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Prima dell’incontro di domani dei ministri delle Finanze della Zona euro, la Grecia deve accettare nuove condizioni per il secondo programma di aiuti di 130 miliardi di euro.
Lo ha ricordato lunedì Olli Rehn, Commissario europeo per l’economia. I commentatori si dividono fra chi preconizza un’adozione rapida e autonoma degli obiettivi d’austerità per evitare il default e chi invece dubita della capacità dei greci di adattarsi alla situazione.

Lunedì mattina, l’adozione dolorosa del programma di austerità da parte del Parlamento greco ha stimolato i mercati. Ma contrariamente alla Cancelliera tedesca Angela Merkel, il vice-Cancelliere Philipp Rösler e il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble continuano a evocare apertamente un eventuale fallimento della Grecia, addirittura la sua uscita dalla Zona euro.
Per questo le riforme adottate devono essere messe in opera rapidamente, scrive il quotidiano greco Ta Nea : “Nulla è definitivo. Di fronte a noi c’è un lungo cammino, con nuovi sacrifici ancora più dolorosi di quelli consentiti sinora.
C’è comunque una speranza di successo. Dobbiamo guardare davanti a noi facendo tesoro degli errori di questi ultimi due anni. Dobbiamo attuare grandi riforme per mandare un messaggio chiaro alla comunità internazionale.
E’ importante prendere finalmente misure drastiche contro la frode fiscale … Con le loro proteste i cittadini non si oppongono ai sacrifici, ma vogliono che vi sia giustizia.”

L’Europa ha la sua parte di responsabilità nella situazione della Grecia, scrive il politologo Giorgos Prevelakis nel quotidiano francese Le Figaro: “E’ imprudente opporre l’Europa alla Grecia, come se si trattasse di due entità separate. Significa dimenticare 30 anni di vita comune in seno all’Unione europea e 60 anni in seno alla Nato e gli stretti legami che ne sono conseguenti.
Fra lo Stato sovra-dimensionato, il clientelismo, la corruzione, l’incompetenza dell’amministrazione e la mancanza di competitività, oggi si scopre la debolezza della società greca.
E’ solamente colpa dei greci? Oppure l’Europa ha tollerato, addirittura incoraggiato, il clientelismo e la distribuzione della rendita europea per evitare derive politiche che avrebbero potuto minacciare il ruolo della Grecia nel dispositivo militare occidentale?”