“Lugano non è (e non era) sull’orlo del fallimento!” – Michele Bertini intervistato da Benedetta Galetti

“Certi messaggi fomentano la negatività ed accrescono la frustrazione”

“Andrebbe al ballottaggio contro Borradori?” “È il momento di stare con i piedi per terra e di lavorare intensamente”

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Benedetta 333 smQuesta intervista è stata realizzata da Benedetta Galetti, apprezzata collaboratrice ospite di Ticinolive, dove ha firmato alcuni notevoli articoli sul tema attualissimo e controverso del suicidio assistito. Benedetta è scrittrice e dottoranda in Giurisprudenza dell’Università di Friburgo.

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Benedetta Galetti   La sua carriera politica l’ha portata a 30 anni a poter ambire, forse, ad essere sindaco di Lugano. Come è iniziata? E dove vorrebbe la portasse?

Michele Bertini   Non penso che oggi si possa parlare di legittima ambizione di diventar sindaco. La mia carriera politica è iniziata nel 2008 con una candidatura spontanea, quasi casuale, al consiglio comunale di Lugano. Da lì poi è nato tutto. Ho fatto 5 anni di consiglio comunale in cui mi sono trovato molto bene e mi sono ambientato. Ho potuto trattare anche dei temi importanti, entrando di fatto anche nei meccanismi della politica cittadina e non solo, visto che le interazioni con il partito e la politica cantonale sono molte. Nel 2013 ho potuto candidarmi per il Municipio, finendo come primo subentrante in seguito alla perdita per il PLR di un seggio in municipio. Nell’ottobre del 2013 sono subentrato a G. Giudici. Dopo una candidatura lampo, l’anno scorso, al Consiglio di Stato, che mi ha portato vicino all’elezione, eccomi qui, candidato per la seconda volta al Municipio.

Come ha conciliato la sua vita (studi e famiglia) con la politica?

MB   È dura, ci vuole una certa disciplina personale. La carica di municipale è senza dubbio molto stimolante, ma ti assorbe moltissime energie. Ti assorbe tempo e, necessariamente, vita privata. Chiaramente, essendo occupato molte sere a settimana e, almeno parzialmente, anche il week-end, preso da un vortice di telefonate, richieste, domande, avere la mente libera per dedicare del tempo che sia di qualità ai tuoi affetti più cari, è un compito difficile. D’altra parte, se non riesci a essere un uomo completo che abbia una vita solida al di fuori della vita politica, vivi una mancanza che necessariamente si ripercuote su tutto quello che fai. Dunque prima di tutto, è necessario raggiungere una certa solidità personale, non considerando la politica come unica fonte di soddisfazioni. Perché la completezza di un uomo, il suo ruolo nella società, lo riveste prima di tutto nella vita privata che riverbera effetti positivi in tutto ciò che intraprende, come appunto l’impegno politico.

Parliamo di Michele Bertini municipale. Lei è il responsabile della Sicurezza della città. Ci illustri com’è organizzata.

MB   Se vogliamo parlare del primo elemento caratterizzante la sicurezza a Lugano, cioè la polizia, questa è organizzata a livello comunale, con un centinaio di agenti operativi che lavorano sulle 24h, nei quartieri, a contatto con il traffico e per situazioni quali vandalismi, tifo violento, traffico di droga, ecc. L’ultima statistica federale, pubblicata lunedì scorso, indica che Lugano è la città più sicura in Svizzera. Non è evidentemente solo merito dell’organizzazione della sicurezza, ma è senza dubbio un dato di cui andare fieri. È frutto di un lavoro di squadra. Ciò detto, la polizia a Lugano ha un compito ben delineato, definito anche dal quadro legislativo, e assunto in maniera completa ed efficiente. Quando si è titolari del dossier sicurezza, in una realtà urbana sempre in movimento, in crescita e in mutamento, non si può identificare la sicurezza alla polizia tout court. Ci sono tanti altri elementi. C’è l’aspetto fondamentale della prevenzione, per cui bisogna lavorare per evitare le situazioni in cui la polizia è costretta a intervenire. Questo aspetto è determinante già a partire dall’educazione dei giovanissimi che è necessario sensibilizzare attraverso prevenzione, informazione, coinvolgimento e progetti, e soprattutto agendo in profondità, penso prima di tutto alla qualità della scuola. Giocano poi un ruolo fondamentale tutti quei contesti sani in cui i giovani possano formarsi, diventando i cittadini del futuro. Penso per esempio al grande mondo dell’associazionismo, sia esso sportivo, culturale, di volontariato o sociale. Io ho la possibilità privilegiata, come municipale, di vedere dall’alto il contesto associativo della città e credo sia un mondo da promuovere e da valorizzare, perché fa bene alla nostra società, permette a giovani e meno giovani di vivere momenti di aggregazione, di sport, di formazione, insomma di stare insieme in contesti sani. Questa credo sia la carta vincente di una prevenzione che si voglia efficace. Si pensa sempre che sia lo Stato a dover fornire tutte le risposte, ma molto spesso si sottovaluta il ruolo della società civile.

