Scienziati esperti di finanza svizzeri e italiani pensano che si debba cambiare metodo per determinare se le difficoltà delle banche costituiscono una minaccia per l’intero sistema finanziario.
Si dovrebbe abbandonare il concetto “too big to fail” e adottarne uno nuovo: “too central to fail”.


Al termine della loro analisi, gli scienziati svizzeri dell’ETHZ e quelli italiani hanno infatti constatato che la grandezza di una banca è meno determinante del suo coinvolgimento in una rete di connessione con altri istituti finanziari.
I ricercatori hanno dapprima constatato che il nucleo centrale della crisi finanziaria tra il 2008 e il 2010 era costituito da un gruppo di 22 banche. Tutte avevano raggiunto il picco delle loro difficoltà nello stesso periodo.
Attraverso crediti, partecipazioni incrociate e una dipendenza finanziaria, queste banche erano talmente imbrigliate le une nelle altre che le difficoltà di pagamento di una sola di loro minacciava l’insieme del sistema finanziario.

Le dimensioni di una banca sarebbero solo un elemento indicatore, non l’elemento principale. I rischi sistemici posso provenire anche da piccole banche strettamente interconnesse con altri istituti. In questo caso, il loro fallimento causerebbe una reazione a catena.
Le 22 banche considerate dai ricercatori, tra il 2008 e il 2010 hanno ricevuto in media oltre 5 miliardi di dollari di crediti d’urgenza ciascuna.

Fra di esse figurano anche UBS e Credit Suisse. Nel 2008 UBS aveva sottoscritto un prestito di 6 miliardi di franchi con la Confederazione e tra il 2008 e il 2010 aveva conseguito un indebitamento presso la Federal Reserve, la Banca centrale statunitense, di 13.89 miliardi di dollari.
L’indebitamento del Credit Suisse, sempre in questo periodo e sempre presso la Federal Reserve, era invece di 13.29 miliardi di dollari.
A livello mondiale, tra il 2008 e il 2010 UBS e Credit Suisse si trovavano, rispettivamente, al sesto e al settimo posto delle banche più indebitate.

(Fonte : rts.ch)