Quotidianamente leggiamo, insieme ai numeri di ricoveri, decessi e guarigioni di questa epidemia per Covid, le cronache delle difficoltà che stanno attraversando gli imprenditori, i lavoratori e la nostra città. L’attuale sfida, negli ultimi mesi accresciuta e riconducibile soprattutto ad un singolo evento, ha come sappiamo origini molteplici e lontane, che vale la pena di ricordare.

Il commercio cittadino ha iniziato a subire profondi cambiamenti già agli inizi del 2000, con l’avvento delle nuove tecnologie, la globalizzazione, lo sviluppo delle vendite on-line e dei centri commerciali. Chi in determinati settori non ha adottato nuovi metodi di vendita, di distribuzione e di approvvigionamento, ha impattato contro un iceberg di cui ancora oggi scorgiamo solo la punta. Gli altri, che hanno saputo scegliere nuove rotte, adesso navigano in acque comunque agitate ma con la nave pronta a proseguire il viaggio.

Anche la finanza, settore rilevante dell’economia locale, ha navigato in mezzo a diversi iceberg: l’introduzione pochi anni fa dello scambio automatico d’informazioni e le difficoltà di accedere a diversi mercati europei (in particolare la vicina Italia), hanno portato, a conti fatti, ad una riqualificazione del settore, che continua comunque a ricoprire un ruolo chiave per la regione, considerando soprattutto il numero di impieghi ed il gettito derivante dalle persone fisiche, ancora oggi tra i più importanti, senza citare l’indotto.

Gli effetti di questi cambiamenti, insieme ad un franco svizzero continuamente rivalutato nei confronti di tutte le altre valute e lo “tsunami” Covid, si sono riversati su un’altra delle colonne portanti della regione, il turismo. Ristoranti sempre meno frequentati, oppure obbligati a chiudere, calo delle vendite nei negozi, minore attrattività del salotto della città, via Nassa. L’offerta dei decenni passati non è più compatibile con gli attuali scenari. Inoltre il turismo è sempre più veloce, sfuggente, caratterizzato molte volte più dalla esigenza di una di un selfie piuttosto che dalla voglia di godersi il territorio.

In tutti noi sono sorte quindi delle domande sul nostro futuro: chi può contribuire al rilancio dell’economia cittadina e non solo? Da dove ripartire dopo questa crisi? Cosa possono fare la politica ed i privati per riaccendere la miccia della ripresa?

La mia personale risposta è che la politica debba innanzitutto saper portare avanti le decisioni ed azioni immediate con la programmazione futura, mettendo da parte le sirene ammalianti di annunci popolari e concentrandosi sul fare concretamente in tempi ristretti. Deve creare l’ambiente ideale per il commercio e la qualità di vita di una città attrattiva, turistica, viva e di frontiera come è Lugano: favorire le aperture domenicali dei negozi e durante gli eventi di richiamo; promuovere la mobilità con un occhio di riguardo a sicurezza ed ambiente; creare trasporti pubblici efficienti e frequenti, con park & ride diffusi e funzionali, studiati non solo per i pendolari che raggiungono la città da lontano ma anche e soprattutto per gli abitanti della cintura di Lugano. La grande Lugano deve pensare ai residenti delle zone periferiche che lavorano in città creando valore aggiunto con la loro presenza ed i loro acquisti, fornendo soluzioni di trasporto che evitino di intasare la città e contribuiscano a renderla più vivibile, senza restare in colonna.

Deve pensare ad una popolazione sempre più anziana, le statistiche parlano chiaro, che ha bisogno di non sentirsi abbandonata o esclusa, creando spazi di aggregazione condivisi ed intergenerazionali, ripopolando il centro e avvicinando i quartieri cittadini.

In una città viva e vivibile non devono mancare gli investimenti in spazi verdi, sport, cultura ed eventi, con strutture atte ad ospitare manifestazioni di richiamo e le diverse associazioni presenti sul territorio. Un Polo dei congressi, dopo quello sportivo, che attiri l’attenzione ed il turismo fieristico nazionale ed internazionale.

La promozione delle Università deve essere un volano per gli studenti che frequenteranno l’ateneo, vivranno in città e potranno creare start-up innovative sul territorio, costruendo anche qui il loro avvenire.

In ultimo, l’adozione di criteri ESG (Environmental, Social and Governance ovvero ambiente, sociale e governo) per tutte le attività e settori pubblici, e dove possibile anche privati, concetto ormai affermatosi nel settore finanziario come base per giudicare la sostenibilità degli investimenti.

Per quanto riguarda l’impegno dei privati, i diversi attori dovranno agire con coscienza sociale ed una visione imprenditoriale di lungo termine per il bene loro e della città. I locatori, ad esempio, potrebbero adottare dove opportuno canoni di affitto misti per gli immobili commerciali, legando una porzione variabile delle loro entrate al fatturato di chi affitta, favorendo il mantenimento delle attività commerciali.

Gli imprenditori, pur nel pieno rispetto di una economia di libero mercato, avranno il compito di porre una attenzione particolare alla manodopera e alle competenze locali, ed incentivare soprattutto la crescita professionale dei propri dipendenti, tramite formazione continua, e del loro settore di appartenenza. L’adesione a formule di commercio virtuoso e locale, come quelle offerte ad esempio dalla nuova Lugano card, e l’apertura di negozi che si rivolgano ad un più ampio pubblico possono ravvivare le strade del centro e non solo, rendendole più attrattive e vivibili per tutti.

La sfida è dura e la strada in salita ma, con la giusta collaborazione e condivisione di impegni, con la creazione di un favorevole ambiente di crescita, sono sicuro che potremo far ripartire un nuovo ciclo economico che ridia forza alla locomotiva del Cantone, e contribuire di conseguenza al benessere sociale e culturale della nostra bella Lugano.

Carlo Regondi, candidato al Consiglio comunale di Lugano, PLR