Come giudica l’ “arredo urbano” creato da Cristina Zanini Barzaghi? Se lo giudica negativamente, come si propone di correggerlo?

MB   È incorretto dire che l’arredo urbano è della Zanini Barzaghi, perché è del Municipio. Non ho mai fatto mistero del fatto che, quando se n’è discusso in Municipio, ero molto scettico. Sono stato contrario al progetto “Lugano al verde”. Abbiamo voluto comunque agire con una decisione municipale che permettesse d’implementare un arredo urbano transitorio perché allora il progetto definitivo era stato sospeso. Con la nuova organizzazione dell’amministrazione, a partire dal 1° gennaio di quest’anno, ho rilevato il dicastero sicurezza e spazi urbani, di cui fa parte il genio civile, e ho chiesto ai servizi, insieme al Municipio, di riesumare il vecchio progetto che porta a una vera riqualifica di due vie molto importanti, di concepirlo su più anni, attraverso un intervento a tappe, affinché questo fosse sostenibile a livello finanziario. Si tratta di un intervento di sottostruttura sulle canalizzazioni che è assolutamente necessario e poi di un intervento in superficie, che comprende una pavimentazione pregiata e di arredo urbano definitivo, sul modello di quello già presente in piazza Riforma o in via Nassa. Tutto questo è stato possibile anche grazie al sostegno dei miei colleghi in Municipio e ora la palla è nel campo del CC che, se vorrà, potrà approvare questo progetto di riqualifica.

Come ha lavorato con i tre municipali leghisti nella legislatura breve 2013-2016 ? A chi si è avvicinato di più, non solo dal profilo lavorativo?

MB   Tra omonimi, ci s’intende bene. Questo Municipio ha lavorato, dall’inizio, in maniera coesa ed è stata probabilmente la sua forza. Per questo non parlerei di geometrie variabili anche se chiaramente, come è giusto e normale che sia, ci sono stati momenti di forte tensione, ciò che reputo positivo è che le discussioni che abbiamo avuto non hanno mai causato un rancore trascinato che avesse un’influenza sulle decisioni successive.

Se il PLR riconquistasse la maggioranza relativa (votazione per il Municipio) a quali condizioni andrebbe al ballottaggio contro Borradori?

MB   Non è il momento di fare i mitomani. È invece il momento di stare con i piedi per terra e di continuare a lavorare. La decisione è nelle mani dei cittadini e la esprimeranno il 10 aprile.

 Di quale progetto è particolarmente contento per aver contribuito e di quale invece non lo è affatto?

MB   Non sono affatto contento della gestione da parte del Municipio – e siamo tutti corresponsabili – della difficile situazione finanziaria che avrebbe dovuto essere affrontata con rigore e responsabilità, e non lanciando invece messaggi che fomentano la negatività. Purtroppo ho recentemente visto che le affermazioni in questo senso, da parte dei miei colleghi, non si placano. Questo è sbagliato perché se nei momenti difficili anche coloro che sono chiamati per volontà popolare a essere trainanti per la società – penso appunto ai politici – fomentano la negatività, non fanno altro che accrescere un sentimento di delusione e di frustrazione che non serve a rilanciare la società e l’economia.

A livello pratico, basti pensare alle continue affermazioni secondo le quali, per portare avanti i progetti del Polo sportivo e del campo Marzio, abbiamo bisogno dei privati, e chiederci quali sono i privati che investono in una città se questa si autodefinisce sull’orlo del fallimento? Credo nessuno. Dobbiamo ammettere l’errore compiuto e ripartire.

