Hong Kong: un mare d’incertezze – di Vittorio Volpi

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Non è detto che a tutti sia chiaro che la situazione ad Hong Kong sia tutt’altro che risolta, nonostante le migliaia di arresti. Mi permetto di tornare alla storia – perché nacque il problema Hong Kong e perché le sommosse recenti?

La cartina di tornasole e la recente imponente manifestazione di massa autorizzata, hanno stimato circa 600 mila dimostranti,  evidenziano quanto i problemi di Hong Kong siano ancora da risolvere.

Prima di qualche stima/previsione sul futuro penso sia meglio dare un’occhiata al passato, o come si dice, fare un passo indietro.

Innanzitutto sulla ingiusta colonizzazione del territorio avvenuta il 24 ottobre 1841. Un furto alla Cina. La cessione di Hong Kong fu il frutto della sconfitta militare cinese alla fine della “prima guerra dell’oppio” alla quale fece seguito il trattato, detto “Trattato iniquo” di Nanchino che sancì il passaggio del territorio all’Impero britannico. Il trattato fu da allora considerato profondamente  ingiusto perché la guerra dell’oppio era tutta farina del sacco inglese. L’esproprio con una scadenza per 150 anni è rimasto nella sindrome cinese come un’infamia indimenticabile. Ora, riavuto Hong Kong, di indipendenze o separazioni, non se ne parla.

Nel 1984, governo della Signora Thatcher, furono messe le basi per il ritorno-reversione della Colonia inglese alla madre patria, come dovuto.

È evidente che dalla vittoria di Mao e l’inizio del suo governo comunista nel 1949 i cinesi non vedevano l’ora di completare l’opera e ciò fa comprendere perché “mai e poi mai” Hong Kong potrà separarsi dalla madre patria cinese. È un mantra comprensibile..

La reversione di Hong Kong è avvenuta solamente il 1° luglio 1997 con una modalità di compromesso particolare. Per 50 anni Hong Kong è regolata dal principio “one country, two systems”, cioè una bandiera cinese, ora l’ex colonia è Cina,  ed una amministrazione speciale (Regime Ammistrativo Speciale). La struttura di governo si basa un Parlamento ed un Chief Executive, (il locale capo del governo) che governa la Regione, ma senza competenze per la politica estera e il militare che sono off limits. Alla fine dei 50 anni, poi si vedrà. Non molte opzioni aperte…..

Come sostiene correttamente Alfonso Tuor, Pechino decise dopo l’incorporazione di usare i “tycoons” (i super ricchi miliardari) di H.K. permettendo loro ampie concessioni nel fare affari in Cina ed altrove. Inoltre di dare incarichi governativi a dei “fedelissimi” alla madre patria.

L’amministrazione, tranne che per gli affari, è stata pessima. Non ha assolutamente affrontato i problemi sociali ed economici che riguardano  soprattutto i giovani, come la casa, solo metà degli abitanti è proprietario, essendo il costo proibitivo. Inoltre, fra i problemi aperti,  il costo della vita e e l’esiguità dei salari della gioventù.

L’amministrazione statale si deve anche occupare delle centinaia di migliaia di immigrati cinesi alla ricerca di maggior benessere rispetto alla Cina che oggi sono il 20 % della popolazione. E questi che peraltro sono pro Cina e parlano mandarino e non cantonese, non sono certamente a favore dei dimostranti.

Contrariamente a quanto molti pensano, non è la libertà che i giovani vogliono né l’indipendenza di Hong Kong, bensì una buona amministrazione e mantenere  il laissez-faire ed i principi di democrazia liberale  che hanno reso grande Hong Kong.

Hanno approfittato per sollevarsi dell’occasione datagli in giugno dalla governatrice Carry Lam  (la quale risponde alla “voce del padrone”) che suggeriva una proposta di legge che ammettesse l’estradizione a Pechino per alcuni reati politici.

È stata la scintilla che ha scatenato le proteste che però, come abbiamo detto, ha anche ben altre motivazioni. Purtroppo va ricordato che  la polizia non ha saputo gestire i movimenti di piazza e per questo molti chiedono una verifica, o meglio, una commissione d’inchiesta che faccia luce sui fatti.

È evidente che Pechino ha deciso di non intervenire sic et simpliciter,  ma di cercare di controllare la situazione con altri mezzi. Abusando della violenza (anche i protestatori) fenomeno sconosciuto nella Regione.

È ovvio che un intervento diretto di Pechino sarebbe gravissimo ed avrebbe ripercussioni importanti sul profilo internazionale, vedasi recente legge USA, ed anche per un dialogo con Taiwan;  l’ultima questione aperta per completare la rivoluzione del ’49 e per chiudere per sempre il secolo delle infamie contro la Cina.

Chris Patten,  l’ultimo governatore britannico di Hong Kong,  mi ha detto che Pechino non interverrà, rea di non aver letto bene la situazione dall’inizio, ma che ora non può più sbagliare.

Vittorio Volpi