Daniele Bongiovanni : “Come reinterpreto il reale” – Intervista

In mostra alla 57. Biennale di Venezia e negli Stati Uniti

La continua ricerca verso una bellezza possibile e allo stesso tempo inafferrabile.

L’arte che diventa veicolo per il suo stesso nucleo e apice. La conoscenza profonda di quelle cose che spesso viviamo in modo del tutto passivo. Quella realtà concreta, a noi familiare, che una volta scrutata e rimodulata assume delle grandi caratteristiche formali quasi sconosciute all’occhio umano.

Un’intervista di Francesco De Maria.

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Francesco De Maria  Lei è siciliano. Che cosa c’è della sua terra nella sua arte?

Daniele Bongiovanni  Sinceramente non conto molto su questo tipo di influenze dirette. E’ una scelta. Io tendo a non localizzare la mia pittura, a non darle una visione così afferrabile.  Sicuramente della mia terra, nel mio lavoro c’è il respiro, condizionato da una percezione che definisco universale.

Lei è un artista affermato. Da quanti anni è in attività e quali tappe ha percorso? Quali premi o riconoscimenti ha ottenuto?

DB  Credo di aver fatto il giusto percorso professionale e formativo che ogni artista deve fare. Poi mi sono preso delle soddisfazioni. Ovviamente elencare tutti i passaggi di un percorso non è facile, posso solo dire che il mio lavoro ha riscontrato un interesse che mi permette di avere una certa libertà di “composizione”, questa è  la cosa che più mi stimola.

Si sta preparando alla sua seconda partecipazione alla Biennale di Venezia e ad un ritorno in mostra in America, qual è il suo piano espositivo?

DB  Per quanto riguarda la Biennale il tema che sto affrontando è un soggetto a cui sono legato e su cui lavoro da molto tempo, che è quello della bellezza naturale, sottolineo che ho indagato molto sul tema propostomi. In poche parole farò una reinterpretazione molto complessa della natura concreta. Il Padiglione “La Marge” affronterà una tematica molto importante, che mi ha permesso di esprimermi al meglio. Senza il bisogno di addentrarmi in tematiche che non coincidono con le mie. Il mio progetto è la collezione ‘’Natura con Deus’’. Poi sarò all’Art Hamptons 2017 e alla RoCo Gallery di Rochester, dove porterò una sorta di seguito di ‘’Nimble’’, diciamo che inaugurerò ‘’Alias Project’’ un ciclo su cui sto lavorando da giugno dell’anno scorso.

Che importanza ha la figura umana nella sua arte?

DB  La figura umana è ambivalente, è pura dinamica e metaforico specchio, filtro di tutto ciò che viviamo. La figura umana è perfezione formale, rigida perché fortificata dall’essere pensante e ampiamente elastica perché viva e mutevole.

È vero che il bianco è il colore chiave per la sua pittura? Per quale motivo?

DB  Sfrutto il bianco per raggiungere l’apice, ovviamente non alludo al vuoto, ma alludo ad un addensamento di teorie.

Quali colori “secondari” si accompagnano al bianco?

DB  Come accennavo prima l’intenzione primaria è quella di rendere importante la figura. Per fare ciò i colori che la compongono devono sposarsi completamente con il bianco, ciò sembrerebbe facile in quanto il bianco non è una pigmentazione invasiva, ma non è così. I colori secondari vanno studiati ed elaborati in base al soggetto. L’incarnato, l’argento, sono colori che unifico facilmente.

C’è della Filosofia nella sua pittura? Perché nutre un particolare interesse per l’estetica di Benedetto Croce?

DB  Arte e filosofia convivono da sempre, l’una incuriosisce l’altra. Uno dei miei intenti è quello di dare una soluzione visiva a ciò che ‘’visione’’ non è. Per quanto riguarda l’estetica, che è quella branca che indaga sulla sensibilità nei confronti delle cose, mi è venuto naturale crearne un ciclo, indagando così, nuovamente sulla verità delle cose e sul disturbo positivo che sia l’arte sia la natura creano. Benedetto Croce si poneva queste domande in particolar modo sul contemporaneo, che spesso più che ad invadere solo l’occhio, invade lo spettatore a tutto tondo. L’arte contemporanea punge lo spettatore creando a sua volta delle reazioni più che delle osservazioni fine a se stesse.

