Una casa di tre piani, che guarda il lago – È l’ultima meta di Susanna, venuta da Torino

Poco più di 14’000 franchi per farsi suicidare a Melano

Questo articolo è stato proposto a Ticinolive da un collaboratore/trice del portale, esterno alla redazione. Domani il contenuto dell’articolo, in forma rielaborata ed eventualmente ridotta, apparirà sul Giornale del Popolo e la Liberté (Friborgo).

Melano 2yFinisce in “una casa su tre piani che guarda il lago, un cubo di cemento”, la storia di una donna, malata di sclerosi multipla. È la cronaca di un suicidio assistito, raccontato martedì dalla Stampa.

È la storia di Susanna che per farsi suicidare con una flebo del valore di poco più di 14’000 franchi (è la Stampa a riportare la cifra di 13 mila euro) è venuta in Svizzera, a Melano, in via Cantonale, in un appartamento gestito da Liberty Life che, da oltre due anni, opera sul territorio ticinese. Se la sede amministrativa della società è a Riva San Vitale, la sede operativa era ancora sconosciuta. Si tratta effettivamente del terzo piano di un cubo grigio, di recente costruzione, tra Migros, Posta, Municipio e un bar, quello in cui la sorella di Susanna si concede un bicchiere prima di ripartire dopo la trasferta che ha portato la famiglia a trascorrere una giornata in Ticino. Sì, perché la procedura di Liberty Life risulta quanto meno snella. Sembra che sia necessario inviare il dossier medico, pagare 14’300 franchi, franco più franco meno, e fissare il giorno della trasferta oltreconfine.

Melano 1xA parte l’Ufficio tecnico comunale, nessuno a Melano sembra essersi accorto delle attività che si svolgono in Via Cantonale. Il citofono dell’appartamento gestito dall’associazione ticinese potrebbe essere un indizio solo per chi conosce “l’incredibile galassia Chiodi-Gasperini”, come l’aveva chiamata il gran consigliere Ghisletta. “Victoria Multiservices Fisiospitex SA” era infatti una delle tante società amministrate dai due italiani e che, una volta l’autorizzazione di esercitare in quanto infermiera indipendente ritirata alla signora Gasperini, ha prontamente cambiato amministrazione. Si tratta questa volta di un fiduciario e consigliere comunale. Lo scopo sociale è invece rimasto per lo più invariato: si va dalla chirurgia estetica, all’aiuto alle persone bisognose, ai servizi di pulizia etc.

Ciò che conta, a ogni modo, è che Liberty Life sia attiva. E non è stata Susanna la prima ospite di Melano. Nostre fonti ci confermano che più di un mese fa una nota figura del mondo letterario milanese si era fatta suicidare da Liberty Life, negli stessi locali. La stessa fonte conferma che dei 15 suicidi assistiti avvenuti nel novembre 2015, almeno 12 sono opera della stessa associazione. E degli oltre 50 casi di suicidio assistito avvenuti sul nostro territorio nel corso dell’intero anno, quanti sono opera di Liberty Life?

Come sia possibile che Mariangela Gasperini, alla quale il DSS ha ritirato, nel dicembre 2015, l’autorizzazione di esercitare l’attività d’infermiera, a titolo dipendente e indipendente, così come qualsiasi altra attività in ambito sanitario, sia ancora presidente di Liberty Life, ce lo spiega il Sig. Radczuweit, capoufficio sanità del DSS: non essendo l’assistenza al suicidio un’attività sanitaria, la revoca non ha incidenza. E la revoca non ha effetto nemmeno se la morte è provocata da un farmaco assunto via endovenosa, cioè attraverso una flebo, correttamente posizionata da un’infermiera.

In merito alla presidente di Liberty Life e di Nuovi Orizzonti, il gran consigliere Raoul Ghisletta si dice “perplesso per la galassia di interessi legati alle varie attività ricollegabili alla signora, come ho scritto nella mia interrogazione, e questo indipendentemente dalla (contestata con un ricorso) sospensione della Gasperini. Auspico che l’autorità cantonale sorvegli attentamente la galassia”.

