Ghisletta a zig zag

zig zag 400Raoul Ghisletta ha fatto sensazione ed ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità. Egli continua la sua battaglia, impavido e tenace. Questo articolo, tuttavia, suscita in me una certa perplessità. Infatti, non trovo in esso traccia di 9 febbraio (l’illuminazione fulminea alla Saul/Paolo che l’aveva reso celebre) ma unicamente… i soliti Bilaterali con cerotti in salsa socialista alla Bertoli-Carobbio-Lepori. Raoul, se veramente vuoi vincere, ti devi differenziare!

Ti faccio ugualmente gli auguri, ma sarà dura.

Ghisletta 12Le storielle leghiste sui bilaterali (titolo originale)

In questi giorni ho letto che l’ex consigliere federale Blocher potrebbe preferire una clausola di salvaguardia cantonale ai contingenti e alla fine degli Accordi bilaterali. Probabilmente Blocher comincia a rendersi conto che rischia di perdere una votazione popolare sul mantenimento degli Accordi bilaterali.

Come indica il Consiglio federale (messaggio sull’iniziativa immigrazione di massa) i grandi vantaggi degli Accordi bilaterali sono la crescita economica di una parte delle imprese, il fatto che ca. ¼ delle industrie d’esportazione beneficiano dell’Accordo sugli ostacoli tecnici (risparmio 160-320 mio Fr nel 2011) e la possibilità per le imprese svizzere di rifornire gli enti pubblici esteri: vantaggi che diventano ancora più importanti in piena crisi del franco forte. Ci sono poi gli ecologisti che si rallegrano del fatto che ¼ degli introiti della tassa sul traffico pesante provengono autotrasportatori UE (mediamente tra il 2002 e il 2012 sono 0,4 mia. Fr all’anno). Fanno affari anche certi esportatori di prodotti agricoli svizzeri nell’Unione europea (aumento del valore da 2,6 mia. fr a 5,5 mia. Fr nel periodo 2002-2013) e le imprese aeree che beneficiano dell’aumento dei trasporti di passeggeri su aerei tra CH e UE (+57% nel periodo 2001-13). E infine ci sono i ricercatori, contenti dei 95 milioni di fr di ricadute del 6. Programma di ricerca europeo e degli 8’000 posti di lavoro creati dal 7. Programma di ricerca europeo.

Questi benefici settoriali importanti avrebbero dovuto convincere da tempo il mondo economico e politico UDC, PPD e PLR di Berna ad accettare efficaci misure, invocate dai sindacati e dalla sinistra, per far ricadere gli ingenti vantaggi illustrati sui ceti popolari indigeni e proteggerli dal dumping salariale e dalla sostituzione con lavoratori esteri. Invece, come ammesso da Lorenzo Quadri in un recente dibattito con il sottoscritto, l’UDC nazionale è totalmente sorda a queste proposte. Io vado dicendo da mesi che i sindacati e la sinistra devono assolutamente lanciare un’offensiva per far passare misure a difesa dei ceti popolari e medi, che subiscono le conseguenze negative degli Accordi bilaterali e che senza misure efficaci d’accompagnamento dovremo dire no al proseguimento dei Bilaterali. I Ticinesi non possono certo aspettarsi che siano i politici UDC o Lega che combinano qualcosa su questo fronte a Berna; e anche la clausola di salvaguardia chiesta dal Governo ticinese non porta nulla ai ceti popolari, senza efficaci misure antidumping che possono unicamente essere definite a Berna.

Quali misure bisogna chiedere a Palazzo federale? Innanzi tutto vi è la facilitazione del conferimento dell’obbligatorietà generale ai Contratti collettivi di lavoro e l’introduzione nei Contratti normali di lavoro di salari minimi che garantiscono un minimo vitale per vivere in Svizzera. Importante è pure la limitazione del numero di precari nelle aziende, perché il precariato è una delle maggiori fonte di povertà e concorrenza sleale in Svizzera. Pure fondamentale per combattere il dumping salariale è la protezione dal licenziamento dei rappresentanti del personale e dei dipendenti che denunciano gli abusi salariali. In generale il contratto di lavoro in Svizzera deve essere regolato in modo migliore, prevedendo l’obbligo della forma scritta, l’obbligo di versare una remunerazione che consenta al lavoratore di raggiungere il minimo vitale in Svizzera, l’obbligo del pagamento in franchi svizzeri e il divieto di pagamenti in contanti del salario e degli acconti (oltre la somma di 500 fr al mese).

Inoltre misure severe vanno previste nelle leggi federali contro le ditte che effettuano abusi economici, contro i fallimenti a catena e contro il dumping nelle commesse pubbliche e presso gli enti sussidiati dallo Stato. Un giro di vite va poi dato contro il fenomeno dei lavoratori distaccati e dei padroncini, che concorrenziano in maniera sleale le ditte indigene rispettose degli standard economici elvetici.

Chi può credere che siano i parlamentari UDC o della Lega dei Ticinesi a portare avanti queste misure a Berna? Non raccontiamo storielle!

Raoul Ghisletta, candidato PS al Consiglio nazionale