Partecipando al trentesimo della sezione luganese dell’ATTE ho riflettuto sul rapporto intergenerazionale fra giovani e anziani. L’andamento demografico, in particolare l’invecchiamento della popolazione, richiede un ripensamento del sistema delle assicurazioni sociali.

Come preservare lo Stato sociale di cui oggi godiamo e nel contempo renderlo finanziariamente sostenibile nel presente e nel futuro? È una delle apprensioni degli Svizzeri. Ci attendono scelte di responsabilità nei confronti delle prossime generazioni.
Concretamente, alcuni dati esemplificano la sfida che si gioca anche nel mercato del lavoro. Come rimpiazzeremo la generazione che nei prossimi decenni passerà al beneficio della pensione – 120 mila persone – se i giovani che entreranno in età professionalmente attiva sono stimati in 63’000?
Questa sfida potrà essere risolta in parte con il pensionamento flessibile che potrà permettere di anticipare o posticipare il pensionamento.
Le aziende stanno già pensando a come trattenere i collaboratori con esperienza permettendo loro di passare gradualmente dalla vita attiva al pensionamento e nel contempo di affiancare le nuove leve trasferendo loro il know how della professione e la cultura aziendale. Ma non sarà sufficiente.

Le relazioni tra generazioni non riguardano solo il mondo del lavoro e non possono essere ridotte a un mero rapporto di distribuzione delle risorse per il nostro sistema di sicurezza sociale in senso stretto.
Dobbiamo promuovere la coabitazione fra giovani e anziani all’interno della società, favorire un patto intergenerazionale nelle piccole e nelle grandi cose, il passaggio di esperienze quanto lo scambio di conoscenze, nel mondo del lavoro come in quello associativo.
Se i rapporti intergenerazionali – a livello umano e di solidarietà – sono generalmente buoni all’interno della famiglia, sono invece effimeri, distaccati, nel mondo del lavoro, nella formazione, nell’associazionismo, nelle attività del tempo libero.
Non è raro sentire “abbiamo sempre fatto così non cambiamo di una virgola” oppure “so tutto io, non ho bisogno dell’aiuto di nessuno”.
Talvolta visioni diverse, atteggiamenti o pregiudizi possono creare incomprensioni. Se da una parte le persone più mature anagraficamente temono le innovazioni portate da giovani con formazioni solide, dall’altra i giovani fanno fatica ad accettare consigli e ad adattarsi a realtà di lavoro consolidate.
Dal confronto fra due o più generazioni possono fiorire nuove idee, nascere progetti innovativi, se i più esperti sapranno trasmettere conoscenze lasciando la necessaria autonomia alle nuove leve e i neofiti sapranno innestare le loro fresche competenze e il loro entusiasmo per l’innovazione nel contesto reale.

Il 2012 è l’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. Personalmente (sono un giovane), penso al futuro, agisco nel presente e rispetto il passato.
Vorrei che l’anziano fosse valorizzato per le sue risorse e il suo bagaglio di esperienze e competenze, che il giovane fosse consapevole che adesso tocca anche a lui costruire quel patto intergenerazionale che continuerà ad assicurare il bene comune e la coesione sociale del nostro paese, nelle piccole come nelle grandi cose.

Michele Bertini
Consigliere comunale PLR Lugano