Fidel se n’è andato anche quest’anno! No? Tranquilli, vorrà dire che sarà per l’anno prossimo!
Certo, alla fine qualcuno indovinerà la data della sua morte, poiché ogni giorno ne è annunciato il decesso, salvo poi le consuete smentite che vedono lo stesso Castro in un discreto stato di forma
.

Nelle ultime immagini è apparso stanco ma pur sempre lucido e in grado di camminare senza particolari aiuti. Da sempre la storia del Comandante è legata a miti e fantasticherie sul suo stato di salute. Hanno cercato di assassinarlo decine di volte, nei modi più disparati. A confermarlo molti protagonisti delle vicende collegate a quelle che sembrano le pagine di un libro di fantasia più che di una biografia.
Solo da parte degli Stati Uniti si contano 630 tentativi. Robert Kennedy ci tentò a più riprese fra il 1961 e il 1964, quando era ministro della giustizia, arrivando a proporre un milione di dollari per la testa sua, di suo fratello e di Ernesto Guevara, il “Che”.
Fidel ha sempre avuto dalla sua un carisma eccezionale, riconosciuto dai detrattori e dai sostenitori. Figura d’impatto senza eguali nell’ultimo mezzo secolo di storia contemporanea cubana e dell’America latina, è il Comandante per tutto l’esercito di persone che confidano in un sistema alternativo al capitalismo, in grado di assicurare alti standard in termini di diritti sociali.
Le stesse persone che solitamente misurano la qualità della vita più sull’indice di sviluppo umano che sul PIL, lo spread e le fluttuazioni borsistiche.
I detrattori lo odiano e ne vedono la personificazione della dittatura comunista più feroce e più longeva. Cuba, infatti, ha resistito all’implosione del socialismo reale su scala mondiale, è riuscita a ritagliarsi un ruolo da protagonista sulla scena politica latinoamericana, e ha duellato con gli USA senza mai cedere a ricatti e compromessi.
Danneggiata economicamente dal bloqueo statunitense, ha saputo rispondere con una struttura organizzativa in ambito sanitario, educativo, scientifico e sportivo da farne una sorta di miracolo scomodo per gli stessi Stati Uniti.

Com’è possibile che un modello così odiato potesse reggere tanto nonostante i modi rozzi di soffocarne l’economia?
Perché Cuba è tutto ciò che tipicamente non è identificabile in un regime. C’è chi scrive tutti i giorni criticando il governo con i finanziamenti provenienti dall’esterno, c’è chi può cambiare sesso gratuitamente in un ambiente di diversità totalmente accettato, vi sono continui scambi culturali, c’è libertà di religione.
C’è la possibilità di girare la sera per strada senza essere disturbati o minacciati. C’è la certezza di dormire sotto un tetto, di non vedere i propri figli entrare a far parte di qualche banda del narcotraffico.
C’è la certezza di non essere uno dei tanti desaparecidos. E’ questa la situazione nella quale va confrontata Cuba, laddove le democrazie di quel continente non hanno certo fatto meglio, vivendo tra l’instabilità di un colpo di stato, una guerra civile o elezioni taroccate.
Eppure, di nuovo, qualche voce parla di Fidel attaccato a un respiratore, morto cerebralmente.
Un giornalista venezuelano, che già si era reso “famoso” per uno scoop sulla presunta morte di Chavez, va oltre e dice che Castro è già morto e che entro 72 ore arriverà la comunicazione ufficiale.

Effettivamente le sue riflessioni sulla stampa di partito sono da qualche mese venute meno e suona strano che non si sia ancora congratulato pubblicamente per la vittoria alle elezioni presidenziali del venezuelano Hugo Chavez.
Il cancro all’intestino che lo tormenta dal 2006 non è certo cosa di poco conto, l’età con il corollario di acciacchi pure. Solo il tempo ci saprà fornire una spiegazione plausibile.
Per adesso si può solo dire che il Comandante resta uomo ben più nobile di chi lo dà per morto o ne festeggia il presunto decesso.

Carlo Curti, Lugano