Michele 111xPer quanto riguarda ciò di cui sono particolarmente fiero, devo dire che il bello di fare il municipale è che spesso sono le piccole cose a darti grandi soddisfazioni. Se devo citare dei progetti importanti, mi viene in mente prima di tutto ciò che abbiamo concepito a tutela dei cittadini che abitavano in stretta vicinanza a luoghi in cui veniva esercitata la prostituzione. Il Municipio è stato sicuramente precursore perché, cosciente dell’impossibilità di debellare tout court la prostituzione (attività commerciale lecita), ha assunto un ruolo pragmatico, tentando di limitare le zone in cui viene esercitata, impedendo che si espanda in appartamento, negli spazi residenziali. Non si tratta di accanirsi contro le prostitute che spesso sono vittime e dietro le quali spesso si esercitano attività criminogene, ma di impedire che quest’attività avvenga in stretta vicinanza alle famiglie.

Come ho detto la carica di municipale è talmente intensa che ti regala grandi soddisfazioni, ma spesso momenti di scoramento. Ad esempio quando alla porta del mio ufficio bussano persone che chiedono aiuto e ci si rende conto di non poterle aiutare, perché semplicemente non hai una bacchetta magica. D’altra parte ci sono anche momenti di partecipazione a situazioni emotivamente molto tristi e intense, come per esempio la frana di Davesco del 2014. Questo intercalarsi di emozioni, da quelle più dolorose a quelle che ti regalano un sorriso, rende bella in modo incredibile la carica di municipale.

E questa campagna elettorale? Uguale o diversa da qualsiasi altra?

MB   Rispetto alla prima del 2008 è senz’altro molto diversa già solo per il fatto che una candidatura al Municipio è di per sé diversa da una al CC. È diversa però anche dalla prima campagna elettorale in Municipio perché ora sono l’unico municipale uscente liberale radicale. Nel 2013 c’era la ricandidatura del sindaco uscente Giorgio Giudici, la ricandidatura di Giovanna Masoni e la volontà dichiarata del partito di mantenere il terzo seggio, poi perso. Dunque erano loro i perni della squadra. Oggi mi ritrovo io, parzialmente e con le dovute proporzioni, nella situazione di unico candidato uscente e questo fa sì inevitabilmente che io sia cosciente di dover ricoprire un ruolo trainante anche rispetto agli altri candidati in lista. A questo si aggiunge il fatto che una candidatura a 23 anni, quando ancora sei studente, per di più sconosciuto e dunque cosciente di non aver nulla da perdere, che fai in fondo per scommessa, è chiaramente diversa da quella di un uomo di 30 anni che si ricandida avendo alle spalle già due anni di esecutivo.

Michele 127Parliamo ora di Michele Bertini cittadino. Qual è il luogo più bello di Lugano?

MB   È difficile sceglierne uno. Quando ho la fortuna di alzarmi sulle nostre vette e rendermi conto dell’ampiezza e della bellezza del nostro territorio dall’Arbostora alla Val Colla, rimango senza fiato.

Quali sono i suoi hobby?

MB   È legato alle domande precedenti. Poter trascorrere il tempo libero all’aria aperta, con gli affetti solidi e cari, vivendo a contatto con il territorio, dunque dalla montagna allo sport a un semplice momento insieme.

La più bella tra le arti?

MB   La pittura. Mi piacciono molto gli impressionisti. Mi sconvolge la capacità di rappresentazione, di disegno, per esempio di una veduta o di una persona. A questo proposito di capacità che mi lasciano senza fiato, non posso che citare un talento di casa nostra, Hodler.

Il suo libro preferito e il libro sul comodino adesso?

MB   Ho il brutto vizio di avere tanti libri sul comodino perché mi piace leggiucchiare qua e là. Al momento sto rileggendo “Cento anni di solitudine”. Un libro che ho letto recentemente e che mi ha colpito molto, anche se farei fatica a dire che è il mio preferito, è la biografia di Nelson Mandela. È un personaggio davvero incredibile. Quindi per chi non potesse o non volesse prendersi il tempo di leggere un libro, consiglio comunque di guardare qualche film per scoprire un personaggio che ha dato tantissimo alla società tutta intera e davanti al quale non si può che rimanere impressionati e ammirati.

Le persone in strada la fermano? Che effetto le fa?

MB   Sì, succede. Fa piacere – sarei ipocrita a dire il contrario – ma comporta anche una presa di coscienza del ruolo che hai nella società. Dunque necessariamente ti senti un po’ sotto osservazione.

È andato spesso al LAC in questi primi mesi?

MB   Non quanto avrei potuto, ma ci sono andato.

Ha già votato?

MB   Non ancora. Voterò al seggio. Domenica, come tradizione, andrò a fare una passeggiata già alle prime ore dell’alba.

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