L’AVS è una colonna portante del discorso svizzero. Inserito il concetto nella Costituzione con votazione popolare del 6 dicembre 1925, l’iter legislativo è durato sino al 1947 quando il 6 luglio il popolo ha accettato la relativa legge federale. La previdenza è stata poi completata qualche decennio dopo con il secondo pilastro (professionale) e terzo pilastro (privato).
L’AVS è l’espressione della corale convinzione che nessuno debba cadere nell’indigenza per ragioni d’età.
Si basa su due aspetti della solidarietà, da un lato i contributi delle classi attive servono a pagare le rendite dei pensionati, dall’altra mentre si viene tassati sul reddito individuale, la rendita di vecchiaia che si riceverà è plafonata e pertanto i maggiori versamenti di classi contributive più agiate vanno a favore di quelle meno favorite.
Purtroppo la costruzione iniziale è attualmente (e lo sarà sempre più) finanziariamente in affanno essenzialmente per due ragioni. L’una è costituita dalle aspettative di vita per coloro che hanno raggiunto i 65 anni. Al momento dell’introduzione dell’AVS tali aspettative erano di pochi anni, oggi 20 anni per gli uomini e 22 per le donne, con corrispondente allungamento del periodo di pagamento delle rendite. L’altra ragione ha origine nel rapporto demografico fra persone in attività e pensionati. Se ai tempi si poteva contare sui contributi di 4 o più lavoratori che permettevano di fare agilmente fronte alle erogazioni necessarie per un pensionato, ormai ci stiamo avvicinando a grandi passi al rapporto insostenibile di 2 lavoratori per 1 pensionato.
La struttura finanziaria non è più equilibrata. Se ne discute da tempo, purtroppo con pesanti divergenze circa le possibili soluzioni. Lo scorso 17 dicembre il Parlamento ha adottato una riforma che dovrà probabilmente venir approvata dal popolo in quanto sindacati, il partito socialista e quello dei verdi, oltre a movimenti femministi hanno annunciato il referendum.
I cinque punti più importanti della legge approvata dalle Camere concernono l’armonizzazione dell’età di pensionamento, le misure compensatorie per le donne, la flessibilizzazione della riscossione e gli incentivi per favorire il proseguimento dell’attività lavorativa. È previsto anche un aumento dello 0,4% dell’IVA a copertura delle necessità finanziarie.
Non commento né la proposta di legge, né le ragioni dei referendisti, se ne potrà parlare a tempo debito.
Vorrei per contro formulare qualche idea oggi non in discussione, ma che varrebbe la pena di valutare tenendo conto che la società è profondamente mutata e di conseguenza l’ottima costruzione di un tempo non può venir adeguata alla realtà odierna solo con cerotti.
L’evoluzione della struttura dovrebbe oltretutto risolvere il rapporto con le giovani generazioni che altrimenti si vedranno confrontate con una valanga di debiti e cominciano a contestare. Al proposito la Giovane Alleanza Libera ha presentato un’iniziativa nel luglio dello scorso anno.
Il mondo del lavoro e le aspettative di vita vanno affrontati tenendo conto delle nuove realtà ma anche delle mutate concezioni sociali. Non conosco professionisti, tipo architetti, avvocati, giornalisti, dirigenti d’azienda e altri che oggi a 70 anni e talvolta oltre non siano in piena attività. Perché versar loro la rendita dai 65 anni? Anche nelle attività burocratiche pubbliche o private molti prolungherebbero, potendo, l’impegno professionale.
Per contro, il limite d’età è giusto rimanga o addirittura potrebbe venir ridotto per chi ha lavorato in attività fisicamente logoranti (sempre meno numerose) o si potrebbero contemplare degli abbuoni temporali per la genitrice che ha cresciuto figli, funzione non certo facile.
Dall’attuale uniforme gabbia burocratica potremmo passare con le possibilità offerte dall’informatica ad un trattamento per categorie che tenga conto delle singole realtà.
Anni fa in un dibattito a Zurigo ho proposto (senza successo) di considerare se per l’AVS non si potesse applicare lo stesso concetto dell’assicurazione rischio morte. Se, giunta l’età prevista, una persona (e sono molte) in virtù delle proprie condizioni economiche non avesse necessità della rendita AVS, non avrebbe diritto a riscuotere un versamento non necessario, con ovvio risparmio per la struttura intera.
Ma di queste idee e possibili varianti gli esperti ne potrebbero proporre diverse ovviamente sostenute dalle analisi, studi e calcoli attuariali necessari.
Per contro trovo fuori luogo soluzioni miranti unicamente a reperire fondi con misure concettualmente errate e pericolose. Ad esempio il ricorso agli utili (aleatori) della Banca Nazionale, che deve occuparsi della stabilità della politica monetaria e il suo compito non è di produrre utili da versare alla casse dello Stato. Ma per raggiungere una soluzione su un tema che vede continui scontri tra partiti, rappresentanti generazionali o di classi (senza dimenticare gli interessi della burocrazia) bisognerebbe avere il coraggio di dibattere il tema di fondo. Cosa vogliamo? Un’AVS espressione della solidarietà della società civile come concepita all’inizio, ma adeguata alla realtà odierna o una indiscriminata pensione di Stato che accumula continui debiti per far fronte ai quali non si fa altro, come vorrebbe la MMT (la Modern Money Theory), che stampare carta moneta?

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