ed ebeti ci buttiamo sulla macchina presidenziale e alla velocità del suono spariamo benvenuto presentazione richiesta di aiuto ecce tera a Piazza/Casa Trezzini. Curioso, il Condottiero di Locarno ci interroga sui monumenti e i palazzi che circondano la Piazza… da quel punto infinito se ne vedono più che nell’intero Ticino. “E quelli edificati da Domenico Trezzini?” chiede. “A 300 metri nascosti dall’Accademia sorgono i 12 Collegi” rispondo. “Mi può portare?” La strada del Lungoneva misura 8 corsie nostre, oltre a due generosi marciapiedi e ai 30 metri di banchisa della Neva, manco un’auto o anima viva, tempesta di neve e servizi di sicurezza avevano allontanato circolazione di auto e persone. Immaginatevi anche un folto tappeto di neve e il suono feltrato dei passi, e l’urlo del vento nelle orecchie.

L’inverno del Nord non è proprio uno scherzo…

È tromendo, ma per me quello era un gran giorno. Il Comandante degli Svizzeri intraprende una decisa e sostenuta marcia, superando i 12 Collegi e raggiunta la Kunstkammer dell’Architetto Ticinese Lucchini ordina di colpo l’auto da dietro il corteo e Oleg Andrevich, Paolo, io e Malinovsky non so come ci troviamo accomodati su una limousine che percorre a 100 all’ora la Prospettiva Nevsky.

Potrei narrare senza fine dell’incredibile ricevimento nel sontuoso Krysha (Tetto) dell’Hotel Europe, del gala con opera di Chaikovsky al Teatro Marinsky, dello scultore Ignatyev che offre con il governatore Yakovlev modellino e disegni del monumento a Trezzini, di come il Presidente Flavio Cotti si intrattenne e a lungo con Paolo (fratello di Arminio, ndR) e con Arminio al centro della sala d`onore. Ma credo che la mia testimonianza della Marcia sulla Neva basti per onorare la memoria di un grandissimo leader, come non se ne vedono più. Un uomo alfa che sapeva comandare, e per questo a volte mal interpretato. Una perdita enorme per il Ticino e la Svizzera.

Flavio Cotti e signora Renata in visita al Rivellino, con i fratelli Sciolli, artisti ticinesi e personalità (2014)

È stato un onore poter camminare al Suo fianco signor Presidente! Grazie. E Grazie per essere venuto al Rivellino per l’inaugurazione della mostra di artisti Russi nel 2014, l`anno del 200mo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Svizzera e la Russia, come in Russia accompagnato da Donna Renata.

Esclusiva di Ticinolive