Ci parli delle sue mostre recenti.

DB  Le mie mostre tendono sempre a portare in luce le mie ultime ricerche con ‘’Mundus’’, ‘’Mundus Other’’ e ‘’InEtere’’ non ho semplicemente portato in luce ricerche recenti, ma ho riassunto tutto quello che ho fatto in questi anni. Alcune cose diventano pure itineranti, perché necessitano di portare in luce varie sezioni del mio lavoro.

Ticinolive è un portale di Lugano. E allora Ticinolive le domanda: che cos’è Lugano per lei? Conosce bene la nostra città?

DB  Sì ovviamente conosco bene Lugano, ho avuto modo di viverla in quanto ci lavoro. Spesso dico che ciò che mi ha colpito dell’ambiente, al di là della sua rinomata bellezza, è una certa organizzazione.

La grande novità sbocciata nel 2015, Lugano Arte e Cultura, il LAC, saprà conquistarsi una fama internazionale?

DB  Dal mio punto di vista il LAC nasce come realtà internazionale, ovviamente non sono al corrente dell’attuale programma, ma ho avuto occasione di visitarlo e ciò che ho visto è una struttura e un’organizzazione di grande spessore. Ogni museo non deve mai concentrarsi solo sulle realtà locali. Per fare ciò il LAC deve abbracciare quelli che sono gli autori contemporanei più autorevoli. In poche parole il museo diventa internazionale quando ospita personalità di un certo calibro.

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Daniele Bongiovanni è nato a Palermo l’11 aprile del 1986, per quanto riguarda la sua formazione, ha studiato pittura e storia dell’arte, laureandosi presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Oggi vive e opera tra Palermo, Torino e Lugano.

Durante la sua carriera ha esposto in eventi personali e collettivi in molti paesi: Milano, Torino, Venezia, Roma, Bologna, Brescia, Palermo, Las Vegas, New York, Indiana, Miami, McHenry, Leicester, Dublino, Bray, Melbourne, Lugano, alla 53. Biennale di Venezia, all’interno del padiglione nazionale ‘’Natura e Sogni’’ e in molte altre manifestazioni internazionali, come: l’Indipendents Liverpool Biennial, curata da Simon Yorke e le rassegne biennali dell’Istanbul Contemporary Art Museum, ideate da Gengo Gulan.

Tra il 2014 e il 2016, dopo essere stato protagonista di alcuni eventi in Italia, in Inghilterra e negli Usa, all’interno di Palazzo Bollani – Venezia, Villa Doria Pamphilj – Roma, PoCo Museum – Indiana, LCB Depot – Courtyard Gallery – Leicester, ha esposto nel padiglione ”Tattoo for Peace #GCDP” dedicato all’arte contemporanea della mostra ‘’Tattoo Forever’’ curata da Marco Manzo e tenutasi al Macro Testaccio di Roma, e al Fuorisalone – Milano Design Week, con un progetto personale dal titolo: ‘’De Morphology – Natural”.

Sempre nel 2016, per la sua attività fuori dai confini nazionali, è stato omaggiato con tre importanti personali di caratura istituzionale in Svizzera e in Italia, ‘’Mundus’’ a Lugano presso la CD Arts Gallery, ‘’Mundus Other’’ presso il Centro Svizzero Milano e ‘’InEtere’’ all’interno del Palazzo della Luce di Torino, con il patrocinio della fondazione di arte e scienza Videoinsight®. Dal 2009 a oggi è stato invitato a due edizioni della Biennale di Venezia. Le sue opere sono presenti in musei e fondazioni in Italia e all’estero.

Esclusiva di Ticinolive