Divieto del burqa. Non é una lotta religiosa.

Ripubblichiamo tale e quale l’articolo di Ticinolive, del 24 marzo 2011, nel quale si riferisce del lancio dell’iniziativa “antiburqa”. All’epoca il prof. De Maria non faceva parte della Redazione (era però un attivo blogger).

NOTA BENE. Tutti i commenti sono stati conservati nell’archivio.

Burqa 11Anche se inevitabilmente le polemiche contro l’iniziativa lanciata da Giorgio Ghiringhelli verteranno su temi religiosi, stamani a Bellinzona il Comitato ha tenuto a precisare che la proposta non contempla tematiche religiose.

Difesa dei diritti della donna, della sua dignità di persona a cui deve venir concesso di mostrare in pubblico lo sguardo e il viso, simboli chiari dell’espressione di sentimenti, stato d’anima, gioia e dolore.

Il Comitato ha come primo firmatario Giorgio Ghiringhelli ed é composto da Olga Cippà, Iris Canonica, Marina Masoni, Lorenzo Quadri, Edo Pellegrini, Alberto Siccardi, Leda Soldati e Roberta Soldati. Da domani ed entro il 24 maggio dovrà riuscire a raccogliere 10mila firme.

L’iniziativa nasce anche dal fatto che il Gran Consiglio non é entrato in materia su una precedente petizione, lanciata sempre da Ghringhelli e sottoscritta da 3mila persone, con cui si chiedeva di introdurre il divieto di indossare negli spazi pubblici e nei luoghi privati aperti al pubblico indumenti che nascondono totalmente o parzialmente il volto.

Al momento nessun cantone svizzero ha introdotto un simile divieto e per i promotori il Ticino sarà un esempio per tutta la Svizzera. Per questo motivo, ma anche – come ha sottolineato Ghiringhelli – per evitare furberie da parte del Gran Consiglio, si é voluto procedere attraverso un’iniziativa costituzionale, che se verrà accettata dal popolo dovrà passare comunque al vaglio dell’Assemblea federale per ottenere l’attestazione che la nuova normativa non sia in contrasto con la Costituzione federale.

Il testo non é ritenuto discriminatorio in quanto potrà venir applicato, salvo specifiche eccezioni stabilite dalla legge, anche a manifestazioni dove la presenza di teppisti mascherati crea seri problemi per la loro identificazione. Il divieto é inteso anche per i turisti che soggiornano nel nostro cantone.

Nel caso di un sì popolare, Ghiringhelli ritiene che non sussiste la possibilità di ricorso al Tribunale federale e avendo preso spunto dalla legge varata in Francia e che entrerà in vigore l’11 aprile, sembrerebbe scongiurato anche il ricorso a Strasburgo.

Olga Cippà, presidente delle Donne Liberali Radicali ha tenuto a sottolineare che il burqa non è un capo di abbigliamento, ma un chiaro messaggio della negazione della persona e della sua libertà.

Iris Canonica ha posto in evidenza, fra altri temi, quello centrale della sicurezza, ricordando che anche se per il momento i casi sono pochi, essi non giustificano l’immobilismo politico. Anzi, se si fosse ragionato in questo senso oggi non avremmo certi diritti sacrosanti conquistati grazie a chi si é sempre battuto preventivamente per ottenerli. I flussi migratori con cui dovremo confrontarci in futuro, volenti o nolenti, ci porranno davanti a questi temi e l’integrazione passa anche da regole chiare e precise. In definitiva, una battaglia per la libertà della donna.

Il testo dell’iniziativa popolare

Art. 9a  Divieto di dissimulazione del proprio viso
1. Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati ad offrire un servizio pubblico.
2. Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso.
3. Le eccezioni al primo capoverso e le sanzioni sono stabilite dalla legge.

Art. 9b  Disposizioni transitorie dell’art 9a
L’art 9a entra in vigore contemporaneamente alla nuova legge di applicazione.

Il formulario per le firme potrà essere scaricato a partire dal 25 marzo dal sito www.ilguastafeste.ch.