Anche se il sacrificio USA in termini di vite umane fu molto più tragico per il Vietnam che per l’Afghanistan (negli anni più drammatici della guerra in Vietnam combatterono circa mezzo milione di americani e ne morirono più di cinquantamila; in Afghanistan i soldati USA attualmente in ritarata sono circa centomila, le vittime 2.300), l’analogia tra Kabul e Saigon è forte e drammatica.

Il 30 aprile 1975 la battaglia finale della guerra del Vietnam vide la caduta della capitale Saigon e la riunificazione del Paese in un unico Stato socialista guidato dal Partito Comunista del Vietnam. La capitale capitolò quando le truppe dell’Esercito Popolare del Vietnam del Nord e dei Viet Cong superarono le ultime, deboli resistenze.

Proprio come per l’Afghanistan, anche nell’ormai lontano ’75 il Congresso americano aveva deliberato di annullare, per l’anno 1975-1976, ogni forma di sovvenzione al Vietnam del Sud, lasciandolo quindi solo di fronte all’avanzata militare delle truppe del Vietnam del Nord.

Proprio come la recente evacuazione, da parte degli USA, dall’Afghanistan, ha preceduto la caduta di Kabul, così la caduta di Saigon, 46 anni fa, era stata preceduta dall’evacuazione di quasi tutto il personale civile e militare americano, insieme a decine di migliaia di civili vietnamiti del Sud. L’evacuazione era culminata nell’operazione denominata Operation Frequent Wind, la più grande evacuazione della storia attuata per mezzo di elicotteri.

All’epoca della caduta di Saigon, Joe Biden aveva 32 anni. Oggi ne ha 78, e viene accusato di ripetere quell’episodio.

Come i sudvietnamiti di 46 anni fa si lanciavano dalle finestre pur di non cadere delle mani dei vietnamiti del nord, così ora i civili Afghani sono nel panico di essere sgozzati dai talebani. In molti sono coloro che muovono l’accusa di ripetere tale episodio a Biden.

In primis sono i repubblicani, il cui capogruppo in Senato dichiara che Biden “ha scoperto il modo più veloce per concludere una guerra: perderla”. Segue un deputato della destra che ha combattuto nei Berretti Verdi, Michael Waltz, che capeggia la riprovazione della maggior parte dell’esercito statunitense nei confronti del Presidente.

Contrari alla ritirata sono gli stessi capi delle forze armate, il generale Lloyd Austin, segretario alla Difesa, e il generale Mark Milley, capo di stato maggiore, che sostengono che i talebani torneranno ad ospitare i terroristi di Al Qaeda o dell’Isis.

Persino a sinistra si sollevano critiche per l’operato di Biden: se fino al 2001 i talebani proibivano alle ragazze di andare a scuola, oggi la loro scolarizzazione raggiunge il 50%. Con la ritirata statunitense, tutto sarà perduto. La guerra in Afghanistan, che è già costata 2.000 miliardi di dollari in vent’anni.

Il vuoto lasciato dalla Nato verrà colmato da Cina, Russia, Pakistan, e, quella che preoccupa più di tutti, la Turchia del Sultano Erdogan.