Melano 3xPer capire se ciò che Liberty Life fa, da ormai due anni, è conforme alla legge, ci siamo rivolti a specialisti del campo legale. L’avv. Grisel Rapin, professoressa di diritto amministrativo all’Università di Friburgo, ci ha spiegato quali sono i passi che deve intraprendere un’associazione per il diritto al suicidio alfine di esercitare conformemente al diritto amministrativo. Sapere se Liberty Life possa o meno esercitare nei locali in questione “è una questione tecnica. Attraverso il regolamento comunale, bisogna capire se l’attività svolta è adeguata rispetto alla funzione prevista per la zona d’utilizzazione. Se si tratta di una zona nella quale sono proibite attività moleste, in principio, a Liberty Life non può essere concessa un’autorizzazione. Il Tribunale federale ha infatti deciso, nel 2010, che la stanza della morte di Dignitas, non poteva trovarsi nella zona residenziale del comune di Wetzikon, poiché i vicini possono provare fastidi immateriali causati dall’attività svolta dall’associazione. Vivere accanto a un luogo in cui avvengono suicidi assistiti può provocare un certo malessere psicologico, anche se nulla avviene all’esterno e tutto è fatto discretamente.”

L’Ufficio tecnico di Melano conferma che, secondo il piano regolatore in vigore, nella zona in questione non si può esercitare alcuna attività molesta. Il responsabile dell’Ufficio ha però precisato che il Consiglio comunale ha approvato, a fine 2014, il nuovo piano regolatore che prevede la possibilità di esercitare attività moleste. Si attende la decisione del Consiglio di Stato. Se quest’ultimo dovesse approvare il piano, l’attività di Liberty Life, almeno sul piano amministrativo, sarebbe conforme alla legge. Al momento comunque sembra che Liberty Life l’autorizzazione ce l’abbia. Alla domanda riguardante la non conformità dell’attività di Liberty Life al piano regolatore, il responsabile risponde che effettivamente la questione è al vaglio dei giuristi.

L’art. 115 CP sancisce la non punibilità di colui che aiuta una persona a suicidarsi se il motivo dell’assistenza non è egoistico. Un vantaggio pecuniario costituisce senza dubbio un motivo egoistico. Ma quanto costa farsi suicidare da un’associazione? Se Dignitas si è rifiutata di rispondere, il Sig. Ernesto Streit, responsabile di Exit in Ticino, ci spiega che “i membri dell’associazione per la quale opera, possono chiedere l’assistenza al suicidio gratuitamente, se affiliati da più di tre anni. Coloro che invece si rivolgono a Exit, domandando un accompagnamento alla morte, ma che non sono membri di Exit o lo sono da meno di tre anni, dovranno contribuire con una somma che si aggira intorno ai 3’500 franchi”. Streit conclude chiarendo che “il costo effettivo di un suicidio assistito è, per la nostra associazione, di circa 7’000 franchi”. Ammettendo che lo stesso valga per Liberty Life, rimarrebbero ancora 7’000 franchi di beneficio. Il costo fatturato da Liberty Life non è un vantaggio pecuniario sufficiente per costituire un motivo egoistico e giustificare così una condanna penale?

Secondo l’avv. Perrin, professore di diritto penale all’Università di Friburgo, “si tratta di una questione molto delicata. L’accusa dovrebbe dimostrare che lo scopo dell’associazione è quello di realizzare un profitto per ognuno dei membri. Se il montante richiesto permette esclusivamente di coprire il costo, non si potrà ammettere il motivo egoista. Se invece c’è un eccedente, bisogna ancora dimostrare che è stato fatto con il preciso scopo di beneficiarne. Se l’eccedente è utilizzato nel quadro dello scopo statutario, il motivo egoistico non sussiste”.

Da questa storia, sembra di capire che in fondo non sono le basi legali a mancare. Forse bisognerebbe semplicemente volerle applicare. Quanto a Liberty Life, si trincerano dietro un poco convincente “no comment”.

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