Il merito della cattura, il 20 ottobre di un anno fa, di Muammar Gheddafi, l’ex capo di Stato libico, sarebbe dei servizi segreti francesi. Il colpo di pistola che ha ucciso Gheddafi sarebbe stato sparato da un agente dei servizi segreti francesi e non da un membro delle Brigate rivoluzionarie libiche.

Non è la prima volta che viene messa in dubbio la versione ufficiale della cattura e della morte di Gheddafi. Stando a quanto scrive il Corriere della Sera, nuovi e precisi elementi sono stati messi a disposizione due giorni fa dall’ex primo ministro del governo di transizione e oggi presidente del Consiglio esecutivo libico, Mahmoud Jibril.
“Un agente straniero si era infiltrato tra le brigate rivoluzionarie per uccidere il colonnello Gheddafi – ha detto Jibril in un’intervista alla televisione egiziana.
Negli ambienti diplomatici occidentali di stanza a Tripoli erano sempre girate voci circa un coinvolgimento dei servizi segreti francesi. Se effettivamente agenti stranieri accompagnavano gli uomini delle brigate rivoluzionarie per uccidere Gheddafi, a uccidere è per forza stato uno di questi agenti.
Un ragionamento logico a causa del sostegno della Nato alla rivoluzione, voluto e sostenuto con forza dall’allora presidente francese Nicolas Sarkozy.

Diversi famigliari di Gheddafi minacciavano di rivelare dettagli imbarazzanti sulle relazioni tra il governo francese e il capo dello Stato libico, in particolare sul versamento di un’importante somma di denaro per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007.
“Numerosi paesi tra cui la Francia avevano molte ragioni per volere Gheddafi morto il più rapidamente possibile – sostiene un agente diplomatico a Tripoli coperto dall’anonimato.

Gheddafi sarebbe stato localizzato nella città di Sirte a causa dei suoi colloqui telefonici con il presidente siriano Bachar al Assad e dissidenti libici rifugiati a Damasco.
La localizzazione delle chiamate con il telefono satellitare usato da Gheddafi aveva permesso agli esperti della Nato di localizzarlo ben prima della sua cattura.
Quel che dovevano fare era tenerlo d’occhio affinchè non fuggisse e alla prima occasione eliminarlo.

Questa versione della morte di Gheddafi arriva nei giorni in cui è stata ufficializzata la morte di uno dei suoi presunti assassini, Omran Ben Chaabane, un giovane libico di 22 anni deceduto lunedì scorso in un ospedale di Parigi.
Rapito in Libia dai partigiani di Gheddafi e sottoposto a tortura e poi gravemente ferito, Ben Chaabane aveva beneficiato di un visto d’entrata in Francia per motivi umanitari.