Chi griderà : il Re è nudo ? Non aspettatevi che lo facciano i mass media e meno che mai gli economisti keynesiani che razzolano sotto i tavoli dei compagni di merenda (uomini dello Stato e banchieri) per allietare con le loro ridicole e rassicuranti previsioni economiche (sbagliate) il pasto dei commensali – scrive Rivo Cortonesi nella sua ultima opera “Italiani – Manuale per cittadini allo sbando”.

“In realtà il Re è già nudo – prosegue Cortonesi – Il sistema monetario e finanziario internazionale è fallito da tempo, travolto dai debiti e dalle insolvenze e dai castelli di carta straccia che i contraffattori del denaro vi hanno costruito sopra. Molti lo sanno. Nessuno lo dice.

[…] La situazione è questa : chi più chi meno, Stati, banche, aziende e privati cittadini sono indebitati oltre quello che potremmo definire il confine di non ritorno, cioè quel limite spaziale superato il quale non è più possibile che la gravità di un corpo celeste riesca a riacciuffare un satellite perduto.
Per riportare entro termini meno catastrofici la massa debitoria mondiale dovremmo crescere tutti alla velocità di Speedy Gonzales.
Solo così gli uomini dello Stato potrebbero affondare le loro mani porose nelle tasche dei sudditi, sperando di trovarci ancora qualcosa per porre rimedio ai loro disastri, e con quello che dovrebbe restare (il condizionale è d’obbligo visto con chi abbiamo a che fare) anche i privati e le aziende potrebbero ridurre i debiti.

Ma i buoi sono ormai scappati dalla stalla e anche la diminuzione delle spese degli Stati, per quanto auspicabile, avrà solo un impatto limitato sulla vastità e sulla dimensione del debito e della crisi.
Secondo un’analisi di Standard & Poor’s, nei prossimi quattro anni ci potrebbe essere una tempesta perfetta sui mercati finanziari, risultato di una combinazione di ingente bisogno di capitali delle società, riduzione dei prestiti alla clientela da parte delle banche e difficoltà economiche di Stati Uniti e Eurozona.
Il fabbisogno ammonterebbe a circa 46’000 miliardi di dollari.

In tempi non sospetti ebbe a scrivere Ludwig von Mises, uno degli esponenti più illustri della scuola austriaca di economia:
“Non c’è modo di evitare il collasso finale di un boom indotto da un’espansione creditizia. La scelta è solo se la crisi debba avvenire prima come risultato dell’abbandono volontario di un’ulteriore espansione del debito o più tardi con la totale catastrofe del sistema monetario coinvolto.”

Ogni giorno che passa la probabilità che questa “profezia” si avveri aumenta sempre di più.”