Il 28 luglio 2017 ha avuto fine la battaglia per vita del piccolo Charlie Gard. Una settimana prima del suo primo compleanno, la Legge lo ha trasferito in un hospice, lì, il decreto gli ha interrotto la respirazione artificiale. Pochi minuti dopo, Charlie si è spento.

Eppure esistono leggi non scritte, come quella per il diritto alla vita, così vorticosamente contrapposta a quella del diritto alla morte. E sul paradigma dell’esistenzialismo, si dividono le opinioni di chi sostiene che sia meglio “vivere male” purché si viva, e chi invece ritiene che sia “morire bene” anziché vivere male sia un diritto. Peccato che questi ossimori paradigmatici, così vuoti come lo”staccare la spina”, non siano quasi mai dettati dalla scelta diretta del paziente. E su questa sottile linea si delinea la delicatissima e quanto mai rischiosa dialettica tra il diritto all’eutanasia e il diritto alla vita.

Charlie era nato sano il 6 agosto del 2016, 8 settimane dopo, iniziò a manifestare i sintomi della deplezione mitocondriale, una rarissima malattia (16 casi finora conosciuti al mondo) che blocca lo sviluppo dei muscoli, de cuore e del cervello. Non poteva respirare autonomamente.

La sua vita di bimbo di 11 mesi ha travolto l’opinione mondiale. La battaglia per la vita è andata avanti disperatamente soprattutto negli ultimi due mesi, da quando l’Alta Corte aveva decretato “impossibile” l’eventuale recupero di Charlie. Da allora la corsa contro il tempo dei genitori, Chris e Connie, la loro battaglia legale condotta con l’ospedale pediatrico in cui il bimbo era ricoverato, poi l’appello agli Stati Uniti per la cura sperimentale, l’offerta del Presidente Trump e del Vaticano di Papa Francesco e il caso diviene mondiale.

Quattro gradi di giudizio per la battaglia per la vita dall’Alta Corte, alla Corte d’Appello, alla Corte Suprema a Londra, sino alla Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo, infine, un’ulteriore ricorso all’Alta Corte, che ai genitori ha negato l’ultimo desiderio: quello di portare a casa il loro bambino, per fargli il bagnetto, cantargli una ninna nanna nell’estremo saluto dell’intimità familiare.

La porta di casa dei coniugi Gard era infatti stata giudicata dal giudice, troppo stretta per far passare il respiratore artificiale. I genitori avevano allora fatto sapere di averne trovato uno autonomamente, anche grazie alla raccolta fondi mondiale, gestita anche da una pagina facebook, “Charlie’s fight”, (“la battaglia di Charlie”), ma il trasloco per un bambino tenuto in coma farmacologico sotto una dose di morfina, era stato giudicato troppo rischioso.

Così, il 24 luglio i genitori del bambino si sono arresi. le foto che lo ritraevano sorridente erano infatti riguardanti i primissimi mesi di vita, quando ancora la malattia non si era manifestata in tutta la sua gravità. Non c’era più tempo, aveva fatto sapere il papà, “lasceremo andare nostro figlio in cielo.”

E così il bimbo si è spento ieri, una vita naturale, una sopravvivenza artificiale, una morte medica. Nell’affetto immenso dei genitori, nel biancore asettico dell’hospice.

Condoglianze da tutto il mondo, anche dalla premier Theresa May. “Dio non stacca la spina” ha commentato tuttavia Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ribadendo il messaggio d’amore di Papa Francesco.

La mamma ha concluso, dichiarando il proprio dolore al Daily Mail “Il nostro bellissimo bambino se n’è andato. Siamo così orgogliosi di te.”