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Riunito venerdì scorso a Washington, il Consiglio di amministrazione del Fondo monetario internazionale ha approvato lo sblocco di 3.2 miliardi di euro a favore della Grecia. Una settimana fa l’Unione europea aveva versato 8.7 miliardi. Un totale di 12 miliardi di euro che formano la quinta rata del piano di aiuti da 110 miliardi deciso nel 2010 e sulla cui concessione il Fondo e l’Unione europea si pronunceranno definitivamente entro settembre.

Questi 12 miliardi dovrebbero permettere alla Grecia di rimborsare buona parte del debito in scadenza questo mese di luglio.
A fine marzo 2011, il debito pubblico della Grecia si attestava a 354 miliardi di euro. Il governo del premier George Papandreou reclama da mesi ed a gran voce un nuovo piano di salvataggio.
110 miliardi di euro per i quali i governi della Zona euro esigono la partecipazione del settore privato e per discuterne domani a Bruxelles si terrà una riunione dell’Eurogruppo, seguita martedì dall’incontro dei ministri delle Finanze.
Le tante divergenze che ancora esistono in seno ai paesi membri dell’Unione monetaria fanno presagire che difficilmente in questi due giorni si giungerà ad affinare un accordo.
Per molti specialisti del settore economico europeo l’intervento del settore privato nel piano di aiuto alla Grecia comporta rischi seri, in quanto i creditori non potranno essere rimborsati secondo le scadenze fissate. Si arriverebbe inevitabilmente ad un default di pagamento. Del default della Grecia non si parla volentieri a Bruxelles ma se questo accadesse l’unica soluzione sarebbe una svalutazione del paese e dunque l’uscita dalla Zona euro.